Venerdì 09 Giugno 2017 - 18:30

Digitale, Iacovone (EY): Cambiano imprese, deve cambiare cultura

Intervista all'ad di una delle principali società di consulenza in Italia per fare il punto su rischi e opportunità di questa trasformazione

Digitale, Iacovone (EY): Cambiano imprese, deve cambiare cultura

Mettere il cliente al centro del discorso mentre si recupera competitività attraverso la robotizzazione e l'Internet delle cose, ma anche efficienza attraverso i sistemi di gestione dei dati di nuova generazione. E' questo il tipico percorso di trasformazione delle imprese descritto oggi da Donato Iacovone, amministratore delegato di EY in Italia, nel suo intervento al 47° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria. Un discorso pronunciato subito dopo quello nel quale il presidente dell'associazione, Alessio Rossi, ha indicato la paura del domani come uno dei mali peggiori dell'Italia. A margine dell'evento, LaPresse ha incontrato Iacovone - a capo di una delle principali società di consulenza attive nel Paese - per fare il punto su come la trasformazione digitale stia procedendo e su quali siano i rischi e le opportunità che la accompagnano.

E' d'accordo sul fatto che le aziende non debbano avere paura del cambiamento in atto?

Sì, direi che non bisogna avere paura. E già lo dimostrano le imprese che si sono avventurate nei grandi cambiamenti che il digitale sta imponendo. Da una parte recuperare produttività sulla supply chain immettendo tecnologie - come l'Internet of Things - sulla linea di produzione per recuperare efficienza. Dall'altra avere e leggere tutti i dati che riguardano il cliente e quello che va sotto la customer experience. Quindi un cliente sempre più informato, che può comprare su diversi canali e col quale bisogna interagire attraverso i dati che lascia sul web e sui social network, capendo qual è l'esperienza che cerca.

Il percorso è già iniziato?

Quelli che si sono già avventurati stanno avendo successo, recuperando competitività e guadagnando quote di mercato. Il tema vero che rimane è il grande cambiamento culturale che va fatto dentro alle imprese quando si attua un cambiamento utilizzando la tecnologia digitale.

Uno dei timori è che si perdano posti di lavoro. Pensa sia una preoccupazione legittima?

Gli economisti sono divisi. Una parte sostiene che si perderanno grandissime quote di occupazione, altri pensano che si perderanno sì quote di occupazione, ma che si recupereranno con nuovi mestieri che emergeranno. Il 67% dei ragazzi che iniziano la scuola faranno un lavoro che oggi non esiste: lo dice una ricerca del World Economic Forum. Questo dà la dimensione di quanti nuovi lavori nasceranno nei prossimi anni. Quindi non bisogna avere paura di questo. Certo, nella fase di transizione ci saranno degli impatti sociali da gestire, dentro alle imprese e nella società.

Qual è, infine, il ruolo che deve avere la politica in questo processo?

La politica deve indirizzare il cambiamento e sostenerlo nella sua fase iniziale: quello che è successo in Germania e che sta succedendo oggi in Italia, forse con qualche anno di ritardo. Comunque la strada è stata intrapresa e si vedono già i primi risultati.
 

Scritto da 
  • Marco Valsecchi
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