Mercoledì 22 Marzo 2017 - 08:15

Darù: Non rinnego affetto per Corona, ho rotto i rapporti dopo le perquisizioni

La 'grande accusatrice' di Fabrizio Corona, tenta la via della riconciliazione

Darù: Non rinnego affetto per Corona, ho rotto i rapporti dopo le perquisizioni

 "Non rinnego il mio affetto per Fabrizio, ma sono delusa.  Ho rotto i rapporti con lui dopo la perquisizione in cui vennero trovati i contanti e perché non ero stata pagata per tutto il mio lavoro, ma io gli voglio ancora bene, persino oggi". Geraldine Darù. La 'grande accusatrice' di Fabrizio Corona, tenta la via della riconciliazione. La Darù, che aveva il compito di accompagnare Corona nelle sue serate e riscuotere i compensi, ha lavorato con lui da febbraio a settembre 2016. Sentita come testimone nel processo per i 2,6 milioni di euro in contanti trovati nel controsffitto della casa di Francesca Persi e in due diverse banche in Austria, l'ex tuttofare di Corona prova a spiegare il perché della sua 'rottura' con lui. "Fabrizio è un gran lavoratore, uno stacanovista, spesso lavoravamo fino alle 2 o alle 3 di notte è alle 9 di mattina lui era di nuovo in ufficio - racconta la donna - . Ha fatto moltissime serate e ha guadagnato molti soldi".  L'ex re dei paparazzi, però, non la voleva mettere in regola. "Percepivo mille euro al mese più una percentuale per i clienti che portavo - ha spiegato - ma non avevo un contratto di lavoro". Proprio "la mancata regolarizzazione è stata la causa scatenante della rottura con Fabrizio", ha aggiunto.

La donna, come già aveva raccontato agli inquirenti nel settembre scorso, ha ribadito in aula di aver custodito per una notte nella sua stanza di albergo a pochi passi dalla Stazione Centrale di Milano un borsone con dentro "20 o 30 buste bianche con la scritta Fabri" che contenevano diverse centinaia di euro. Denaro che Francesca Persi il giorno successivo ha portato in Austria e depositato in due cassette di sicurezza in due diversi istituti di credito di Innsbruck. Geraldine Daru' era anche presente a casa della Persi il 7 settembre, quando gli investigatori hanno trovato altri 1,7 milioni di euro nascosti in un controsoffitto. Agli inquirenti la donna aveva raccontato di essersi sentita minacciata da Corona, che si era informato più volte tramite i suoi collaboratori su dove alloggiasse a Milano. Oggi in aula, rispondendo alle domande del pm e dei difensori di Corona, i legali Ivano Chiesa e Luca Sirotti, ha ridimensionato la vicenda: "Fabrizio non mi ha mai minacciato - ha detto - non è mai stato aggressivo, certamente non mi cercava per dirmi 'ciao come stai?' ma neanche per ammazzarmi". Darù ha anche spiegato di aver tenuto "un Rolex di Corona, perché mi doveva dei soldi. Francesca Persi in quei giorni mi diceva 'portami l'orologio e io ti pago', gliel'ho portato ma non ho visto comunque i soldi". La donna ha poi chiarito che Corona spesso veniva pagato "in contanti" dai gestori dei locali dove presenziava alle serate. Versione confermata anche da Assuta De Prisco che "ha lavorato con Fabrizio per 10 anni e è stata una teste importantissima - ha spiegato l'avvocato Chiesa - perché ha raccontato che le società di Corona negli anni hanno fatturato per milioni di euro, di cui oltre un terzo in nero".

Scritto da 
  • Benedetta Dalla Rovere
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