Mercoledì 21 Marzo 2018 - 21:00

Facebook, Zuckerberg dice la sua: "Io responsabile". Il titolo intanto torna a salire

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica: "Faremo di tutto per rendere la nostra comunità sicura per tutti da qui in avanti"

"Ho dato il via a Facebook, e alla fine sono responsabile di quello che accade sulla nostra piattaforma". E' prima di tutto una presa di responsabilità il post con cui, alla fine, Mark Zuckerberg ha detto la sua sulla vicenda che da due giorni vede al centro del ciclone il social network che ha fondato nel 2004, dopo la diffusione della notizia per cui i dati di 50 milioni di utenti sarebbero stati trasmessi in violazione delle regole d'utilizzo alla web agency Cambridge Analytica. "Prendo seriamente il compito di fare ciò che serve per proteggere la nostra comunità", scrive l'imprenditore, elencando minuziosamente i fatti e anticipando quelli che saranno i prossimi passi per l'azienda.

Nello specifico, indagare su tutte le app che avevano accesso a grandi quantità di informazioni prima che - nel 2014 - Facebook riducesse le loro possibilità di accesso ai dati. Quindi stringere ulteriormente i vincoli per gli sviluppatori e infine lavorare sulla consapevolezza da parte degli utenti. "Mentre questo specifico problema che coinvolge Cambridge Analytica non dovrebbe verificarsi più con le nuove app di oggi, questo non cambia ciò che è accaduto in passato", assicura Zuckerberg, "impararemo da questa esperienza a rendere ancora più sicura la nostra piattaforma e a rendere la nostra comunità sicura per tutti da qui in avanti".

Sarebbe comunque ingenuo pensare che basteranno le parole del fondatore per calmare le acque intorno all'azienda. Dopo l'indagine avviata dalla Federal Trade Commission statunitense e la convocazione di Zuckerberg da parte dell'Europarlamento e del Parlamento britannico, in California è scattata infatti la prima class action. E' stata presentata martedì in un tribunale federale di San Francisco da un gruppo di azionisti che accusano la società di "comunicazioni false e ingannevoli". E un'altra class action potrebbe scattare anche nel nosto Paese, avverte il Codacons, "se lo scandalo coinvolgerà anche gli utenti italiani".

Ma a farsi sentire oggi sono state anche le istituzioni europee. "Vogliamo sapere, conoscere e capire se c'è stata violazione dei dati. L'Europa è il più grande mercato dei social network, dobbiamo difendere la libertà. Mark Zuckerberg deve spiegare", dichiarava il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, solo qualche ora prima che l'imprenditore mettesse mano alla tastiera. Mentre il presidente del Consiglio europeo sottolineava la necessità di "garantire pratiche trasparenti e una protezione completa della privacy dei cittadini".

 

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In attesa che si pronuncino i consumatori e le autorità, a dare segnali positivi è stata intanto Wall Street: dopo due sedute difficili, il titolo di Facebook ha chiuso in progresso dello 0,74% a 169,39 punti. Questo al termine di una giornata iniziata in rosso e segnata anche dalle parole di Alexandr Kogan, il neuropsicologo che nel 2013 ha sviluppato la app attraverso la quale sono stati raccolti i dati al centro dello scandalo. "Sono un capro espiatorio", ha spiegato a Bbc Radio, negando di aver ingannato chiunque e dicendosi rammaricato di "non aver fatto abbastanza domande". Non si registrano invece dichiarazioni da parte di Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump. Secondo quanto dichiarato al Washington Post da Chris Wyle, dipendente di Cambridge Analytica fino al 2014, sarebbe stato lui a supervisionare il programma di raccolta dei dati.

Scritto da 
  • Marco Valsecchi e Simone Gorla
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