Martedì 15 Marzo 2016 - 20:00

Esselunga, Belpietro: Io calunniatore? Mai visto il calunniato

Il direttore di Libero respinge l'accusa 'infamante' di aver calunniato l'allora direttore degli affari generali di Coop Lombardia

Il direttore di Libero Maurizio Belpietro

E' "stupefatto" il direttore di Libero Maurizio Belpietro che respinge l'accusa "particolarmente infamante per chi fa il mestiere del giornalista" di aver calunniato l'allora direttore degli affari generali di Coop Lombardia Daniele Ferrè. Accusa per la quale il gup di Milano Chiara Valori questa mattina lo ha condannato con rito abbreviato a 10 mesi e 20 giorni assieme al giornalista Gianluigi Nuzzi, che il 14 gennaio 2010 aveva firmato un articolo pubblicato sulle pagine del quotidiano milanese dal titolo 'Se la Coop ti spia?', che metteva in luce come i dipendenti del gruppo fossero intercettati durante le ore di lavoro. Il pezzo era accompagnato da una foto di una fattura, indirizzata all'allora direttore degli affari generali di Coop Lombardia Ferrè, emessa da un tecnico informatico che avrebbe avuto il compito proprio di rendere più nitide alcune intercettazioni ambientali. La pubblicazione di quella fattura, risultata poi non corretta, per il pm Gaetano Ruta, titolare dell'inchiesta, avrebbe costituito un tentativo di attribuire la responsabilità di quelle intercettazioni al dirigente Coop, anche se Nuzzi e il Belpietro sapevano che era estraneo alla vicenda. Una tesi che il gup Valori pare aver parzialmente accolto, anche se il quadro sarà più chiaro solo dopo aver letto le motivazioni, disponibili tra 60 giorni.

Il giudice, in ogni caso, ha assolto entrambi i giornalisti e il patron di Esseunga Bernado Caprotti dall'accusa più grave avanzata dalla Procura, quella di ricettazione aggravata, escludendo dunque, a differenza di quanto aveva ipotizzato il pm Ruta, che l'imprenditore avesse acquistato "un cd-rom contenente telefonate illecitamente registrate sulla linea telefonica di ufficio" del direttore della Coop di Vigevano, Maurizio Salvatori, "ceduto" dai titolari di una società, la Servizi d'Investigazione e Sicurezza (Sis), che "si occupava di gestione della sicurezza in Coop Lombardia". Per l'accusa, Caprotti sarebbe stato il "finanziatore" di una campagna contro il gruppo rivale che passava anche attraverso la pubblicazione dell'articolo a firma di Nuzzi. Tesi che il gup, con la decisione di assolvere i tre imputati dalla ricettazione, ha decisamente respinto.

"Sono lieto di essere stato assolto dall'ipotesi più grave, quella di ricettazione. Quella di calunnia, però - ha sottolineato Belpietro -, è un'accusa che non sta in piedi: non conosco il dirigente Coop in questione e non l'ho mai incontrato. Non conosco e non ho mai incontrato neppure il suo accusatore. Non ho mai visto la fattura alla base della condanna, non l'ho mai maneggiata ne tantomeno ne ho disposto la pubblicazione". Resta comunque un fatto, che le captazioni e i video al centro della nostra inchiesta c'erano, erano veri e non falsi".

Belpietro tiene anche a chiarire le circostanze che hanno portato il patron di Esselunga Bernardo Caprotti a stipulare nell'agosto del 2009 un contratto con la società Sis per la sorveglianza di due punti vendita. "Conoscevo Caprotti dai quando lavoravo a 'Panorama', perché la redazione si trova vicino alla sede centrale di Esselunga, così un giorno, prendendo un caffè, gli ho chiesto se non avesse la possibilità di far lavorare i titolari della società, con i quali ero in contatto".

Il direttore di Libero, inoltre, tiene a ricostruire le circostanze che hanno portato il giudice a disporre per lui la libertà condizionata invece della sospensione condizionale della pena. Belpietro era stato condannato in via definitiva a 4 mesi per diffamazione per aver pubblicato nel novembre 2004 un articolo a firma dell'allora senatore Raffaele Iannuzzi ritenuto diffamatorio nei confronti dei magistrati Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte. La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, però, nel settembre 2013 ha condannato l'Italia per aver violato il diritto alla libertà d'espressione del direttore di Libero e ha stabilito un risarcimento di 10mila euro per danni morali e 5 mila per le spese processuali. E la Corte d'Appello di Milano di recente ha cancellato la condanna a carico del direttore del quotidiano sostituendola con una multa. Probabilmente, però, la decisione non è ancora stata registrata e la sentenza, per via delle lungaggini burocratiche, risulta ancora nel casellario giudiziario.

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