Mercoledì 13 Dicembre 2017 - 16:30

Dj Fabo, Cappato: "Era mio dovere aiutarlo a morire"

L'esponente dei Radicali al processo che lo vede imputato per aiuto al suicidio e per aver accompagnato in auto in Svizzera il 40enne milanese

Processo a carico di Marco Cappato, accusato di aiuto al suicidio per vicenda dj Fabo

"Non mi ritengo responsabile di aver rafforzato in alcun modo l'intento suicidiario di Fabiano Antoniani, ma ritengo di averlo aiutato materialmente a raggiungere la Svizzera e ritengo che questo fosse un suo diritto e di tutte le persone che sono nella sua stessa condizione". Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni ed esponente dei Radicali, ha concluso così la sua testimonianza nel processo che lo vede imputato per aiuto al suicidio e per aver accompagnato in auto in Svizzera il 40enne milanese, Dj Fabo, rimasto cieco e tetraplegico in un incidente d'auto, e averlo aiutato a raggiungere la clinica Dignitas di Frock, vicino a Zurigo, dove ha scelto di mettere fine alle sue sofferenze.

"Fabiano avrebbe potuto vivere ancora o sopravvivere per altri 10 o 15 anni - ha spiegato Cappato - Se non ci fosse stato nessuno a aiutarlo a ottenere ciò che voleva Fabiano Antoniani sarebbe stato ancora vivo. La sua determinazione, però, era tale che dubito potesse non ottenere ciò che desiderava. Quando mi ha detto: 'Se tu non mi aiuti uno che mi spara lo trovo, anzi l'ho già trovato', sono parole che ho preso molto sul serio. In questo senso, il mio aiuto a Fabiano a morire in quel modo in quel giorno è stato determinante".L'udienza si è aperta con la proiezione in aula della video-intervista della Iena Giulio Golia a dj cui Fabo, che commosso i presenti: in lacrime non solo la madre del 40enne e la fidanzata Valeria, ma anche la pm Tiziana Siciliano, il pubblico e i giurati popolari.

"Ritengo che questo aiuto vada fornito - ha aggiunto il segretario dell'associazione Luca Coscioni in aula - e non mi nascondo dietro un dito su questo. I principi morali per i quali ho fornito questo aiuto sono in mie, e questo mi basta - ha concluso - ma sono anche riconosciuti dalla nostra Costituzione e dal diritto internazionale. Ritengo che le persone che soffrono di una patologia gravissima e irreversibile debbano decidere come morire e se morire, quindi era mio dovere aiutare Fabiano in questa sua scelta. Sono un militante politico e ritengo che debba essere la legge a determinare come questa possibilità venga realizzata".

Per il segretario dell'associazione Luca Coscioni "la violazione della legge avrebbe potuto rendere pubblica la situazione delle moltissime persone che sono inchiodate in una situazione che non vogliono. E sono la maggioranza. Sono pochissimi quelli che riescono a fare come Fabiano".

Il diritto a ricorre all'eutanasia, per l'esponente Radicale, è tale "anche se non si è circondati da tutto l'amore possibile" come Dj Fabo. "Fabiano era circondato da un'assistenza medica, da una qualità degli affetti, da tante persone che, come la mamma e la fidanzata, si stavano battendo per rendergli più sopportabile ogni attimo di vita e quello lo potevano fare solo loro". Il ruolo di Cappato nella vicenda è stato diverso. "Ritengo di aver un po' ritardato questo tipo di scelta - ha spiegato Cappato - coinvolgendolo nell'attività politica intorno a questa vicenda. Non posso dire che si fosse appassionato ma gli importava quello che stava accadendo. Più volte gli ho anche prospettato un'alternativa che, a casa sua e nel suo letto, lo avrebbe portato alla morte. Si trattava della sospensione delle terapie".

Cappato ha raccontato di essere stato "contattato da 454 persone da quando abbiamo avviato" l'iniziativa 'Sos Eutanasia' "a sostegno a chi vuole porre fine alla propria vita. So di persone che sono andate in Svizzera, di altre che non hanno fatto in tempo perché quando è arrivato il 'semaforo verde' non erano più trasportabili e di persone che hanno tenuto sospesa questa scelta fino all'ultimo". Oltre a Fabiano, Cappato ha anche accompagnato oltre confine Piera Franchini, malata di tumore, e aiutato Dominique Velati a raggiungere in treno la Svizzera. L'esponente radicale insieme a Mina Welby è anche indagato per la morte di Davide Trentini, che è stato aiutato dall'associazione Luca Coscioni a completare le pratiche per ottenere il semaforo verde e a pagare la struttura dov'è morto.

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Cappato aveva già anche contatto l'anestesista rianimatore Mario Riccio, che una decina di anni fa ha aiutato Piergiorgio Welby a sospendere le terapie e morire, e altri due anestesisti. Questa soluzione, però, Fabo aveva "rifiutato categoricamente". "Fabiano aveva considerato la situazione per la sua famiglia, soprattutto per la mamma che avrebbe dovuto aspettare 5 o 6 giorni finché si fosse spento. Questa possibilità Fabiano l'ha sempre rifiutata categoricamente".

Continuando la sua testimonianza, Cappato ha aggiunto: "Fabiano non ha esitato davanti alla possibilità che la sua scelta fosse resa pubblica" e anche davanti all'ipotesi che la sua intervista a 'Le Iene' fosse diffusa solo dopo la sua morte "è stato molto esplicito e ha detto 'sono vivo adesso e la voglio fare da vivo questa battaglia'. Con lui abbiamo parlato anche della possibilità di fare tutto clandestinamente, come fanno decine di persone ogni anno, sotto gli occhi delle autorità italiane, o pubblicamente anche se questo voleva dire aumentare i rischi e le pressioni su se stesso e sulla sua famiglia". E Fabiano ha scelto questa seconda strada, rendendo pubblica la sua battaglia con un video e con un'intervista all'inviato de 'Le Iene' Giulio Golia.

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