Lunedì 04 Dicembre 2017 - 13:30

Dj Fabo, la fidanzata: "Con Cappato 4-5 incontri, Fabiano aveva già deciso"

Il drammatico racconto di Valeria Imbrogno fatto nell'aula del processo all'esponente radicale

Udienza del Processo a Marco Cappato

Quando Fabiano Antoniani, Dj Fabo, ha sentito per la prima volta al telefono l'esponente radicale Marco Cappato "avevamo già pagato la quota dell'associazione Dignitas" scelta dal 40enne milanese per il suicidio assistito. Lo ha detto Valeria Imbrogno, la compagna dell'uomo diventato cieco e tetraplegico dopo un grave incidente stradale, che nel febbraio scorso ha messo fine alla sua vita in Svizzera. "Cappato ci ha detto che ci saremmo potuti risentire una volta ottenuto il semaforo verde dall'associazione - ha spiegato la donna - . Marco gli ha parlato ancora della possibilità italiana per il suicidio assistito. Fabiano si è preso in pomeriggio intero per pensarci" ma ha preferito il ricovero in Svizzera per evitare un'agonia che sarebbe potuta durare anche "una settimana o dieci giorni". La sua decisione, però, "era irrevocabile".

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"A luglio e agosto aveva fatto anche un documento, una sorta di testamento privato, per disporre della sua musica delle sue scarpe", ha aggiunto la compagna. "Marco e Fabiano si sono incontrati 4 o 5 volte e lui ci ha illustrato tutte le possibilità", ha spiegato la compagna. "Fabiano ha deciso di andare in Svizzera con la macchina che avevamo comprato e che aveva per lo spazio per la carrozzina - ha aggiunto ancora la fidanzata - L'auto era guidata da Marco e c'era la mamma accanto. Io ero dietro con la mia macchina e mia mamma. La mamma e io speravamo anche quella stessa mattina cambiasse idea. Gli abbiamo chiesto cosa intendesse fare. Io gli ho chiesto 'sei convinto?' e lui mi ha risposto dicendo "assolutamente si". La decisione di Cappato di guidare l'auto è stata dettata proprio dal fatto di evitare conseguenze penali ai familiari del 40enne. L'intera procedura è costata "circa 15 mila euro" e il pagamento il giorno del ricovero lo ha fatto lo stesso Cappato.

Fabiano "aveva dolori costanti, come dei forti crampi, ma costanti. Mi diceva 'non so neanche perché sto cercando di sopravvivere perché la mia vita così non ha senso perché non è vita. Lui mi ha chiesto di prendere informazioni e mi ha detto che doveva morire. 'Per me questa non è più una vita, sto sopravvivendo di quantità' - ha continuato il drammatico racconto Valeria Imbrogno - Quando Fabiano (nel luglio del 2016) ha detto che avrebbe fatto lo sciopero della fame e della parola, ho capito che non si sarebbe tornati più indietro" e che la sua decisione di ricorrere al suicidio assistito "era irrevocabile". "Io avevo fatto una gara a giugno - ha aggiunto la compagna di Dj Fabo - e Fabiano si è indispettito al punto che andavo a casa sua e non mi parlava".

Davanti a gravi situazioni di sofferenza, anche prima dell'incidente, Fabiano mi diceva "Io così non vivrei mai, piuttosto mi ucciderei prima". Dopo il grave incidente stradale" io ero una sua protesi - ha spiegato la compagna - anche per cercare informazioni su internet" sul suicidio assistito "e abbiamo chiesto a un amico olandese che faceva il dj come lui, ma poi abbiamo capito che in Olanda non si poteva fare". "Ho mandato una mail all'associazione Luca Coscioni e anche alla Dignitas", associazione svizzera che poi ha seguito tutto l'iter di Fabiano fino al suicidio assistito. "Con Fabiano abbiamo letto insieme la brochure di Dignitas che gli era piaciuta di più. Noi abbiamo pagato la quota associativa di Dignitas e solo dopo abbiamo sentiamo Marco Cappato al telefono per la prima volta", ha spiegato la compagna. "Quando lo abbiamo sentito, Cappato ci ha raccontato di diverse possibilità, tra cui quella italiana di interrompere le cure". Ipotesi che è stata però scartata da Fabiano Antoniani e dalla famiglia perché "era semi autonomo e prima di morire ci avrebbe messo circa una settimana, dieci giorni, che sarebbero stati di agonia" e "lui non avrebbe più voluto soffrire" e non voleva causare ulteriori sofferenze alla madre Carmen. "La prassi in Dignitas lunghissima proprio perché Fabiano continuava a dire andiamo avanti andiamo avanti. Io invece ho sempre temporeggiato", ha aggiunto la fidanzata.

"Se non lo avessi aiutato io - ha aggiunto Imbrogno - non lo avrei amato come l'ho amato". Per poter accedere al suicidio assistito, la clinica Dignitas, richiedeva "un certificato di intendere e volere, il testamento biologico" certificato da un notaio e "tutta la documentazione medica e un successivo semaforo verde che per l'associazione Dignitas significava la possibilità di scegliere una data" e serviva anche "un certificato medico in cui venisse dichiarato non depresso". Tutto materiale che la famiglia ha inviato alla clinica svizzera. "Quando a novembre del 2016 è arrivata la busta gialla dalla Svizzera io e la mamma abbiamo cercato di prendere tempo". "Quando abbiamo visto la lettera della Dignitas - ha proseguito la compagna - Fabiano ci ha pensato un attimo". Poco tempo dopo l'uomo ha "convocato" la compagna e la mamma per dire "che ha deciso una data, che era il 18 febbraio poi si è ricordato che il 19 è il compleanno della mia mamma e ha detto che la data per andare in Svizzera era il 27". A quel punto "lui ha chiesto uno yogurt e poi ha chiesto di uscire. Da quel momento lui mi ha detto "ricordati che sono sollevato ora che ho deciso una data". A gennaio siamo più spesso con gli amici, Natale e Capodanno lo facciamo con gli amici,siamo andati al lago. Il 9 febbraio - ha aggiunto la compagna - abbiamo fatto la festa per i suoi 40 anni con gli amici e abbiamo festeggiato alla grande. Quasi tutti gli amici sapevano della sua decisione. Abbiamo festeggiato mia mamma e il 25 febbraio siamo partiti. Lui ha fatto la prima visita e ne poi ne ha fatta un'altra il giorno dopo. Nella prima visita è stato prescritto il farmaco" che gli avrebbe provocato la morte "e la seconda visita ha confermato la prescrizione, finché il 27 febbraio mattina Fabiano ha schiacciato il pulsante con la bocca" e si è spento. Gli infermieri della clinica lo avevano fatto sedere per aiutarlo a "schiacciare il pulsante con i denti e dopo pochi secondi si è addormentato e la testa gli è caduta in avanti - ha spiegato la compagna - A quel punto ho deciso di uscire e poco dopo è uscita anche la mamma. Fuori c'era Marco Cappato e la mia mamma". Anche la mattina stessa, la compagna gli aveva chiesto se fosse convinto della sua decisione e lui ha aveva detto "assolutamente si".

Per Valeria,la decisione di Fabiano di andare in Svizzera e ricorrere al suicidio assistito è stata la sua "vittoria". Una decisione contro la quale la donna ha "combattuto parecchio con Fabo e con me stessa - ha spiegato in aula - Ne ho parlato anche con luI. Gli ho detto che ero combattuta dall'andare avanti nell'essere la sua protesi o lasciare perdere. Io stavo combattendo con la signora morte che stava venendo a portarmi via Fabiano e gli dicevo 'mi sento sconfitta' - ha aggiunto - mentre lui mi diceva 'non ti sentire sconfitta perché per me è una vittoria'".

Intanto, la mamma di dj Fabo, Carmen Antoniani, si augura "che questa sia la volta buona per l'approvazione della legge sul biotestamento. Mio figlio ha lottato tanto per questo".

Poi il racconto: "Due minuti prima di morire, ho detto a Fabiano: 'Vai Fabiano, la mamma può continuare, voglio che tu vada'. Fabiano ha fatto tutto da solo - ha spiegato la donna - ed è stato bravissimo. Per fare capire com'era mio figlio, lui aveva capito che non avevo accettato interiormente la sua scelta e allora, per farlo andare via sereno, gli ho detto 'Vai Fabiano, la mamma può continuare, voglio che tu vada. E lui ha schiacciato il bottone". La signora, poi, è scoppiata a piangere e il pm Tiziana Siciliano le ha porto dei fazzoletti. La signora Carmen ha spiegato che il figlio, sostenuto dalla fidanzata, aveva tentato anche una terapia con le cellule staminali in India. Cura che però non aveva funzionato. "Una volta tornato dall'India - ha detto in aula la mamma - mio figlio parlava solo della Svizzera. Aveva deciso". Prima di andare in Svizzera, Fabiano aveva incontrato anche quattro o cinque volte Marco Cappato. "Quei colloqui erano meravigliosi - ha spiegato in aula la mamma di Fabo - era diventato un suo amico, una persona importante e lui gli parlava della sua musica".

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