Sabato 20 Febbraio 2016 - 23:00

Dal Leone all'Orso d'Oro: chi è Gianfranco Rosi

Il regista di 'Fuocoammare' aveva conquistato Venezia nel 2013 con 'Sacro Gra'

Gianfranco Rosi Berlino

Gianfranco Rosi ha confermato le aspettative e ha vinto l'Orso d'Oro alla Berlinale 2016 con il suo 'Fuocoammare' ambientato proprio a Lampedusa, isola simbolo delle tragedia dei migranti. Il film documentario racconta il dramma dei migranti attraverso gli occhi di Samuele, 12enne dell'isola, testimone inconsapevole della tragedia. Per girare la sua opera Rosi si è trasferito per un anno a Lampedusa, provando sulla sua pelle cosa significa vivere ai confini dell'Europa.

Per Rosi si tratta del secondo grande successo della sua carriera: nel 2013 aveva vinto il Leone d'Oro a Venezia con l'acclamatissimo 'Sacro Gra'.

Nato in Eritrea, ad Asmara, nel 1964, l'anno successivo si trasferisce a New York dove riesce ad entrare, e a diplomarsi, all'acclamata New York University Film School. Doppio passaporto italiano e statunitense in tasca, si mette per la prima volta dietro la macchina da presa dopo un viaggio in India, quando dirige 'Boatman', mediometraggio che riscuote un discreto successo in diversi festival internazionali e cui segue 'Afterwords', con cui debutta al festival del cinema di Venezia nel 2000. Nel 2008 tenta la strada del lungometraggio con 'Below sea level', ambientato in California, con cui torna a Venezia e vince il premio Doc/It, oltre a diversi altri premi internazionali.

Nel 2010 è la volta del discusso 'El sicario - Room 164', controverso film intervista su un sicario messicano che riscuote sempre il plauso della critica.

Il successo vero e proprio, che lo rende noto al pubblico oltre che agli addetti ai lavori, arriva con 'Sacro Gra', storie di vita intorno al Grande Raccordo Anulare di Roma, con cui trionfa a Venezia.

Con Fuocoammare ha scelto di raccontare uno dei temi più complessi e drammatici dell'attualità italiana ed europea. Rosi ha lasciato molti senza fiato durante la proiezione alla Berlinale. Il regista ha raccontato di essere anche uscito in pattuglia sulle navi militari italiane, in cerca e in soccorso delle barche dei profughi. In una di queste occasioni si è trovato di fronte a una barca piena di migranti, quasi tutti già morti, dopo 5 ore in mare. "Ho avuto un senso di pudore", ha detto Rosi, sottolineando di averci dovuto pensare due volte prima di iniziare a filmare. "Non mi sentivo di riprendere quella tragedia. Poi però mi sono detto che dovevo mostrare quello che succedeva", ha aggiunto, paragonando l'orribile scena a quella di una camera a gas della Seconda guerra mondiale.

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