Giovedì 04 Maggio 2017 - 18:00

Emergency da 10 anni in Sudan. Strada: Meno difficile qui che in Italia

La prossima tappa sarà l'Uganda: "Faremo una replica di questo modello in un contesto diverso"

Emergency da 10 anni in Sudan. Strada: Meno difficile qui che in Italia

"La medicina è una forma di esercizio dei diritti umani. L'idea che si potesse aprire un ospedale chirurgico qui era una sfida e questa sfida è stata vinta ampiamente. Più di settemila interventi chirurgici, persone da 27 Paesi diversi sono venute a farsi operare qui. E' un modello che varrebbe la pena di replicare". Gino Strada, fondatore di Emergency, fa il punto in una intervista a RaiNews24 registrata nell'ospedale dell'organizzazione che si trova a Khartoum, in occasione dei dieci anni dalla sua apertura.

"Questo è un ospedale, che vuol dire un 'luogo ospitale' - spiega -. Chi si presenta viene curato gratuitamente. E' un bene pubblico che serve alla salute di tutti". Le difficoltà ci sono: "E' un ambiente difficile - racconta - per la temperatura, la polvere, ma la struttura è sigillata. Le tempeste di sabbia sono fortissime". La prossima tappa sarà l'Uganda: "Faremo una replica di questo modello in un contesto diverso, con un'architettura completamente diversa che è quella di Renzo Piano, molto eco-friendly. E' un progetto bellissimo".

Operare in Sudan, spiega, "è una sfida professionale interessante. Qui ci si confronta soprattutto con una malattia che è stata devastante anche da noi molto tempo fa, che purtroppo interessa spesso il cuore. E' una chirurgia molto impegnativa".

Ostacoli? "Per certi versi è meno difficile lavorare qui - sottolinea - che in Italia. Nessuno ti mette i bastoni tra le ruote, se vuoi fare un lavoro di tipo medico e sei trasparente e neutrale. Non sei lì a fare il pareggio di bilancio, sei lì a curare le persone. Poi, certo, ci sono anche i momenti difficili".

Dopo trent'anni di questo lavoro è ancora più convinto di quello che l'ha spinto a iniziare: "Credo che la guerra sia una follia. Siamo dominati da leader politici che in molti casi sono dei pazzi, andrebbero considerati dal punto di vista clinico, non politico. Parlare di guerra nucleare oggi significa parlare di distruzione del pianeta. Uno che fa questi discorsi di solito lo si tiene in istituto e lo si aiuta".

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  • redazione web
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