Mercoledì 19 Luglio 2017 - 14:45

Dal Tribunale di sorveglianza no alla scarcerazione di Totò Riina

Riina, 86 anni compiuti, dovrà restare detenuto al 41bis. Oggi maxi sequestro di beni alla famiglia

Da Tribunale di sorveglianza no alla scarcerazione di Totò Riina

No alla scarcerazione di Totò Riina. Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha rigettato la richiesta di differimento pena che era stata avanzata dagli avvocati del boss. Riina, 86 anni compiuti a novembre scorso, dovrà restare detenuto al 41bis nel reparto riservato ai carcerati dell'ospedale di Parma. Il 'Capo dei Capi' è in carcere dal 1993, dopo l'arresto avvenuto a Palermo in seguito ad una latitanza di 23 anni. La notizia arriva dopo il duro colpo di stamattina, quando guardia di finanza e polizia hanno sequestrato beni per 1,5 milioni di euro riconducibili proprio al boss e alla sua famiglia.

L'APERTURA DELLA CASSAZIONE. Si deve affermare il "diritto" di ogni detenuto a "morire dignitosamente". Con questa motivazione la Cassazione aveva accolto lo scorso 5 giugno la richiesta degli avvocati di Riina, aprendo di fatto all'ipotesi di scarcerazione del boss di Cosa Nostra. Secondo quanto si legge nella sentenza della Suprema Corte numero 27.766 relativa all'udienza del 23 marzo "ferma restando l'altissima pericolosità del detenuto e del suo indiscusso spessore criminale", il provvedimento del Tribunale di sorveglianza di Bologna - con cui era stata respinta la richiesta dei legali del 'Capo dei Capi' - "non chiarisce con motivazione adeguata come tale pericolosità possa e debba considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico dello stesso".

"Il provvedimento sostiene l'assenza di un'incompatibilità  dell'infermità fisica del ricorrente con la detenzione in carcere, esclusivamente in ragione della trattabilità delle patologie del detenuto". Per La Suprema Corte il tribunale di Bologna aveva omesso "di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue generali condizioni di scadimento fisico". "Il giudice di merito deve verificare se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un'afflizione da eccedere il livello che deriva dalla legittima esecuzione di una pena", si legge nella sentenza.

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