Mercoledì 20 Dicembre 2017 - 16:15

Etruria, Ghizzoni: "Boschi chiese di valutare acquisizione, ma senza pressioni". Poi arrivò mail di Carrai

È lo stesso Ghizzoni, uomo del giorno in commissione di inchiesta sulle banche, a ricostruire i suoi contatti su banca Etruria con la sottosegretaria del Governo Gentiloni

FILE PHOTO: UniCredit CEO Ghizzoni smiles during an event to launch a new Spanish office at the stock exchange in Madrid, May 2016.

L'allora ministra Maria Elena Boschi chiese all'ex ad Federico Ghizzoni "se era pensabile per Unicredit un intervento su banca popolare dell'Etruria" ma senza "pressioni". Successivamente, Marco Carrai, fedelissimo di Matteo Renzi, inviò una mail per dire "'mi è stato chiesto su Etruria di sollecitarti per dare una risposta'".

È lo stesso Ghizzoni, uomo del giorno in commissione di inchiesta sulle banche, a ricostruire i suoi contatti su banca Etruria con la sottosegretaria del Governo Gentiloni e con l'esperto di cybersecurity. Nella sua relazione iniziale, Ghizzoni ricorda di aver incontrato per la prima volta Boschi "il 6 e 7 settembre 2014, nel corso del Forum Ambrosetti" ma "non ci fu nessun tipo di contatto con lei". L'11 settembre "ci fu un incontro a Palazzo Chigi con la ministra - racconta ancora - fu un incontro di natura istituzionale, si fece molto in generale sulle banche, ma non su specifiche banche, in questo incontro non ci fu nessun riferimento a banca Etruria".

La data cruciale è quella del 12 dicembre 2014. "La ministra Boschi mi manifestò la sua preoccupazione non tanto per le banche in crisi, parlavamo di Mps e Etruria, quanto per l'impatto negativo per il territorio". Boschi "mi chiese se era pensabile per Unicredit un intervento su banca popolare dell'Etruria. Replicai che per richieste di questo genere, cioè acquisizioni, non ero in grado di dare risposta. Dissi che avevamo già avuto un contatto con la banca avremmo dato risposta alla banca in totale autonomia". Ghizzoni lo descrive come un "colloquio cordiale, non avvertì pressioni dal ministro. Da quel momento in poi non ci furono più contatti e le strutture continuarono a lavorare" senza che ci fossero cambiamenti nell'atteggiamento del governo nei confronti di Unicredit. Pressione ci sarebbe stata, osserva Ghizzoni, "se Boschi mi avesse detto di acquisire la banca" ma "non mi fu chiesto seccamente".

 

 

Il 13 gennaio 2015 "mi arrivò una mail da Marco Carrai (nell'immagine qui sopra)  in cui mi diceva 'su Etruria mi è stato chiesto di sollecitarti se possibile e nel rispetto dei ruoli per dare una risposta' (ecco la mail nel tweet di Alessio Villarosa, portavoce M5S alla Camera). Mi venne da pensare a chi potesse aver chiesto questo sollecito. Decisi di non chiedere alcun chiarimento, per non aprire canali di comunicazione. Risposi 'ok, stiamo lavorando, quando avremo finito la nostra analisi contatteremo la banca e daremo la nostra risposta'". "Se ci fosse stata l'intenzione di esercitare una forte pressione - è il ragionamento di Ghizzoni - sarebbe stato più facile fare una telefonata. Una mail lascia spazio alla banca per decidere. Rimane il sollecito, ma non è stato fatto in maniera pesante". E precisa: "Non ho mai conosciuto Carrai come interlocutore che si poneva tra me e il governo".

E poco pià tardi, la precisazione di Mario Carrai:

"Ero interessato, 'nel rispetto dei ruoli' come ho scritto non a caso nell'e-mail, a capire gli intendimenti di Unicredit riguardo Banca Etruria perché un mio cliente stava verificando il dossier di Banca Federico Del Vecchio, storico istituto fiorentino di proprietà di Etruria". E' quanto precisa in una nota Marco Carrai a proposito della mail citata dall'ex ad Unicredit Federico Ghizzoni nella sua audizione in commissione banche. "Confermo di aver avuto, in svariate occasioni, il piacere di incontrare e dialogare, a livello professionale, con il dr. Federico Ghizzoni, nella mia veste di consulente, come dichiarato da Ghizzoni stesso - è la ricostruzione di Carrai - Sono molteplici, infatti, le iniziative di natura professionale che abbiamo promosso o verificato insieme. Ed anche nel caso dell'email del 13 gennaio 2015, citata nell'audizione parlamentare di oggi, il presunto mistero è presto rivelato: si trattava di questione tecnica, niente di più. Tutto assolutamente trasparente, tutto assolutamente legittimo. Semplicemente una email come decine di altre email che ho con Ghizzoni su altri argomenti". "Da cittadino - dice Carrai - sono sorpreso che l'attenzione della Commissione di Inchiesta si concentri su vicende normali e del tutto corrette. Da imprenditore rispetto la polemica politica, ma diffido dall'utilizzare il mio nome e quello delle aziende con cui collaboro che da anni lavorano con innegabile professionalità e a tutela delle quali sono pronto ad agire in ogni sede"

Il primo contatto con Etruria c'era stato nel settembre 2014, prima dell'incontro Boschi-Ghizzoni, "ci fu chiesto se avevamo interesse ad analizzare il dossier per un'eventuale ingresso nel capitale, rispondemmo immediatamente che non c'era interesse da parte nostra". Nel gennaio 2015 "comunicammo che non eravamo disponibili ad andare avanti e da quel momento in poi anche con Banca Etruria non ci furono più contatti". Ci furono poi "un paio di contatti con il capo della vigilanza di Bankitalia Barbagallo assolutamente ovvi e dovuti": nel secondo, il 24 febbraio 2015 "mi è stato chiesto se alla luce del commissariamento eravamo disposti a riaprire il caso e risposi che non eravamo disponibili". Anche qui Ghizzoni specifica: "Sollecitazione dirette da Bankitalia non le ho avute", "c'è stata alcun tipo di influenza rispetto alla richiesta di Banca Etruria".

Scritto da 
  • Antonella Scutiero
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