Lunedì 13 Marzo 2017 - 11:45

Ecco il progetto Sherpa: Falchi, vespe e asini robot per il soccorso alpino

Droni a elica e piccoli trattori per rivoluzionare l'assistenza ai dispersi in montagna

Ecco il progetto Sherpa: Falchi, vespe e asini robot per il soccorso alpino

Falchi, vespe e asini sono stati promossi: una prova di maturità superata che, dalle nevi di Davos, potrebbe portarli ad aiutare i soccorritori alpini di tutta Europa a localizzare i dispersi travolti dalle slavine. Ovviamente non di animali in carne e ossa si parla, ma di robot: per la precisione, degli aeromodelli, dei droni a elica e dei piccoli trattori sviluppati nell'ambito di Sherpa, un progetto europeo che ha visto collaborare dieci partner: sette università (Eth, Leuven, Federico II di Napoli, Linkopings, Twente, Bremen e Bologna), due aziende (Bluebotics e Asla Tech) e il Soccorso alpino in qualità di utente. Sei, in totale, le nazioni coinvolte: Italia, Belgio, Germania, Svezia, Olanda e Svizzera. E proprio sulle nevi svizzere si è svolto, dopo quattro anni di sviluppo, l'incontro di revisione finale nel corso del quale il sistema è stato testato attraverso simulazioni in ambiente.

"Abbiamo cercato di riprodurre gli scenari tipici del soccorso invernale e testato le tecnologie. Alcune sono sicuramente ancora a livello laboratoriale, altre sono più mature e vicine allo sfruttamento sul campo", sintetizza Lorenzo Marconi, professore dell'Università di Bologna e coordinatore del progetto, prima di illustrare a LaPresse le particolarità tecniche del sistema messo a punto. "Sono robot diversi, ognuno con delle specificità. I falchi sono piccoli aeroplani ad ala fissa in grado di volare ad alta quota e riprendere immagini, per avere una prima ricostruzione della scena del soccorso. Le vespe sono quadrirotori in grado di operare nelle vicinanze del soccorritore, dotati di sensori Arva per la localizzazione dei travolti da valanga. L'asino, infine, è un piccolo rover con un braccio robotico che può recuperare la vespa con le batterie esauste, cambiandogliele in automatico", spiega il docente.

In un momento in cui la coesione dell'Unione europea viene quasi quotidianamente posta in discussione, Marconi sottolinea l'importanza dell'orizzonte internazionale abbracciato dal progetto. "Sherpa ha unito tante competenze diverse che è difficile trovare all'interno di un singolo Paese, per questo la visione europea è stata strategica", precisa, ricordando che "far dialogare linguaggi e tecnologie diverse è stato tutt'altro che semplice, ma alla fine il risultato è significativo". Se, in effetti, l'esito del test non può che dirsi positivo, come riconosciuto dai valutatori europei che hanno partecipato al Final Review Meeting, il processo di adozione del sistema non dovrebbe comunque avvenire in blocco. "Alcune di queste tecnologie sono molto più vicine allo sfruttamento vero, altre hanno avuto in Sherpa una valenza più accademica", chiarisce Marconi, indicando nella "vespa" il primo modello che potrebbe trovare un impiego stabile. "Contiamo sul fatto che il drone equipaggiato con Arva che sia in mano alle squadre di soccorso nel giro di un anno", anticipa il professore.
 

Scritto da 
  • Marco Valsecchi
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