Sabato 15 Ottobre 2016 - 12:15

Beccaria: Fo si faceva capire con Grammelot, lingua che non c'è

E' stato un interprete moderno della tradizione dei giullari medievali

Camera Ardente di Dario Fo al Piccolo Teatro Strehler di Milano

"Come non si sa, ma riusciva a farsi capire con un linguaggio inesistente basato sulla intonazione di una lingua che non c'è". Così Gian Luigi Beccaria, linguista, critico letterario e saggista italiano, ricorda Dario Fo per il suo grammelot, fatto di improvvisazioni e parodia, portato in scena dal poeta per le prima volta nel 1969 in 'Mistero Buffo', la sua opera più nota. Fo, attore, drammaturgo, regista e scrittore, spentosi all'età di 90 anni, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1997, fu moderno interprete della tradizione dei giullari medievali dileggiando il potere.

"Il grammelot - recita l'Enciclopedia Treccani - è un linguaggio scenico che non si fonda sull'articolazione in parole, ma riproduce alcune proprietà del sistema fonetico di una determinata lingua o varietà, come l'intonazione, il ritmo, le sonorità, le cadenze, la presenza di particolari foni, e le ricompone in un flusso continuo, che assomiglia a un discorso e invece consiste in una rapida e arbitraria sequenza di suoni. È dotato di una forte componente espressiva mimico-gestuale che l'attore esegue parallelamente alla vocalità. Il termine è di etimologia incerta. Generalmente è considerato un prestito dal francese o uno pseudofrancesismo". Per alcuni studiosi "è parola composta da gram(maire) 'grammatica',mêl(er) "mescolare e (arg)ot 'gergo'; più probabilmente deriva dal verbo grommeler..... nell'accezione di  'bofonchiare, borbottare'".

A spiegare il fascino del Grammelot, mistero linguistico dentro il celebre 'Mistero buffo' di Fo, a LaPresse, è un divulgatore culturale, oltre che studioso, come Gian Luigi Beccaria, professore ordinario di Storia della Lingua italiana all'Universita di Torino, Membro dell'Accademia della Crusca, dell'Accademia delle Scienze di Torino e dell'Accademia dei Lincei, tra il 1985 e il 1988, che tra il 2002 e il 2003, ha partecipato, in qualità di giudice-arbitro del gioco, al programma tv Parola mia, condotto da Luciano Rispoli su RaiTre.

Domanda: In cosa consisteva la capacità espressiva di Dario Fo con il Grammelot?  Risposta: Un orecchio particolare, più che alla tradizione poetica in quanto tale, legato alla tradizione comico teatrale.

D: Ma come funzionava questo linguaggio che il 'giullare' diventato Nobel portó in scena?  R: Era fondato sul non senso del gioco e delle intonazioni di lingue che non si conoscono, della commedia del'500 e di dialetti. Una invenzione linguistica straordinaria.

D: Che ricordo ha lei di Dario Fo?  R: Lo ricordo con grande simpatia in scena in Mistero Buffo: lo vidi a teatro a Torino negli anni'60. Il suo era un teatro rivoluzionario.
 

Scritto da 
  • Laura Carcano
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