Domenica 10 Dicembre 2017 - 18:15

Fatturazione ogni 4 settimane: stop per legge, ma le Telco vanno avanti

AgCom e Parlamento sono intervenuti, ma le compagnie telefoniche continuano a proporli. Per i consumatori un danno da un miliardo all'anno

PD - Sit in del Partito democratico sotto la sede dell?Agcom

"Sì signore, si chiama Ultrafibra. E' la proposta Fastweb per internet a un giga. Per un anno non paga niente, poi 5 euro ogni quattro settimane". Quattro settimane? Ma come? Lo scorso 24 marzo, una delibera dell'AgCom aveva sentenziato che "l'unità temporale per la cadenza di rinnovo e fatturazione dei contratti di rete fissa deve essere il mese" e, il Parlamento col decreto fiscale, ha ribadito per legge la stessa cosa: "fatturazione mensile" o "per multipli di mesi". E questi parlano ancora di pagare ogni quattro settimane addirittura tra un anno? Non doveva essere chiusa, finita la storia  della bolletta telefonica (o televisiva) ogni 4 settimane che Vodafone per prima, seguita da Tim, Wind Tre e Fastweb (buon'ultima) e Sky avevano fatto passare tra i consumatori italiani nel silenzio (quasi) generale? Così dovrebbe essere ma, come spesso accade in questo Paese, fino a un certo punto...

 

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Vediamo di capire. Il decreto fiscale del 30 novembre scorso ha stabilito che la fatturazione deve tornare alla cadenza mensile ma, nel contempo, ha dovuto concedere 120 giorni alle compagnie telefoniche (e televisive, perché anche Sky manda le sue bollette per la pay Tv ogni 4 settimane) per mettersi in regola. In realtà, nell'era digitale, basterebbero pochi giorni, ma le compagnie telefoniche stanno provandole (e pensandole) tutte per trovare una via d'uscita. Sì, perché, il valore dello scherzetto che da circa un anno sta andando avanti sulle tasche degli utenti, vale come un aumento dell'8,6% sulle bollette della telefonia fissa. Il conto è presto fatto: se prima pagavo 25 euro al mese per 12 mesi (300 euro in totale), adesso pago 325 euro perché 365 giorni diviso 28 fa 13,03 e le bollette passano da 12 a 13 allo stesso valore unitario. Qualcuno è andato avanti con i numeri e ha calcolato che la differenza è, appunto, dell'8,6% per un valore complessivo superiore al miliardo all'anno.

Tutto cominciò circa due anni fa: dopo un'estate passata a combattersi a colpi di ribasso, a regalare messaggini e traffico per recuperare clienti, le grandi compagnie si resero conto che i guadagni rischiavano di scendere sotto il livello di guardia. Così qualcuno (un genio) s'inventò la storia della fatturazione a quattro settimane invece che a un mese. Un escamotage senza precedenti in nessun altro paese civile. "Avrebbero potuto limitarsi a chiedere dei piccoli aumenti - spiega Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori - ma chi avesse cominciato, avrebbe rischiato di perdere utenti. Così scelsero questa scorciatoia basandosi, evidentemente sulla scarsa consapevolezza dei consumatori italiani - In qualunque altro Paese, chi ci avesse provato sarebbe stato buttato fuori dal mercato per reazione spontanea dell'utenza".

Non in Italia, dove pochi si accorsero del trucco: "Quattro settimane... un mese.... che differenza vuoi che ci sia?". C'è, c'è...è quel miliardo di cui sopra al quale, adesso, le compagnie cercano di aggrapparsi. "Cosa faranno? - dice Dona - Da quello che vedo torneranno ad agire sui costi aggiuntivi. Qualche segnale, c'è già. Per esempio, Vodafone ha iniziato a chiedere 1,80 euro per il servizio 'hot spot'. Cioé, per usare il mio cellulare come hotspot per un altro device, dovrei pagare quella cifra ed è meglio accettare la proposta flat a 1,80 perché se lo usi random rischi di pagare molto di più".

A marzo dell'anno scorso, tutte le principali compagnie erano ormai passate alla fatturazione a quattro settimane. L'Unione Nazionale Consumatori si stava muovendo per denunciare la cosa e anche sul piano politico si cominciava a vedere qualcosa grazie soprattutto all'attivismo di alcuni parlamentari come il senatore piemontese del Pd Stefano Esposito. L'AgCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), sollecitata da più parti, interviene con una delibera (la 121 del 24 marzo) in cui afferma una volta per tutte che la fatturazione per i contratti di rete fissa deve essere mensile. Va detto che l'AgCom non ha titolo per intervenire sui "valori" delle offerte, ma solo sulla trasparenza e la "comprensibilità". Secondo l'AgCom "una imputazione dei costi dei servizi fatturati agli utenti su un periodo diverso da quello mensile riduce la condizioni di trasparena e corretta informazione per gli utenti". Nella delibera, l'AgCom dà 90 giorni di tempo per adeguarsi dopodiché potrebbero scattare provvedimenti e multe che, però, stando alla normativa allora corrente, non possono superare i 500mila euro, valore di molto inferiore a quelli in ballo in questa storia.

Il 24 giugno 2017, scadono i 90 giorni, la fatturazione a 4 settimane dovrebbe sparire, ma le compagnie non si adeguano. Anzi, aprono il fuoco contro la delibera AgCom e ricorrono (tutte e con il sostegno dell'Asstel, l'associazione di categoria) al Tar sostenendo che con questa delibera l'AgCom è andata oltre il suo ambito ed è intervenuta sul mercato. Paradossalmente, è il loro ragionamento, le compagnie potrebbero anche chiedere la fatturazione ogni settimana, ma sarebbe l'utenza (ossia il mercato) a doverle rifiutare. L'AgCom può intervenire solo sulla trasparenza e la comprensibilità e non è questo il tema. Il Tar, come sempre, si prende il suo tempo e la sentenza non arriverà prima del febbraio 2018.

Nel frattempo, succedono diverse cose. A settembre  l'AgCom interviene di nuovo e decide di avviare i procedimenti sanzionatori nei confronti di Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb "per il mancato rispetto delle disposizioni relative alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte". Le compagnie potrebbero dover sborsare mezzo milione di euro a testa, ma non se ne preoccupano. In ballo ci sono centinaia di milioni a telco.

La questione diventa politica e la battaglia di alcuni parlamentari porta alla nascita dell'emendamento 19 bis al decreto fiscale che viene approvato il 30 novembre e pubblicato il 5 dicembre. Il senatore Stefano Esposito ne è l'estensore e il primo firmatario: "Abbiamo imposto - spiega - la fatturazione mensile senza deroghe, anche per la telefonia mobile e abbiamo portato a 5 milioni le sanzioni che le varie autorità possono irrogare e viene anche introdotta la possibilità per i cittadini di chiedere il rimborso di somme 'illecitamente percepite'". Sulla possibilità dei rimborsi, bisogna fare chiarezza: allo stato sono ipotizzabili solo nel caso di fatturazioni a 4 settimane dopo l'entrata in vigore della norma e trascorsi i 120 giorni previsti dal decreto. E per il passato? Qui la parola passa all'Unione Nazionale Consumatori: "Noi - dice Massimiliano Dona - siamo pronti a far partire una class action che, in questi casi, è sempre la strada migliore. Ma dobbiamo attendere che il Tar decida sulla delibera dell'AgCom. Se la delibera fosse confermata dal Tar, noi riteniamo che ci sia ampio margine per chiedere il rimborso di quanto percepito indebitamente dalle compagnie".

E sul presente? Sul fatto che le compagnie continuano a fatturare ogni quattro settimane e a far la guerra alla delibera Agcom? "Il fatto - dice Stefano Esposito - che continuino le campagne di offerte con fatturazione a 4 settimane significa che le Telco vogliono continuare a farsi gli affaracci loro. Io penso che, a questo punto, l'AgCom debba mostrare il braccio pesante della legge".

Ma proprio sullo stop ai costi aggiuntivi e il ritorno alla trasparenza, si basa la campagna "#nientecomeprima" di Fastweb, quella in cui gli utenti vengono rappresentati come un gruppo di alcolisti anonimi che "escono" dalla dipendenza dei costi aggiuntivi ed entrano in un mondo nuovo dove "Quello che vedi=Quello che paghi". Linea confermata da recenti interviste e dichiarazioni dell'amministratore delegato Fastweb, Alberto Calcagno, che ha dichiarato che la sua compagnia cancellerà completamente i "costi aggiuntivi nascosti" che, secondo uno studio assommano complessivamente a un paio di miliardi per tutta l'utenza.

Una linea apprezzabile ma, almeno apparentemente contraddittoria con quanto continua ad accadere e con le offerte (anche sotto alla campagna "#nientecomeprima") delle varie compagnie tutte rigorosamente con la dicitura "ogni 4 settimane". Sulla questione della fatturazione a 4 settimane, Fastweb risponde così: "Ci adegueremo entro i primi mesi del 2018. Con l’entrata in vigore della legge vengono ora concessi agli operatori 120 giorni per effettuare l’adeguamento tecnologico per la modifica del ciclo di fatturazione. Per questo motivo le offerte di Fastweb sono a 4 settimane, perché la fatturazione oggi è ancora a quattro settimane. L’adeguamento della fatturazione così come delle offerte avverrà quindi nei mesi successivi come stabilito per legge. Fastweb non sta quindi venendo meno ai suoi impegni di trasparenza presi verso il mercato e verso i consumatori ma anzi ha già avviato il processo di adeguamento disposto per legge".

La dichiarazione di Fastweb è dunque confortante. Ma restano alcune domande abbastanza delicate. I due miliardi di costi aggiuntivi e il miliardo della fatturazione ogni quattro settimane, vanno visti sotto due aspetti: quello degli utenti che, se possibile, vorrebbero recuperare qualcosa di quanto indebitamente versato e quello delle compagnie che dovranno trovare un modo per recuperarli all'interno dei loro bilanci.

Sulla prima questione, ha già risposto Massimiliano Dona: le compagnie dovranno restituire i soldi indebitamente percepiti se fra 120 giorni continueranno (ma è quasi impossibile che accada) a fatturare ogni 4 settimane. Sul pregresso, si può puntare su una class action a partire, però, dalla sentenza che il Tar emetterà a febbraio 2018.

E dal punto di vista delle compagnie? "Probabile - dice Dona - che cercheranno di agire ancora sui costi nascosti. Perché in Italia, con la concorrenza spietata che abbiamo, nessuna ha il coraggio di dire semplicemente: devo aumentarti il canone. La sola idea le terrorizza. Sotto Natale, come sempre, ne vedremo delle belle...".

Ma c'è un'altra questione che spaventa le Telco. Fra 120 giorni, comunque, dovranno tornare sui loro passi e comunicare all'utenza il ritorno alla fatturazione mensile. Si tratta di un'importante modifica contrattuale che, per legge, dà al cittadino il diritto di recedere e, quindi, eventualmente, di cambiare compagnia. Ve lo immaginate, un giorno di aprile con diversi milioni di cittadini in libera uscita alla ricerca di un contratto migliore di quello che hanno?

 

Scritto da 
  • Massimo Razzi
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