Venerdì 17 Novembre 2017 - 07:15

E' morto in carcere il boss Totò Riina. Cei: "Nessun funerale pubblico"

E' deceduto nella notte a Parma alle 3 e 37. Dal 1993 al 41bis, si porta dietro i suoi segreti. E nonostante la segregazione era rimasto il capo della mafia

Toto' Riina

Toto Riina, il "boss dei boss" è morto nella notte alle 3 e 37 nel Reparto detenuti dell'ospedale di Parma in regime di 41 bis. Aveva appena compiuto (proprio ieri) 87 anni. Le sue condizioni si erano aggravate dopo due interventi chirurgici a cui era stato sottoposto nelle scorse settimane. "È morto proprio da mafioso. Ma noi non stiamo festeggiando, perché non siamo come loro. 

Certe cose non si possono perdonare

", ha commentato a LaPresse Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, capo della scorta di Giovanni Falcone, morto insieme al magistrato nella strage di Capaci del 23 maggio 1992.

La famiglia. Con parere positivo della Procura nazionale antimafia e dell'amministrazione penitenziaria, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva firmato il permesso per consentire alla moglie Ninetta Bagarella e ai figli del boss di visitarlo in ospedale. Su Facebook Salvo, terzogenito dei quattro figli, lo ha salutato così: "Per me tu non sei Totò Riina, sei il mio papà. E in questo giorno per me triste ma importante ti auguro buon compleanno papà. Ti voglio bene, tuo Salvo". La figlia

Maria Concetta Riina, invece, ha cambiato la sua immagine di copertina su facebook e ha pubblicato due immagini in bianco e nero: una rosa scura e il volto di una donna con il dito davanti alla bocca che intima il silenzio e la scritta 'shhh...'. Poco prima, come foto del profilo, aveva scelto il famoso murales di Banksy che ritrae la bambina a cui scivola un palloncino rosso a forma di cuore dalle mani. Sotto, decine di messaggi con la scritta "Condoglianze".

LA SCHEDA Dagli omicidi politici all'arresto: chi era il 'Capo dei capi'

Ed è subito polemica sui funerali. "Funerali pubblici per Totò Riina? No, la posizione della Chiesa è chiarissima", ha fatto sapere a LaPresse don Ivan Maffeis, portavoce della Cei, riferendosi alla scomunica del Papa ai mafiosi. "Per noi la solidarietà alle vittime e ai parenti delle vittime è di massima importanza e basterebbe questo a dire da che parte sta la Chiesa. Noi prima di tutto pensiamo a quante persone sono morte per non cedere al peso della criminalità, per non piegarsi. Poi c'è tutto un discorso di contrasto attivo alla mafia che noi ci impegniamo a fare cercando di educare le coscienze. Servono segnali concreti, come l'opera di Libera, il coinvolgimento dei giovani e delle piazze".

Strage del rapido 904. Come conseguenza della morte di Totò Riina si estinguerà a Firenze il processo di appello sulla strage del treno Rapido 904 del 23 dicembre 1984. Il boss mafioso era l'unico imputato con l'accusa di essere mandante, determinatore e istigatore dell'attentato che costò la vita a 16 passeggeri e dove rimasero ferite 267 persone.

In primo grado, il 14 aprile 2015, venne assolto dalla Corte d'assise di Firenze "per non aver commesso il fatto". Il 21 dicembre prossimo, data in cui si doveva tenere l'udienza per la composizione di un nuovo ruolo per il rinnovamento dell'istruttoria dibattimentale, la corte di assise di appello prenderà atto del decesso di Riina dichiarando il processo chiuso per la morte del presunto reo. Per la strage del Natale 1984 sono stati già condannati in concorso, in via definitiva, i boss Giuseppe Calò, Guido Cercola, Franco Di Agostino e l'artificiere Friedrich Schaudinn.

La malattia. Nell'ultimo periodo, Riina soffriva di numerose patologie, era "completamente dipendente" dall'aiuto degli infermieri "in tutti gli atti quotidiani", aveva "difficoltà nel compiere qualsiasi movimento" e non riusciva a parlare normalmente. Il boss però fino a pochi mesi fa era "vigile e collaborante, discretamente orientato nel tempo e nello spazio" e dunque capace di stare in giudizio. Dopo l'estate, però, le sue condizioni sono precipitate. Dal legale del boss Luca Cianferoni filtrano un "no comment" e la richiesta di "massimo riserbo e silenzio".

Riina era in carcere dal 1993, dopo l'arresto avvenuto a Palermo in seguito ad una latitanza di 23 anni. Stava scontando 26 condanne all'ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del '92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino e quelli del '93 a Firenze, Roma e Milano. Fu proprio lui a decidere di inaugurare la stagione delle bombe e degli attacchi allo Stato. Il super boss non ha mai lasciato le redini di Cosa Nostra. Tre anni fa, in carcere a Opera, continuava a minacciare di morte i magistrati e prendeva di mira il pm Nino Di Matteo, che stava indagando sulla trattativa Stato mafia.

Il dibattito sulle condizioni di salute del boss e sull'ipotesi della scarcerazione era stato avviato mesi fa ma, dopo le aperture della Cassazione, il tribunale di sorveglianza di Bologna aveva rigettato la richiesta di differimento pena che era stata avanzata dagli avvocati. La richiesta era stata accolta dalla Suprema corte con questa motivazione: si deve affermare il "diritto" di ogni detenuto a "morire dignitosamente". 

Le reazioni. "Totò Riina, uno dei capi più feroci e spietati di Cosa nostra, è morto. La pietà di fronte alla morte di un uomo non ci fa dimenticare quanto ha commesso nella sua vita, il dolore causato e il sangue versato. Porta con sé molti misteri che sarebbero stati fondamentali per trovare la verità su alleanze, trame di potere, complici interni ed esterni alla mafia, ma noi, tutti noi, non dobbiamo smettere di cercarla - scrive il presidente del Senato Pietro Grasso su facebook - Iniziò da Corleone negli anni 70 una guerra interna alla mafia per conquistarne il dominio assoluto, una sequela di omicidi che hanno insanguinato Palermo e la Sicilia per anni. Una volta diventato il Capo la sua furia si è abbattuta sui giornalisti, i vertici della magistratura e della politica siciliana, sulle forze dell'ordine, su inermi cittadini, sulle persone che con coraggio, senso dello Stato e determinazione hanno cercato di fermarne il potere. La strategia di attacco allo Stato ha avuto il suo culmine con le Stragi del 1992, ed è continuata persino dopo il suo arresto con gli attentati del 1993. Quando fu arrestato, lo Stato assestò un colpo decisivo alla sua organizzazione. In oltre 20 anni di detenzione non hai mai voluto collaborare con la giustizia", conclude Grasso.

Per la presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi "Totò Riina è stato il capo indiscusso e sanguinario della Cosa Nostra stragista. Quella mafia era stata già sconfitta prima della sua morte, grazie al duro impegno delle istituzioni e al sacrificio di tanti uomini coraggiosi e giusti. Non possiamo dimenticare quella stagione drammatica, segnata dal delirio eversivo di un uomo spietato, che non si è mai pentito dei suoi crimini efferati e non ha mai collaborato con la giustizia. A noi resta il dovere di cercare le verità che per tutti questi anni Riina ha nascosto e fare piena luce sulle stragi che aveva ordinato - aggiunge - La fine di Riina non è la fine della mafia siciliana che resta un sistema criminale di altissima pericolosità".

"Ogni volta che una persona scompare è giusto avere un momento di riflessione e cordoglio che non toglie nulla alle gravi responsabilità che Riina ha per gli atti che ha compiuto", ha commentato Piero Fassino, ex Guardasigilli, a '6 su Radio 1'. Su Facebook ha scritto anche il segretario della Lega, Matteo Salvini : "È morto il boss Totò Riina. Devo piangere? Devo dire che mi dispiace? Non ci riesco. Conservo le lacrime per le sue vittime. Amen".

Con la sua morte "non significa che l'Italia abbia chiuso i conti con un certo passato, anche perché le mafie in questo paese sono ancora forti, e hanno infiltrato l'economia privata e gli enti pubblici. Lo Stato deve resistere - ha detto il candidato premier M5S Luigi Di Maio, a margine di un incontro a Confesercenti a Milano - Quel signore era in galera in un regime di carcere duro e quelli sono regimi di carcere che devono restare. La lotta alla mafia passa anche attraverso la carcerazione dei boss, ma anche per la trasparenza negli appalti pubblici, nei depositi bancari per capire i flussi dei soldi della malavita organizzata e dove sono riciclati. C'è ancora tanto da fare nella lotta alla mafia".

"Con la morte di Totò Riina si chiude una fase storica della mafia, la stagione dello stragismo politico-mafioso di cui Riina fu protagonista ed artefice, stagione cui fece seguito quella della trattativa Stato-mafia in cui Riina fu invece comprimario - ha detto l'ex pm antimafia Antonio Ingroia - Possono tirare un sospiro di sollievo i tanti potenti che in tutti questi anni hanno sempre temuto potessero venir fuori le verità indicibili su trattativa e stragismo del 1992-93: prima Provenzano e ora Riina sono morti senza parlare, portandosi nella tomba i terribili segreti di cui erano a conoscenza. La morte di Riina copre con una coltre di silenzio omertoso le malefatte di un'intera classe dirigente collusa con la mafia. Per non essere complice di quel silenzio il popolo può e deve ribellarsi contro quella classe politica impunita, responsabile di una delle stagioni più buie della nostra storia". Ha risposto la vedova Montinaro: "

Abbiamo sempre pensato che non potesse essere 'solo' una strage mafiosa. Sicuramente, quindi, tanti staranno tirando sospiri di sollievo".

"Sto parlando sull'onda dell'emozione perché c'è emozione, ma devo dire che questa non è una morte consolatoria - ha detto Rita Dalla Chiesa, conduttrice e figlia del generale Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia nel 1982, intervenendo a Mattino Cinque - La sua morte è arrivata a 87anni mentre gli uomini dello Stato che ha ucciso erano tutti uomini che nella loro vita non hanno potuto proseguire nei loro affetti, nei loro interessi, nello stare vicini a mogli, figli e nipoti. Lla prima cosa che mi è venuta in mente è che quest'uomo ha costruito un potere che non gli servirà più. Il mio dolore è banale da descrivere, ma è lo stesso che hanno provato i Falcone, i Borsellino, è lo stesso che ha provato Rosaria (Costa, moglie dell'agente Vito Schifani, ndr) quando in chiesa diceva 'non cambiano', e aveva ragione, ogni volta che io vedo quelle lacrime piango".

"La morte di Riina, come la morte di ogni persona, chiede rispetto. Ma questo non cancella il ricordo di una vita che, nel caso di Riina, è stata violenta, incompatibile con l'etica del Vangelo, strumento di sofferenza, di omicidi, di stragi", commenmta invece don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera. "Una vita che non ha mostrato segni di ravvedimento - afferma il prete antimafia -, nemmeno dopo la scomunica di papa Francesco ai mafiosi in quanto 'adoratori del male' e nemmeno dopo il suo 'pressante invito' affinché si convertano e aprano il cuore a Dio. Non solo Riina non si è pentito del male commesso, ma lo ha rivendicato, quindi non lo ha riconosciuto come tale. Mi auguro - nel pensiero caro che rivolgo alle persone uccise e ai loro famigliari, vittime di tanto odio - che almeno nel momento della morte abbia avuto il coraggio di guardare nel profondo di sé e di aprirsi così alla misericordia di Dio". "Quanto al futuro di Cosa Nostra, non bisogna illudersi che la morte del capo attenui la forza e la pericolosità di una mafia che ha dimostrato capacità di adattamento e rinnovamento, e che da tempo adotta lo strumento della corruzione e delle complicità politico-economiche per rubare la dignità e la speranza delle persone oneste".

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