Domenica 10 Luglio 2016 - 21:15

Fermo, l'addio a Emmanuel. Vescovo: Siamo noi i disperati

Per la moglie del giovane nigeriano ucciso martedì il dolore è straziante: due volte viene soccorsa dal 118

Fermo, funerali di Emmanuel Chidi Namdi

La bara è in legno chiaro, appoggiata a terra, su un tappeto. Sopra, ai piedi del crocifisso, un cuscino di rose rosse con un fiocco giallo. Davanti una sua fotografia. Intorno centinaia di occhi lucidi, quelli dei comuni cittadini e quelli degli esponenti delle istituzioni, la ministra Maria Elena Boschi, la presidente della Camera, Laura Boldrini, il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro con il gonfalone della città, l'europarlamentare ed ex ministra Cécile Kyenge, il vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli. Arrivano al Duomo alla spicciolata, poche parole con i giornalisti, lo sguardo basso e la voce rotta dalla commozione. In prima fila c'è Chinyery, la giovane compagna che ha assistito alla tragedia; è vestita di bianco, il capo coperto da un foulard dello stesso colore. A celebrare la messa l'arcivescovo Luigi Conti e don Vinicio Albanesi, capo della Comunità di Capodarco nella quale era ospite Emmanuel.

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Fermo è un paese in lutto nel giorno di funerali di Emmanuel Chidi Namdi, il 36enne nigeriano ucciso martedì scorso nella cittadina marchigiana dopo una violenta collutazione con Amedeo Mancini. "Mi dà fastidio - esordisce l'arcivescovo Conti nell'omelia - quando i media definiscono" i migranti "disperati. Ma quando mai? Noi lo siamo, non loro. Noi rischiamo di uccidere la loro speranza. E' la divisione che uccide, non questo o quel fratello della comunità". "Il dolore - aggiunge - chiede con forza un supplemento di vicinanza, di fraternità di dialogo. Anche tu", dice rivolto alla vedova di Emmanuel "perdona, perdona, perdona, perdona, perdona. Alimenta la speranza di chi approda tra noi".

Per Chinyery il dolore è straziante. Due volte viene soccorsa dal 118 e portata fuori dalla chiesa, prima sorretta da braccia amiche e poi sulla sedia a rotelle. Impossibile per lei restare in piedi da sola. Troppa l'emozione, troppa la sofferenza. Chinyery grida disperata sull'altare, mentre don Vinicio racconta la sua storia e quella di Emmanuel, arrivati a Fermo per costruirsi un futuro. Piange, mentre il sacerdote ricorda che il nigeriano è morto "per salvare la dignità" della sua compagna e annuncia che si costituirà parte civile nel processo. L'ex ministra Kyenge, in una lunga lettera consegnata alla giovane vedova, la invita a restare in Italia per realizzare "il tuo sogno di diventare medico", e "non farti derubare del futuro che hai sognato con lui". Il nostro Paese, dice, "non è razzista", ma qualcuno "sta provando irresponsabilmente ad avvelenare i pozzi del futuro, cavalcando il malessere sociale del Paese, che ha altre cause, per lucrarne elettoralmente con discorsi d'odio razziale verso immigrati e rifugiati, indicati come capro espiatorio dei mali del Paese".

Gli amici di Emmanuel ricordano il compagno leggendo alcuni passi della Bibbia, in inglese e francese, prima di stringersi intorno alla bara, per intonare un canto. Indossano una fascia porpora in segno di lutto. Esponenti della comunità nigeriana rompono il silenzio del Duomo con il gospel 'Oh when the saints go marching in' e a nome dell'ambasciata e del governo di Abuja ringraziano il governo italiano "per quello che sta facendo per i nostri migranti" e chiedono che quella di Emmanuel sia "l'ultima morte per razzismo".

Poco prima della cerimonia monsignor Conti spende qualche parola per Amedeo Mancini. "Anche lui è una vittima", dice l'arcivescovo, sottolineando che il 39enne non è stato aiutato da nessuno a controllare la sua aggressività. Fermo, ricorda Conti, "è una città ospitale e a nche il nostro fratello Emmanuel e la sua promessa sposa lo hanno riconosciuto". "Non vi lasceremo soli - assicura la presidente Boldrini - e non permetteremo che la nostra società si inquini col razzismo". "E' inconcepibile - dice Sassoli prima di entrare in Duomo - che le persone vengano umiliate così in Europa e in Italia nel 2016". E nel giorno dei funerali del 36enne anche Papa Francesco torna a parlare di migranti. "Dio - dice nell'Angelus domenicale - è negli invisibili e negli abbandonati. E' in quei migranti che tutti vogliono cacciare via", in "quel bambino affamato", in "quel nonno lasciato da solo".

La salma di Emmanuel, dopo le formalità burocratiche, sarà portata in Nigeria, nel rispetto delle sue volontà. Chinyery, invece, potrebbe decidere di restare a Fermo e accettare la borsa di studio che le ha offerto l'università di Ancona.

Scritto da 
  • Elena Fois
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