Venerdì 13 Gennaio 2017 - 13:00

Caso emissioni, indagini sulla Renault. Risale in Borsa Fca

La replica dell'ad Marchionne "Sopravviveremo anche in caso di multa". Spunta l'inchiesta sul gruppo francese

Caso emissioni in Francia indagini su Renault che crolla in Borsa. Risale invece Fca

Fca si rilancia in Borsa dopo che ieri la Environmental Protection Agency degli Stati Uniti (Epa) ha notificato  una sospetta violazione del Clean Air Act. La presunta violazione riguarda l'installazione di un software su circa 104mila veicoli diesel che avrebbe permesso emissioni più alte del consentito. Oggi il titolo però reagisce in Borsa chiudendo in positivo a +4,95% a 9,22 euro. Il rialzo del titolo del Lingotto spinge anche Ferrari (+2,54% a 56,65 euro) e Cnh Industrial (+2,46% a 8,52 euro). Sempre oggi è invece emersa un'inchiesta francese sulla Renault e le emissioni delle sue vetture. 

FARI ACCESI SU RENAULT. Le autorità francesi starebbero indagando sul gruppo automobilistico francese Renault. L'indagine riguarderebbe le emissioni prodotte dalle vetture.  Stando a quanto rivelato dalle fonti giudiziarie, da ieri sarebbero 3 giudici al lavoro su Renault. Il titolo del gruppo francese, perde oltre il 4% alla Borsa di Parigi, a minimi da un mese.

LE ACCUSE A FCA. "Non rivelare la presenza di un software che interessa le emissioni nel motore di un veicolo è una violazione seria della legge, che può portare a un inquinamento nocivo dell'aria che respiriamo", ha dichiarato Cynthia Giles, assistant administrator dell'ufficio Epa per l'Enforcement and Compliance Assurance, aggiungendo che "continuiamo a investigare la natura e l'impatto di questi apparecchi. Tutti i costruttori dovrebbero giocare secondo le stesse regole". Secondo Mary D. Nichols, presidente del California Air Resources Boars (Carb), "ancora una volta, un grande costruttore di auto ha deciso di scansare le regole ed è stato scoperto". Il software si apprende da un comunicato dell'Epa, sarebbe stato montato su modelli Jeep Grand Cherokees e Dodge Ram.

LA RISPOSTA DI MARCHIONNE. "Non abbiamo fatto nulla che sia illegale", ha dichiarato l'amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, rispondendo alle accuse. "Non c'è mai stato alcun tentativo di creare condizioni per ostacolare il processo di test. Questa è una sciocchezza assoluta", ha aggiunto Marchionne, precisando che il caso Volkswagen e quello Fca non hanno niente in comune e non è possibile fare un confronto. "Nessuno è così stupido da cercare di montare un software illegale", ha detto inoltre l'ad.

Dai primi calcoli la multa potrebbe arrivare a 4,63 miliardi di dollari. Marchionne la prende con filosofia: "Fca sopravviverà anche nel caso in cui le dovesse essere comminata una multa di 4,6 miliardi di dollari".

LA REPLICA DI FCA US. "Fca Us è contrariata dal fatto che l'EPA abbia scelto di emettere una 'notice of violation' in merito alla tecnologia di controllo delle emissioni impiegata nei motori diesel leggeri da 3.0 litri, modelli 2014-2016, della società. FCA US intende collaborare con l'Amministrazione subentrante per presentare i propri argomenti e risolvere la questione in modo corretto ed equo, rassicurando l'Epa ed i clienti di Fca Us sul fatto che i veicoli diesel della società rispettano tutte le normative applicabili", si legge in una nota di Fca Us, la controllata statunitense di FCA N.V.

"I motori diesel di Fca Us - si legge ancora nella nota - sono equipaggiati con hardware di controllo delle emissioni all'avanguardia, ivi incluso la tecnologia selective catalytic reduction (SCR). Ogni costruttore automobilistico deve utilizzare varie strategie per controllare le emissioni al fine di realizzare un equilibrio tra le prescrizioni di EPA relative al controllo delle emissioni di ossidi di azoto (NOx) e le prescrizioni relative alla durata, prestazioni, sicurezza e contenimento dei consumi. FCA US ritiene che i propri sistemi di controllo delle emissioni rispettino le normative applicabili".

 

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