Mercoledì 09 Agosto 2017 - 12:45

False società per evadere l'Iva, sedici arresti a Ciampino

Una vera e propria organizzazione che aveva truffato circa 18 milioni allo Stato. Trovati anche reperti archeologici

Milano, Celebrazioni anniversario fondazione Guardia di Finanza presso la Caserma Cinque Giornate in via Melchiorre Gioia

Fatture false per evadere l'Iva attraverso una miriade di società fittizie del tutto non operative che servivano a produrre le carte necessarie alla frode il cui valore si aggira intorno ai 18 milioni. La Guardia di Finanza di Roma ha scoperto un grosso giro che ha portato all'arresto di sedici persone, mentre altre cinque risultano indagate. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti su disposizione del gip del Tribunale di Velletri dottor Gisberto Muscolo. L'operazione, nel cui ambito sono stati anche sequestrati beni per oltre 1,5 milioni di euro, fra cui 130 reperti archeologici, è l'epilogo di indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Velletri, che hanno consentito di scoprire importanti evasioni dell'Iva nel commercio di prodotti informatici.

Le indagini, all'inizio, avevano toccato una società di Ciampino che, in un anno, aveva acquistato prodotti "hi - tech" per oltre dieci milioni di euro: successivamente si sono estese portando alla scoperta di una miriade di società che funzionvano da "cartiere" che, intestate a "teste di legno" e sprovviste di qualsiasi struttura operativa, servivano a realizzare la frode all'Iva. Le società in questione, infatti, comparivano come intermediarie nella compravendita delle partite di merce, con lo scopo di assumersi l'integrale debito IVA, che non veniva mai versata all'Erario. Le imprese effettivamente destinataria della merce, invece, maturavano consistenti crediti di imposta e, grazie al risparmio del mancato versamento dell'Iva, potevano praticare prezzi estremamente competitivi danneggiando gli altri operatori rispettosi delle regole.

Le fiamme gialle del Gruppo di Frascati - che sono riuscite a ricostruire l'intero giro d'affari delle società coinvolte e i relativi, movimenti finanziari - hanno individuato tutti i membri dell'organizzazione, ognuno dei quali con ruoli ben definiti, capitanati dall'"imperatore" o l'ammiraglio" - come era chiamato il capo ai suoi complici - che dirigeva e coordinava l'attività da una casa popolare di Civitavecchia.

Sulla base degli elementi raccolti dai militari, il gip di Velletri ha fatto sequestrare 5 immobili, denaro contante, automezzi e quote societarie che serviranno a rifondere i danni causati all'erario. Nel corso di una delle perquisizioni domiciliari presso le abitazioni degli indagati, è stato anche scoperto un piccolo museo privato, costituito da 130 preziosi reperti di età etrusca, romano - imperiale e repubblicana, che sono ora in mostra al Museo Tuscolano di Frascati

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