Martedì 07 Giugno 2016 - 14:00

Emma Morano, la più vecchia del mondo: Ecco i miei segreti

Carne trita, uova crude e tenere alla larga gli uomini: la lunga vita di una donna di 116 anni

Emma Morano, 116 anni: la donna più vecchia del mondo

Verbania (Verbano-Cusio-Ossola), 7 giu. (LaPresse) - Un pugno di carne trita e tre uova al giorno. Tutto rigorosamente crudo e acquistato dal macellaio di fiducia. Arrabbiarsi il meno possibile, tirare dritto per la propria strada e tenere alla larga gli uomini. La persona più vecchia del mondo ha 116 anni, si chiama Emma Morano e, a LaPresse, racconta e descrive le proprie abitudini che, forse, hanno contribuito al raggiungimento di questo invidiabile primato.

Vive a Verbania, in Piemonte, sul lago Maggiore: glielo consigliò un medico diversi anni fa di trasferirsi su queste rive, e "da quando sto qui, tanti acciacchi sono spariti", spiega Emma che fino a un anno fa beveva mezzo bicchiere di vino rosso al giorno. Lei è originaria di Civiasco, in provincia di Vercelli, e ha abitato a lungo a Villadossola, fino a quando per la sua forte anemia e la salute cagionevole si trasferì a Pallanza, una frazione di Verbania.
Con la scomparsa della statunitense Susannah Mushatt Jones, lo scorso 12 maggio, Emma Morano è diventata decana dell'umanità e l'ultima persona vivente di cui sia ha prova certa ad essere nata prima del 1900.

AUTONOMA FINO A QUALCHE MESE FA. L'abbiamo incontrata nella sua casa, in quel pezzo di Piemonte dove la gente già parla con l'accento lombardo: un'abitazione modesta con due sole stanze, al secondo piano. Anche per questo da 14 anni, la persona più vecchia al mondo non esce di casa; probabilmente un appartamento a livello strada l'avrebbe aiutata, ma nella sua attuale fragilità ogni cambiamento potrebbe essere controproducente.

"Sto bene, la pressione va bene", dice, ma chi la conosce sa che nell'ultimo mese e mezzo le sue condizioni sono peggiorate. Fino a qualche tempo fa, si alzava, si sedeva sulla poltrona vicino alla finestra per guardare l'esterno. Ora la luce le dà fastidio agli occhi, non sente quasi più e a stento riesce a stare seduta sul bordo del letto. Oggi deve affidarsi alle cure di due badanti, notte e giorno. Proprio lei che fino ai 115 anni è stata fieramente autonoma. Bastava la visita della nipote Rosy, che ancora la segue, per portarle le vivande e aiutarla un po' in casa. Per il resto se la cavava da sola. "Questa è casa mia, comando io", dice a chi la aiuta in un momento di orgoglio, che lascia intravedere il suo carattere deciso.

I RICORDI SI ANNEBBIANO MA RESTA NITIDA LA SUA FORZA. Ha attraversato tutto il Novecento, ha vissuto due guerre mondiali, gli anni del fascismo, il passaggio dalla monarchia alla Repubblica, l'avvicendarsi dei governi, del costume, dei papi. Purtroppo, però, la sua memoria storica è sempre più inghiottita dal tempo. E mentre gli anni del passato tendono a confondersi e offuscarsi nei suoi ricordi, Emma conserva vivida l'immagine di se stessa, di chi è stata e di chi è: una donna forte, che ha sempre lavorato e che si è mantenuta da sola, capace di superare momenti di dolore, come la perdita del suo unico figlio di quasi sette mesi, e di scelte coraggiose, come quando decise di lasciare il marito.

UN RICORDO INDELEBILE. Aveva 36 anni e ottant'anni fa il divorzio non c'era. Separarsi era una scelta contraria alle norme dell'epoca, ma per lei necessaria a causa dei continui maltrattamenti. "Mio marito era cattivo, tremendo - dice -. Persino il vicino che sentiva quello che mi faceva, una volta mi disse: 'Emma come fai a stare con un uomo così?'. Un giorno con i miei due fratelli andai a casa, feci su le mie cose e me ne andai. Adesso lui è morto e io, invece, sono ancora qua". E' un ricordo indelebile, l'unico per cui la sua voce si fa ancora pungente. A quei tempi lasciare un marito non era lecito per le donne e forse per questo Emma non si è mai più risposata. In realtà quella delusione è stata così forte per cui non ha più voluto avvicinarsi a nessuno. "Gli uomini sono tutti uguali", sentenzia, "alla larga, mai più. Sono sempre stata sola ed è andata benissimo così", dice perentoria.

STILE DI VITA E ABITUDINI. Tra le abitudini curiose della super centenaria spiccano quelle sui suoi pasti. "Due uova crude al giorno, una al mattino e una al pomeriggio" rivela, (fino a qualche tempo fa ne mangiava anche tre poi il medico le ha consigliato di eliminarne una). "La carne (macinata e intiepidita, ndr) e un vasetto di mela morbida", a cui aggiunge, nei piccoli pasti durante la giornata, una banana e qualche omogeneizzato di frutta. Ma quale è stato lo spirito con cui ha affrontato tutti questi anni? "Non mi arrabbiavo mai - risponde -. Sono sempre stata tranquilla, lavoravo e non pensavo a nient'altro".

LA GENETICA DIETRO IL MISTERO DELLA LUNGA VITA. L'elisir di lunga vita non esiste e non saranno queste abitudini a poter rivelare con certezza scientifica come posticipare il più possibile la data fatidica. Ma molti si interrogano su quali siano i segreti della longevità tanto che ricercatori da ogni parte del mondo quasi ogni anno fanno visita alla centenaria per analizzare il suo dna e cercare di scoprire il suo mistero genetico. Infatti, al di là dell'alimentazione e dello stile di vita è proprio l'ereditarietà la prima spiegazione alla sua lunga vita. Ne è prova la famiglia di Emma: la madre, una zia e alcuni dei suoi sette fratelli hanno superato i novant'anni e una sorella, Angela, anche lei è andata oltre i 100 anni.

L'ECCEZIONALITA' DI UNA VITA E LA NORMALITA' INTORNO. Persa l'autosufficienza da pochi mesi, si è avvalsa dell'aiuto di una badante. Negli ultimi mesi la situazione è ancora cambiata. "Emma è molto più stanca, non riesce più a tirare su la schiena, ha bisogno di essere seguita anche di notte", racconta la nipote Rosy mentre si affretta per l'appuntamento che ha all'Inps per avere il sussidio per una seconda persona a supporto. "E' dura permettersi due aiutanti con le attuali entrate", dice la nipote. Anche se la vita di Emma ha raggiunto un traguardo eccezionale, tanto da registrare un primato unico nel mondo e tanto da ricevere gli omaggi dei Capi di Stato e l'attenzione del Papa, tutto intorno a lei è rimasto normale.

IERI E OGGI. Oggi trascorre tutte le sue giornate a letto, con gli scuri accostati, e le ore sono scandite dalle preghiere, ma c'è stato un tempo in cui una giovane Emma amava ballare e cantare. "Avevo una bella voce, tutti si fermavano ad ascoltarmi", ricorda. "Andavo a ballare con mia nipote, io e lei stavamo sempre insieme". Aveva ancora intonato qualche strofa il giorno del suo compleanno, il 29 novembre scorso, ma oggi quelle parole non ci sono più, sono andate dimenticate. Lei se ne rende conto e lo accetta senza grande nostalgia.

Scritto da 
  • Elisa Cassissa
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