Mercoledì 21 Marzo 2018 - 11:00

A Foggia la manifestazione in ricordo delle vittime di mafia. Mattarella: "Memoria opera irrinunciabile"

Oltre 40mila al corteo promosso da Libera. Don Ciotti: "Non ci ucciderete mai, la nostra memoria è viva"

Milano, manifestazione per la Giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

Oltre 40mila persone, tra bambini, adulti, uomini, donne, rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo dell'associazionismo e del volontariato, oltre che della scuola, si sono radunate a Foggia per ricordare le vittime innocenti di mafia.

'Terra, solchi di verità e giustizia' è il tema della XXIII edizione' della 'Giornata della Memoria' promossa da Libera, che ha scelto di raccontare questo luogo "perché le mafie del foggiano sono organizzazioni criminali molto pericolose che facciamo una tragica fatica a leggere".

"La manifestazione di oggi - spiega Libera - è un modo per rompere in modo definitivo con questa logica muta, per riscattarsi dal fallimento culturale che non assolve nessuno, ma che coinvolge tutti". Il corteo guidato da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ha sfilato per le vie della città e dal palco di piazza Cavour sono stati letti i nomi delle 970 vittime innocenti delle mafie. In prima fila i parenti delle vittime, le istituzioni e i rappresentanti delle associazioni provenienti anche da altre regioni. L'ultimo ad essere inserito nell'elenco è quello di Anna Rosa Tarantino, l'anziana uccisa casualmente a Bitonto il 30 dicembre scorso durante un agguato mafioso

"Vi aspetta il carcere o la morte, il dovervi nascondere. Perché vincerà il bene sul male. Non ce la farete con le vostre bombe e le vostre auto bruciate. Vi prego cambiate vita, siamo disposti ad accogliere i vostri bimbi. Trovate questo coraggio: non è vita quella che fate. State uccidendo la vostra vita", ha detto don Ciotti durante il suo intervento. "Noi non ci ucciderete mai, perché qui siamo vivi e la nostra è una memoria di persone che vogliono il cambiamento. Il problema più grave non è solo chi fa il male, ma chi lo lascia fare nell'indifferenza".

"Il 70% dei famigliari delle vittime innocenti non conosce ancora la verità: non è possibile. Le verità passeggiano per le vie delle nostre città: c'è chi sa, chi ha visto, chi nasconde tutto questo", ha aggiunto. "Nessuno è necessario, nessuno è insostituibile, ma nessuno può agire al posto nostro. Tutti siamo chiamati a scelte più coraggiose, e non dimenticate che coraggio e umiltà non richiedono eroismi ma generosità e responsabilità. Non ci si può limitare a chiedere cambiamento, dobbiamo diventare noi stessi cambiamento. Dobbiamo uscire dall'io per organizzare il noi".

"Papa Francesco - ha proseguito il fondatore di Libera - parla di sfiducia, apatia, rassegnazione: tre demoni che tentano i credenti, e non solo. Non lasciamoci travolgere dalla sfiducia, dal delegare e dalla rassegnazione. La vita ci chiede oggi di osare, di avere più coraggio, che si impara non dalle grandi imprese ma dalle piccole cose: è un esercizio quotidiano. Non dimenticate che l'omertà uccide la verità e la speranza. Dobbiamo contribuire tutti di più per la verità". Nel corso del suo discorso don Ciotti ha ricordato anche "le vittime del terrorismo, vittime del dovere, vittime della cirminalità comune e i tanti migranti che cercavano la Terra promessa e non sono riusciti a raggiungerla".

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Una giornata importante anche per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto mandare un messaggio: "Nella Giornata dell'Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, desidero riaffermare la mia vicinanza a quanti, con passione civile e profondo senso di solidarietà, sono riuniti a Foggia e in tante altre città per testimoniare come il cuore dell'Italia sia con chi cerca verità e giustizia, con chi rifiuta la violenza e l'intimidazione, con chi vuole costruire una vita sociale libera dal giogo criminale". 

E aggiunge: "I nomi - tutti i nomi - di coloro che sono stati uccisi dalle mafie suoneranno, ancora una volta, come monito alle coscienze di tutti. Fare memoria è un'opera irrinunciabile della comunità, esprime rispetto alle vite spezzate dal ricatto degli assassini, o dalla loro strategia di dominio. Ci fa chinare la testa davanti alla sofferenza indicibile dei familiari, manifesta il nostro legame sociale e, con esso, le radici di quei valori di civiltà e di umanità che la violenza mafiosa cerca di cancellare. Ripetere quei nomi costituisce anche un impegno. Per lo Stato e le sue Istituzioni, anzitutto, che sono chiamati a contrastare con sempre crescente energia le organizzazioni mafiose vecchie e nuove. Accanto a questo, sono necessari un allargamento della coscienza civile, una partecipazione attiva dei cittadini, un impegno convergente delle formazioni sociali, un radicamento della cultura della legalità".

"La giornata di oggi trasmette speranza e guarda al futuro, mentre richiama la nostra responsabilità collettiva verso chi ha pagato con la vita quella violenza criminale che è rivolta contro ciascuno di noi e contro i nostri stessi figli. Dobbiamo costruire insieme una società senza le mafie, senza il loro disonore, senza l'infamia della loro sopraffazione", conclude il presidente.

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