Venerdì 23 Giugno 2017 - 19:15

Morto Rodotà, la camera ardente a Montecitorio

Il giurista aveva 84 anni. Fu il primo Garante della privacy

E' morto Stefano Rodotà, il giurista ed ex parlamentare aveva 84 anni

Una "lunga militanza civile al servizio della collettività, sempre contrassegnata dalla affermazione della promozione dei diritti e della tutela dei più deboli". Con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, interpreta il sentimento di un Paese in lutto per la scomparsa di uno dei suoi più fini giuristi e intellettuali. "Indipendente" è l'aggettivo che ricorre più spesso per ricordare Stefano Rodotà. Aveva 84 anni e da tempo combatteva contro un tumore. Pochi giorni fa è stato portato a casa, a Roma, perché le sue condizioni si erano aggravate e le cure non bastavano più. La sala Aldo Moro della Camera dei Deputati ospiterà la camera ardente sabato dalle 16 alle 20 e domenica dalle 10 alle 19.

"Grande giurista, intellettuale di rango, straordinario parlamentare. Una vita di battaglie per la libertà", è il cordoglio del premier, Paolo Gentiloni. "Ho avuto tante volte l'occasione di incontrarlo e confrontarmi sul tema dei diritti, a lui particolarmente caro e al quale ha dedicato decenni di impegno - racconta il presidente del Senato, Pietro Grasso -: ne ricordo l'intelligenza vivace e la straordinaria capacità di affrontare con linguaggio semplice temi profondamente complessi. Ci mancherà". "Si è battuto per il diritto di avere diritti - commenta la presidente della Camera, Laura Boldrini - anche nell'era digitale. Grazie Stefano". "Il nostro Paese - nota Romano Prodi - con lui perde un attento studioso delle istituzioni italiane e un attivo partecipante alla nostra vita politica. Il mio pensiero va alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene".

La sua morte cade nel ventennale della legge sulla privacy da Rodotà fortemente voluta, da garante per la privacy per oltre 10 anni, dal 1997 al 2005. "E' una perdita incolmabile - sostiene il garante dei dati personali, Antonello Soro - in particolare per l'Autorità che egli per primo ha presieduto e per la quale continua a rappresentare un punto di riferimento insostituibile. Il nostro Paese - e non solo - deve a Lui molto, quasi tutto, di quel diritto fondamentale alla protezione dei dati personali, che rappresenta sempre di più la garanzia di libertà nella società digitale. Personalmente perdo un amico indimenticabile".

Il Movimento 5 Stelle lo ricorda con tantissimi messaggi sui social:  "Grazie al professore - scrive su Twitter Roberto Fico - per le tante battaglie in nome della Costituzione e in difesa dei diritti delle persone e dei nostri beni comuni". "Stefano, grazie....e speriamo che la tua lezione continui ad essere meditata da tanti", dice il senatore Nicola Morra. E Danilo Toninelli: "Addio a un grande giurista, un grande uomo, che tanto ha dato all'Italia e che ha contribuito a salvarne la Costituzione". "E' stato un grande riferimento per tutta la società - afferma la sindaca della Capitale, Virginia Raggi -, grazie alle sue battaglie per i diritti civili, per la democrazia, per la libertà e per la difesa della Costituzione".
I pentastellati appoggiarono l'elezione di Rodotà alla presidenza della Repubblica nella primavera del 2013, per i sei scrutini che portarono poi alla rielezione di Giorgio Napolitano (prese 240 voti al primo; 230 al secondo; 250 al terzo; 213 al quarto; 210 al quinto; 217 al sesto). Era arrivato terzo alle consultazioni online dell'M5S, ma Milena Gabanelli e Gino Strada rinunciarono. "Vivo queste manifestazioni con il giusto distacco ironico, è un periodo ipotetico dell'irrealtà", commentò all'epoca. "Se guardo indietro vedo che ho fatto sempre quello che mi sentivo capace di fare. E alla mia età mi fa sinceramente piacere che qualcuno si ricordi di me". 

Professore emerito di Diritto civile all'Università di Roma La Sapienza, politico. Dopo essere stato iscritto al Partito Radicale di Mario Pannunzio, rifiuta nel 1976 e nel 1979 la candidatura nel Partito Radicale di Marco Pannella. Eletto alla Camera come indipendente di sinistra nel 1979, 1983, 1987, ex presidente del Pds (1991-1992), ex garante per la privacy (1997-2005). È stato tra gli autori della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. È stato componente del Gruppo europeo per l'etica delle scienze e delle nuove tecnologie. Fra i più accesi oppositori del ddl bavaglio sulle intercettazioni proposto dall'ultimo governo Berlusconi, nel 2013 firmò l'appello di MicroMega per l'ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Nel 2014 è stato una delle voci più critiche delle riforme del Senato e della legge elettorale portate avanti dal governo Renzi.
 

 

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