Domenica 27 Maggio 2018 - 15:30

Evaso a rischio radicalizzazione catturato: fuga in treno, tappa a Bologna

Fuggito da Milano, ha attraversato lo Stivale in treno. Preso a Palermo

Arresto latitante evaso da Rebibbia

Voleva raggiungere la Tunisia, Ben Mohamed Ayari Borhane, 43 anni, il detenuto tunisino considerato pericoloso e a rischio radicalizzazione islamica recluso nel carcere di Opera di Milano. Evaso dall'ospedale Fatebenefratelli la notte tra il 17 e il 18 maggio, è stato catturato venerdì sera dopo una decina di giorni di latitanza. Gli agenti del Nic, il Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, lo hanno sorpreso a Palermo mentre tentava di imbarcarsi alla volta del Nordafrica. Arrestato, è stato portato al carcere Pagliarelli del capoluogo siciliano.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, si sarebbe mosso lungo lo Stivale in treno, e come prima tappa avrebbe scelto la città di Bologna. Qui si sarebbe nascosto per poi proseguire la corsa verso Sud, in Sicilia, dove era convinto di trovare un mezzo che lo avrebbe condotto via mare fino al Paese d'origine. L'indagine, coordinata dal capo del pool antiterrorismo di Milano, Alberto Nobili, e affidata alla pm Ilaria Perinu, punta a verificare se il tunisino per fuggire abbia goduto di complici e appoggi logistici.

Prima di scappare approffittando di una finestra lasciata aperta in una stanza al primo piano del Fatebenefratelli, Ben Mohamed Ayari Borhane si trovava nella casa circondariale milanese di Opera con una condanna fino al 2032 per traffico di droga. In ospedale era arrivato scortato da tre agenti della penitenziaria per aver ingoiato una lametta da barba: una scusa funzionale all'evasione. Dal 2014 era monitorato per la sua inclinazione a predicare la Jihad in carcere, dove si era autoproclamato imam. Resta ancora da chiarire quale fosse il motivo della fuga, se per mera voglia di libertà o se il tunisino avesse dei piani, in Italia o all'estero.

La caccia all'uomo era scattata subito dopo l'evasione, e la sua fotografia era stata diffusa dal Dap - Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a tutte le forze dell'ordine. Del caso si era occupata anche la trasmissione Rai 'Chi l'ha visto?'.

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