Lunedì 13 Febbraio 2017 - 21:00

Pd, Renzi: Assemblea per congresso prima del voto

L'ex premier alla minoranza: "Non ci saranno altri rinvii, chi ha paura lo dica". Bersani: "Rottura? Vedremo"

Direzione Nazionale del Partito Democratico

Matteo Renzi mette "un punto". Sarà l'assemblea del Pd, sabato o domenica, "a decidere i tempi e le modalità del congresso". Il segretario Pd bolla come "ricatto morale" l'ipotesi scissione e si definisce "allergico" al tema, ma sceglie la via della "responsabilità". "Credo che sia buon senso accettare l'invito a fare il congresso prima delle elezioni", dice. "Non voglio scissioni - ribadisce - Ma se deve essere sia una scissione sulle idee, senza alibi, e non sul calendario".

La platea è quella delle grandi occasioni. Seduto al tavolo della segreteria c'è Paolo Gentiloni, consapevole che dalle decisioni dei dem dipenderà anche il futuro del suo Governo. Tra le file del centro congressi di via Alibert, nel cuore di Roma, oltre ai componenti della direzione, ci sono i ministri Padoan, Minniti, Delrio, Orlando, Martina. Ci sono tanti parlamentari, i segretari regionali e provinciali, i futuri sfidanti di Renzi, Roberto Speranza, Enrico Rossi e Michele Emiliano e l'avversario di sempre, Massimo D'Alema. L'ex premier parla chiaro. "Se digiti su google 'resa dei conti Pd' emerge un dato sconvolgente... anche basta, diamoci una regolata tutti insieme", è l'invito. Il segretario lamenta il ritorno a liturgie di palazzo dimenticate. Dal giorno dopo il referendum, sottolinea, la politica italiana "ha messo le lancette indietro". Nel Pd "sono tornati i caminetti" e dall'agenda è "scomparso il futuro".
Ecco allora la scelta del "mare aperto" della sfida, a rimarcare la distanza dalla "palude". "Facciamo il congresso e chi perde - insiste - il giorno dopo dia una mano, non scappi con il pallone, non lasci da solo chi vince le primarie".

Nessuna data per il voto, invece, viene messa a verbale. Il segretario si cimenta in una specie di 'spot pubblicitario' per la stampa quando sta per affrontare il tema, ma la linea non cambia: "Il voto e il congresso sono due concetti divisi". Non essendo più premier, non essendo ministro dell'Interno né il presidente della Repubblica, "quando si vota non lo decido io, questa visione 'giucascaselliana', quando lo dico io, va rimossa". "Sia chiaro a tutti che il congresso non si fa per decidere il giorno del voto".
Il congresso segnerà il cambio di passo nel partito. "Si chiude un ciclo alla guida del Pd", sottolinea lasciando immaginare un passo indietro e tracciando "come da buona abitudine scout" un primo bilancio ("Ho preso un Pd che aveva il 25 per cento e nell'unica consultazione politica lo abbiamo portato al 40,8").

Renzi immagina il suo futuro "in giro senza cerimoniali", fuori dai pastoni dei tg e "libero" dai retroscena dei giornali, in giro per l'Italia "senza cerimoniale" in cerca di talenti. Prima di 'scomparire', però, l'ex premier non risparmia avversari vecchi e nuovi. L'Europa? "Non può essere solo la maestrina che ci chiede lo 0,2 sbagliando momento". La manovrina? "Va evitata la procedura d'infrazione, ma i 3,4 miliardi si recuperano non aumentando le accise, ma con un disegno che permetta all'Italia di continuare la curva sulla crescita".

Dopo la sua relazione iniziale si susseguono gli interventi. Bersani chiede di garantire sostegno a Gentiloni fino al 2018, senza congressi "cotti e mangiati". Emiliano ufficializza la sua candidatura e annovera un eventuale congresso ad aprile "senza conoscere la legge elettorale, senza sapere quante sezioni sono commissariate e con la Pasqua in mezzo" tra le cose che "fanno rischiare la scissione". Orlando tenta la mediazione e propone una conferenza programmatica, invitando il partito a non fare delle primarie "la sagra dell'antipolitica". "Stop a una delegittimazione quotidiana" del segretario del partito, "messa al bando della parola scissione e confronto quotidiano sui contenuti", è la ricetta del Guardasigilli. Martina non è d'accordo e vede nel congresso l'unica strada per scioglier etutti i nodi sul tavolo, leadership compresa.

"Quando in un partito ci sono linee diverse, la strada giusta è un Congresso. E un confronto vero può essere anzi il modo per evitare scissioni", twitta sibillino Dario Franceschini.
Alla fine la direzione approva la relazione del segretario e la convocazione dell'assemblea. Da statuto le strade per anticipare il congresso, previsto in autunno, sono le dimissioni del segretario o la sua sfiducia in assemblea. Sabato o domenica, quindi, Renzi lascerà. E sarà un nuovo calcio d'inizio.

Scritto da 
  • Nadia Pietrafitta
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