Mercoledì 02 Marzo 2016 - 20:15

Fca cede le attività editoriali, c'è nuovo leader informazione

Oggi la firma del memorandum d'intesa Itedi-L'Espresso: il nuovo gruppo nascerà entro il primo trimestre 2017

John Elkann

La famiglia Agnelli non è più padrona de La Stampa dopo 95 anni. E al contempo esce anche da Rcs, in cui deteneva il 16,7% e che per 40 anni ha sostenuto come azionista, "evitando 3 fallimenti" come orgogliosamente ribadito in una nota ufficiale. E' questo l'effetto più clamoroso della fusione tra Itedi, che pubblica La Stampa e il Secolo XIX, e il Gruppo L'Espresso, che pubblica oltre a Repubblica anche numerosi quotidiani locali in tutt'Italia. Il nuovo gruppo nascerà entro il primo trimestre 2017, dopo il memorandum vincolante siglato oggi. Sarà l'indiscusso campione dell'editoria italiana, ed avrà come primo azionista sempre la Cir della famiglia De Benedetti al 43%, poi Exor e la famiglia Perrone entrambe al 5%, mentre il resto sarà flottante in Borsa. E proprio gli azionisti L'Espresso han brindato per primi e meglio di tutti, poiché il titolo ha guadagnato a Piazza Affari oltre il 16%, in scia alle indiscrezioni non smentite apparse stamane su 'il Fatto' e 'il Foglio'.

Un consolidamento necessario per mettere a sinergia la parte industriale dei due gruppi, mentre John Elkann e Monica Mondarini, a.d. di Cir, si sono affrettati a dire che l'autonomia delle testate rimarrà assoluta. Parole su cui il sindacato dei giornalisti Fnsi ha però chiesto un confronto immediato. Oltre alla fusione Itedi-L'Espresso però va guardata con attenzione anche l'uscita da Rcs di Fca, che avverrà con le medesime modalità, ovvero con la distribuzione ai propri soci della quota. Ciò potrebbe riaprire sin da subito l'ennesima battaglia su via Solferino. Il più prestigioso quotidiano italiano è infatti ancora una preda ambita, gestita da un patto che assomiglia e molto a quelli che si chiamavano 'salotti'. Non a caso, senza Fca, il primo azionista torna ad essere Mediobanca con quasi il 10%, poi seguono Della Valle Diego al 7,325%, Schroders  al 5,015%, Urbano Cairo al 4,616, Finsoe (Unipol) al 4,601%, ChemChina che si è già comprata Pirelli al 4,433%, Intesa Sanpaolo al 4,176%, poi la famiglia Rotelli al 2,744% e Vanguard International Explorer Fund al 2,299%. Un'Opa, se ci fosse qualcuno interessato, è un'opzione semplice e anche poco costosa, visto che le due banche non è che amino molto questa partecipazione, che non genera utili e dividendi e potrebbe presto aver bisogno di nuovi capitali, la delega per avviare l'operazione è già stata votata in assemblea a dicembre.

Commentando l'operazione Itedi-L'Espresso, John Elkann, in una lettera i dipendenti del gruppo torinesi-genovese, ha spiegato come "esiste un livello oltre al quale un buon editore non può, anzi non deve andare, se vuole continuare a garantire al lettore un'informazione di qualità, libera e completa". Ma secondo il presidente di Fca ed Exor, il nuovo gruppo multimediale sarà "solido e integrato, al pari di realtà quali Axel Springer in Germania o News Corporation negli Stati Uniti". Della stessa opinione anche Carlo Perrone, vicepresidente Itedi la cui famiglia ha editato il Secolo XIX per decenni, che ha ribadito come "attraverso Ital Press Holding, a partecipare con un impegno di lungo termine alla nascita del nuovo gruppo". "Zero commenti" invece quelli arrivati da Sergio Marchionne, che ha sempre considerato le attività editoriali di Fca quasi un disturbo, da dover spiegare agli analisti stranieri. Monica Mondarini, a.d. di Cir, è secondo molti la vera artefice di questo tsunami, ha spiegato come "questa operazione anticipi il necessario processo di aggregazione del settore editoriale italiano". Fino a dove arriverà, a questo punto, nessuno sa più dirlo.

Scritto da 
  • Jan Pellissier
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