Lunedì 05 Marzo 2018 - 18:30

Elezioni, Renzi si dimette da segretario, Pd si spacca. "Staremo all'opposizione"

Il leader dem apre la fase congressuale dopo la "netta sconfitta". "No agli estremisti, alla cultura dell'odio e all'antieuropeismo. Io farò il senatore semplice"

Elezioni - Conferenza stampa di Matteo Renzi

La sconfitta è "netta", bisogna "scrivere una pagina nuova" dentro il Pd, quindi "è ovvio lasciare". Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni dalla segreteria dem. Dopo la lunga notte elettorale, avara di buone notizie, e le voci di un passo indietro che si rincorrono per tutto il giorno, il leader dem si presenta, solo, davanti a cronisti e telecamere nella grande sala riunioni del Nazareno: "Ho già chiesto al presidente Orfini di convocare un'assemblea per aprire la fase congressuale", dice. Non subito, però: "Questo accadrà al termine della fase di insediamento del nuovo governo", sottolinea. L'ex premier non intende lasciare il partito "a un reggente scelto da un caminetto" e si affida al popolo delle primarie".

L'avviso ai naviganti è rivolto ai leader delle diverse correnti interne, già pronti a valutare "un dialogo" con il M5S, in vista magari della trattativa che si aprirà per l'elezione dei presidenti delle Camere. Renzi, dopo aver fatto tutta la campagna elettorale contro l'incompetenza grillina, non ci sta: "Mi sento garante di un percorso politico e culturale. Abbiamo detto no a un governo con gli estremisti e non abbiamo cambiato idea in 48 ore", sentenzia. Sarà lui, quindi, a gestire la delicata fase degli incontri. E i paletti sono chiari: "Ci sono almeno tre elementi che ci separano da Salvini e Di Maio - scandisce - l'anti europeismo, l'antipolitica e l'odio verbale che ha caratterizzato la loro campagna. Fate il Governo senza di noi. Il nostro posto in questa legislatura è all'opposizione", assicura. Il messaggio finale è come sempre condensato in un tweet: "No agli inciuci, no ai caminetti ristretti, no a ogni forma di estremismo".

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Lo scontro interno si apre subito: "Siamo alla ormai consueta elencazione di alibi e all'individuazione di responsabilità esterne. Da questo atteggiamento deriva la soluzione ambigua individuata, di dimissioni non dimissioni", attacca Andrea Orlando che rimprovera a Renzi di rinchiudere il partito "in un bunker" e "si riserva il compito di affrontare, senza nessuna autocritica, questa travagliatissima fase per il Pd e per il Paese". "Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno.

E quando si decide di darle, si danno senza manovre", gli fa eco senza giri di parole il presidente dei senatori dem Luigi Zanda, vicino a Dario Franceschini. "Annunciare le dimissioni e insieme rinviarne l'operatività per continuare a gestire il partito e i passaggi istituzionali delle prossime settimane è impossibile da spiegare", è l'affondo. Dello stesso avviso Anna Finocchiaro, così come Marco Meloni - ex deputato fedelissimo di Enrico Letta - che parla di "nuove dimissioni fake", messe sul tavolo nel "cinico tentativo di avvelenare i pozzi". Tra i ministri, mentre il premier Paolo Gentiloni non commenta, anche Graziano Delrio e Maurizio Martina non nascondono i loro malumori. "Non è più il tempo di andare avanti a strappi - è la linea - anche perché a furia di strappare si è visto dove è arrivato il Pd".

E se quello del vicesegretario sarebbe per molti dem un nome spendibile per il ruolo di 'traghettatore', i renziani tornano in prima linea a difendere il segretario: "Nessuna dilazione, le dimissioni di Renzi sono verissime - taglia corto Lorenzo Guerini - E nessuna gestione solitaria dei prossimi passaggi: lunedì prossimo faremo Direzione nazionale e quello sarà il luogo e il momento per aprire una riflessione seria e responsabile sui risultati e sui prossimi passaggi". Renzi, insomma, prova a resistere. Ammette gli errori fatti (anche se, punta il dito, "uno di più grandi è stato non capire che si poteva votare nelle due finestre del 2017") e rivendica ancora una volta il percorso fatto. Da lì si parte, insomma, senza fuggire: "Farò il senatore semplice". 

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Scritto da 
  • Nadia Pietrafitta
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