Venerdì 09 Giugno 2017 - 13:15

ESCLUSIVO Guarnotta: Riina? Non ha perso carisma

Intervista all'ex giudice del pool antimafia di Palermo

Guarnotta: Riina? Non ha perso carisma

"Lo Stato non consuma vendette, amministra la giustizia". Leonardo Guarnotta, ex giudice del pool antimafia di Palermo e stretto collaboratore di Falcone e Borsellino, sulla vicenda della salute di Totò Riina è lapidario. "La Cassazione non ha mai detto che Riina deve essere scarcerato. Ha solo ricordato quel che prescrive la legge e cioè che ogni detenuto ha il diritto di essere curato al meglio nelle strutture predisposte e se fosse necessario in ospedale ben controllato e piantonato. Vale per tutti anche per Riina" dice ancora a LaPresse.

Immagino che nella sua carriera siano capitati altri casi come quello di cui si sta tanto discutendo.
Certo. La procedura è sempre la stessa: nominavamo dei periti che visitavano il detenuto e ci comunicavano i risultati dei loro accertamenti. Guardi, nella maggioranza dei casi i periti ci dicevano di lasciare il detenuto in carcere perché stava bene dove stava.

Secondo lei Riina è ancora pericoloso?
Penso proprio di sì: partecipa alle udienze, lancia messaggi minatori sulla presunta trattativa Stato-Mafia facendo capire che se parla fa succedere un terremoto. Sì, è ancora pericoloso. D'altra parte se così non fosse non si capirebbe perché il giudice Di Matteo, minacciato di morte più volte, gode ancora di una ferrea protezione.

Insomma, può ancora comandare?
Certo, e basta anche uno sguardo per farlo. Guardi quel che è successo in Calabria, con l'arresto pochi giorni fa di un boss che da 23 anni era latitante. Se lo ricorda il baciamano che ha ricevuto? Bene, quello è il segno del potere e del comando, e non serve restare 24 anni come Riina al 41bis per perdere il carisma.

Dottor Guarnotta, quando arrestarono Provenzano tutti si stupirono che il capo di Cosa Nostra vivesse sostanzialmente in una porcilaia. Ma dei soldi questi capimafia cosa ne fanno?
Non si faccia ingannare dalle apparenze. Mi ricordo che quando andai negli Stati Uniti, mi pare fosse il 1983, per reinterrogare Buschetta gli rivolsi una domanda, o meglio gli feci una considerazione. Gli dissi: 'quando venne estradato in Italia le immagini del suo arrivo mostravano un uomo dimesso che la gente comune difficilmente poteva identificare con un boss e un capo'. Dopo avermi guardato qualche secondo e aver riflettuto, faceva sempre così, Buschetta non rispondeva mai di getto alle domande, mi disse: 'vede, dottor Guarnotta, le apparenze non contano, non si faccia ingannare perché dietro l'aria dimessa c'è sempre il potere di vita e di morte che il capo dei capi ha, esattamente come Dio'.

Eppure anche Riina, come Provenzano, dopo è finito nelle maglie della giustizia.
Intanto Riina è stato venduto da Provenzano. E' c'è quel buco nero di 18 giorni dalla sua cattura all'irruzione dei carabinieri nella villetta dove viveva a Palermo. Quando si entra nella villa non c'è più nulla e la cassaforte è vuota. Perché? Era questo il patto: vi do Riina e voi mi date il tempo di ripulire la villa? Nessuno ha dato ancora una risposta. Detto questo sono convinto che Riina sia ancora pericoloso. E' c'è di più: risulta che al momento della cattura Riina stava andando ad una riunione della commissione: perché non si è aspettato? Si potevano arrestare tutto il gotha di Cosa Nostra. E ancora? Era presente anche Provenzano alla riunione? Domande molte, risposte poche.

Riina viveva in una villetta, e ribadisco, Provenzano in una sorta di porcilaio.
Se lo ricorda Pulvirenti, il capo di Cosa Nostra a Catania? Lo sa dove lo abbiamo catturato? Si nascondeva in un pozzo scavato sottoterra e si cibava di cicoria e della verdura che trovava intorno al terreno. Si ricordi che nessun capomafia può abbandonare il territorio che governa anche a costo di vivere nascosto in un pozzo. Se lascia quel territorio perde tutto il potere. Si dice che Matteo Messina Denaro sia andato via dalla Sicilia? Non lo so, ma se lo ha fatto non è più il capo di Cosa Nostra.

Insomma i soldi non bastano a vivere meglio, almeno per i capimafia.
Guardi, le racconto un altro episodio che testimonia come anche le cosche non siano fatte solo di persone che hanno disponibilità illimitata di denaro. Ce ne sono, ma sono pochi. Tutti gli altri li potremmo definire impiegati. Io sono nato nel 1940 e ho sempre vissuto a Palermo. Ragazzino, allora non esistevano gli abiti preconfezionati, mia madre decide di farmi fare un vestito, se non ricordo male per la comunione, e mi porta in un negozio vicino a casa. Si chiamava Giardini ed era una sartoria. Quando istruivo con Falcone e gli altri colleghi del pool il maxiprocesso, mi capitò di dover andare ad interrogare un imputato in un carcere del Nord. Si chiamava Antonio Carillo e lo sa chi era? Uno dei commessi della sartoria Giardini. Lui non poteva riconoscermi, avendomi visto ragazzino, ma io lo riconobbi subito. E la sa chi era l'altro comnmesso? Pippo Calò che poi, lui si, ha fatto carriera nella commissione.

Insomma Riina non va scarcerato.
No. Scarcerato no, curato sì. Noi viviamo in uno stato di diritto, facciamo rispettare le leggi e non cerchiamo vendette.

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