Lunedì 01 Gennaio 2018 - 20:00

Emma Bonino, salta alleanza con Pd: "Raccoglieremo le firme per correre da soli"

La lista +Europa con Emma Bonino correrà da sola: non si riescono a raccogliere le firme per andare in coalizione

Montecitorio. Manifestazione dei Radicali in occasione dell'approvazione in via definitiva della legge sul BioTestamento.

Salta l'alleanza tra Emma Bonino e Pd. Pur non opponendosi apertamente ai dem, i candidati di Bonino spiegano che presenteranno i loro nomi per i collegi uninominali. In questa maniera, quindi, distoglieranno voti che potenzialmente potrebbero andare ai candidati dem. Dietro a questa scelta l'impossibilità di raccogliere le firme necessarie per andare in coalizione. "La presentazione autonoma, - si legge in una nota di +Europa - senza alcuna forma di collegamento con altre liste, di +Europa con Emma Bonino oggi è una condizione che ci è imposta da un'interpretazione logicamente surreale e giuridicamente incostituzionale di una norma della legge elettorale. Interpretazione richiesta a gran voce dalle opposizioni del centro-destra e 'ufficializzata' dal Viminale".

"Vale la pena - continua la nota - riassumere la questione a beneficio di tutti, per mostrare quanto il funzionamento di una democrazia possa diventare paradossalmente antidemocratico. La nuova legge elettorale per Camera e Senato prevede (articolo 18-bis del DPR 361/57) che "la dichiarazione di presentazione delle liste di candidati per l'attribuzione dei seggi nel collegio plurinominale, con l'indicazione dei candidati della lista nei collegi uninominali compresi nel collegio plurinominale" debba essere sottoscritta da almeno "1.500 e da non più di 2.000 elettori…". Un numero di firme autenticate mostruoso, imposto solo alle liste che non godono di una esenzione legata al collegamento coi gruppi parlamentari del parlamento uscente. Questo numero - anche grazie alla nostra iniziativa - è stato ridotto a un quarto per questa prima applicazione della nuova legge elettorale, in virtù del fatto che il disegno territoriale dei collegi è stato ufficializzato appena pochi giorni fa (non avremmo potuto iniziare la raccolta firme su collegi non esistenti).

Si tratta comunque di un numero elevato: circa 25mila, divise nei 63 collegi plurinominali in cui è divisa l'Italia. Peraltro, il numero di firme ora richiesto è simile a quello del 2012, quando a raccogliere non senza difficoltà furono M5S (quanto protestò Grillo per quell'obbligo...), Scelta Civica, Fermare il declino e la lista di Ingroia. E nel 2012 la raccolta firme era semplificata e più concentrata, perché andava realizzata su 26 circoscrizioni, non su 63 collegi diversi. Tuttavia, il problema in cui siamo intrappolati non riguarda solo il numero delle firme, ma la disciplina di presentazione delle liste e delle candidature. Questa norma è stata interpretata dal Viminale nel senso di intendere per 'dichiarazione di presentazione' anche i moduli su cui le liste raccolgono le firme e non solo le dichiarazioni con cui le liste depositano le firme raccolte presso gli uffici elettorali circoscrizionali (tra il 35° e il 34° giorno antecedente la data del voto). Questo vuol dire che oggi +Europa, in caso di apparentamento con il centro-sinistra, dovrebbe scrivere sui moduli i nomi dei candidati nei collegi uninominali concordati tra diverse forze politiche, che non esistono, né possono esistere, visto che giuridicamente il collegamento tra le liste non matura prima del 42° giorno precedente il voto (cioè il 21 gennaio) e le altre forze politiche, che sono esonerate dall'obbligo di raccolta firme, possono stabilire i candidati comuni nell'imminenza del deposito delle candidature, il 34° giorno prima del voto (cioè il 29 gennaio). Anche con la precedente legge elettorale, dove l'accordo di coalizione non si sostanziava in comuni candidature di collegio, ma in un programma comune e in una comune candidatura alla premiership, le forze politiche avviavano la raccolta firme sulle proprie liste, ma non erano obbligate a scrivere e a comunicare ai sottoscrittori prima della data del deposito delle candidature con chi, a quali condizioni e scegliendo quale capo-coalizione si sarebbe alleate. Insomma, con il Porcellum si raccoglievano le firme senza dire preventivamente agli elettori se la lista sarebbe andata a destra, a sinistra, o da sola, invece oggi si vorrebbe che +Europa raccogliesse le firme divinando, con un mese di anticipo, il nome di 348 candidati uninominali, che ne esistono, né al momento possono esistere!".

Ecco come si conclude la nota: "È evidente che l'indicazione dei candidati nei collegi uninominali di una coalizione dovrebbe avvenire, per tutte le liste coalizzate, secondo i tempi e con le modalità previste per le liste esonerate dalla raccolta firme, cioè in sede di presentazione congiunta da parte dei rappresentanti di tutte le liste della coalizione (articolo 18-bis, comma 1-bis, secondo periodo). Il Viminale aveva impropriamente suggerito un emendamento nella legge di bilancio, pure non necessario, per risolvere per legge la questione senza il minimo sforzo di interpretazione; ed è paradossale perché questa legge elettorale su molti punti implicherà per l'ambiguità o anche per la vera e propria assenza di norme primarie fondamentali un lavoro ben più complicato e discrezionale di interpretazione. Il PD aveva presentato questo emendamento, che è però stato ritirato prima del voto, perché il capogruppo di FI Brunetta si era lamentato di non essere stato informato e aveva minacciato - niente meno - di far saltare il bilancio dello Stato e provocare l'aumento dell'Iva (boom!). Abbiamo sollevato questa questione di diritto, cioè di piena parità di accesso alle elezioni per le liste che devono raccogliere le firme in tutte le sedi istituzionali e politiche; abbiamo parlato con tutti, spiegato e argomentato. Tutti hanno saputo, tutti hanno capito ma nessuno ha avuto la volontà di scongiurare questo vulnus che aleggerà sulle elezioni e verrà sanato per il futuro solo quando la Consulta se ne occuperà. Le scelte - e le non scelte ancor di più - hanno delle conseguenze. La conseguenza di questa inerzia era per noi nota da tempo e avevamo avvertito che non c'era che una sola soluzione alla questione, cioè assicurare l'unica interpretazione logica e costituzionale possibile. Oggi +Europa ha dunque di fronte tre strade, ma una sola porta all'effettiva presentazione della lista. Le alternative alla presentazione autonoma sono la non presentazione, o la raccolta firme sulle sole liste per i collegi plurinominali, contro l'interpretazione data dal Viminale. In entrambi i casi, però, gli elettori non troverebbero sulla scheda né il nostro simbolo, né i nostri candidati. Se dobbiamo raccogliere le firme mettendo da subito i candidati di tutti i collegi uninominali - previsione assurda - non possiamo che mettere nomi tutti "nostri". Se per il ministero degli interni questa è l'unica possibilità, cioè impedire alle liste che devono raccogliere le firme di apparentarsi con altre liste, non abbiamo alternative. Pertanto l'unico modo di garantire la partecipazione di +Europa, con Emma Bonino alla imminente competizione elettorale è quello di iniziare subito, nei prossimi giorni, la raccolta delle firme dei cittadini per una presentazione autonoma della lista.

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