Venerdì 25 Marzo 2016 - 13:45

Crisi, 'Shoot4Change' fotografa distretto di Fabriano

Il documentario multimediale sarà online dal 30 marzo con foto, racconti e video-testimonianze

Crisi, 'Shoot4Change' fotografa distretto di Fabriano

Un documentario multimediale per raccontare la crisi dei distretti industriali italiani iniziando da quello dell'elettrodomestico di Fabriano nelle Marche. Saranno su piattaforma web dal 30 marzo le testimonianze e i racconti realizzati da Shoot4Change. "E' la nostra idea di fotografia sociale e di linguaggio multimediale per includere e rendere consapevoli le persone. Il nostro racconto multimediale per il web (www.lafinedellillusione.it ) - spiega il direttore del progetto Andrea Ranalli - vuole far riflettere su cosa rimane dei distretti industriali italiani, travolti dalla crisi e dalla globalizzazione divenuti da locomotive economiche a macchine problematiche" "L' inchiesta - prosegue Ranalli - è basata sul racconto degli abitanti di Fabriano, territorio legato all'industria degli elettrodomestici e al nome di una famiglia, i Merloni, e ai suoi marchi come Ariston, Indesit e l'indotto. Qui si è passati da 3, 5 milioni circa di ore di cassa integrazione nel 2007 a circa 50 milioni nel 2014". 
"I distretti italiani sono icone da rivalutare, la sensazione che si ha anche dall'estero è che siano stati dimenticati, collassati sotto il fardello delle dimensioni delle imprese locali troppo piccole per un mercato mondiale e troppo sbilanciate nei settori tradizionali sui quali puntano i Paesi emergenti. Abbiamo raccontato le esperienze  degli individui in crisi, ma anche le storie di chi sta riprogettando il futuro tornando alla terra", commenta da Bruxelles il fondatore di Shoot4Change, Antonio Amendola. 

"Il documentario si compone di contenuti fotografici, video e di approfondimenti giornalistici, volti ad esplorare le implicazioni sociali della deindustrializzazione dell'area", aggiunge Ranalli, in Shoot4Change fin dalle origini e che con Marco Bulgarelli ha realizzato il progetto.

"Shoot4Change, attiva dal 2009, è un'organizzazione no profit globale di fotografi volontari, professionisti o semplici appassionati, che realizza reportage su temi sociali per documentare storie sottovalutate dall' informazione 'mainstream', per sensibilizzare l' opinione pubblica su situazioni di disagio sociale o segnalare realtà virtuose poco note", spiega Amendola.

Shoot4Change si affianca a numerose associazioni e organizzazioni del terzo settore sia per iniziative di sensibilizzazione di impatto locale sia per iniziative nazionali ed internazionali, come quelle di Action Aid, Oxfam, le iniziative Onu contro la povertà.

"Cresciuto in tutto il mondo grazie al web e al passaparola, il network raggruppa circa 1000 fotografi - aggiunge Amendola -. Il progetto nasce da un blog, in cui parlavo di fotografia capace di suscitare un cambiamento sociale, ed è diventata strada facendo una associazione no profit e un vero movimento. E' a disposizione delle piccole realtà non raccontate dal l'informazione tradizionale. La gente in realtà ha voglia di sentirsi raccontare le storie di prossimità che non sono rese note dai media perché non ritenute remunerative. Noi non interveniamo nel momento della grande attualità dell'emergenza, ma quando i riflettori dei media si spengono". "Come facciamo anche sul fenomeno della immigrazione e come faremo a Bruxelles, città dove vivo da tempo ormai e che sento come casa mia", assicura Amendola.

"Ero in auto - racconta Amendola a pochi giorni dagli attentati nella capitale del Belgio - e stavo andando a fare una visita medica di routine all'ospedale universitario vicino all'aeroporto di Zaventem. È' stato impossibile accedervi perché era diventato il punto principale di assistenza delle vittime del primo attacco. Ma per me e per gli altri fotografi di Shoot4Change non è questo il momento di scattare fotografie. Aspettiamo che si spenga il cono di luce mediatico e allora entreremo in azione noi. E lo farà anche Sultan, 23 anni, un fotografo, rifugiato siriano, arrivato da poco a Bruxelles da Aleppo. A lui, come ad altri giornalisti e fotografi, videomaker o creativi in fuga da Paesi in guerra, Shoot4Change vuole dare una chance. Sultan adesso è impegnato a raccontare, per quello che può, la 'sua' Bruxelles, la città che lo ha accolto".

"La sola reazione possibile per la gente dopo gli attentati - sottolinea il fondatore del network di fotografi volontari- è uno sforzo di reazione di "normale quotidianità. Come faremo noi di Shoot4Change. Ma abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti. Lancio quindi un appello a donare anche apparecchi fotografici vecchi, ma in buone condizioni, per avviare delle attività didattiche gratuite per rifugiati e persone in difficoltà qui a Bruxelles". Anche a Molenbeek, nel quartiere diventato noto come il ghetto che proteggeva i terroristi di matrice islamica. "Cercheremo di realizzare delle attività in futuro a Molenbeek, ma fuori da ogni retorica: per fornire gli strumenti di racconto del mondo a coloro che vengono troppo spesso raccontati male da altri", dice Amendola.

Il network Shoot4Change ha sede a Roma dove 'La Casa dei Raccontastorie' racconta nuove povertà e l'immigrazione e ha coordinatori locali in Italia e anche all'estero, oltre che a Bruxelles, Barcellona, New York, Città del Messico e altre città. "Crediamo in un approccio multimediale, dai 140 caratteri di twitter a facebook al documentario. Con Action aid abbiamo formato dopo il sisma in Emilia dei ragazzi delle superiori in 4 comuni pilota insegnando loro a raccontare per immagini come venissero spesi i soldi della ricostruzione", spiega Amendola, italiano che col suo network internazionale è finito sulle pagine del New York Times. Come? "Grazie a internet - afferma - dove, se posti una fotografia con un buon contenuto, puoi diventare virale e finisci sulla scrivania di un photo editor".

Shoot4Change con questa filosofia racconta anche il cambiamento sociale a Fabriano, in provincia di Ancona, coinvolgendo lavoratori, professionisti, famiglie, politici locali, sindacato. "Abbiamo intervistato gli operai - dice Ranaldi - c'e' chi viveva la fabbrica come una sicurezza e si sente tradito dalle grandi famiglie industriali e chi pensa a un 'piano b', dopo avere perso il lavoro in catena di montaggio, mettendo in piedi una coltivazione di lavanda, un ritorno alle origini agricole della zona".

"Pochi ce la fanno però a rimettersi in gioco facendo impresa- fa sapere il sindacalista Fabrizio Bassotti della Fiom di Ancona -. Nelle Marche e a Fabriano, uno dei comuni più ricchi d'Italia ora ha uno dei tassi più alti di disoccupazione, il 50% dei cittadini o sono in cassa integrazione o sono disoccupati. In questo territorio si sono sviluppate in poco tempo delle multinazionali che hanno impiegato  a una gran quantità di lavoratori in catena di montaggio,  non specializzati e ora da ricollocare. Con la crisi dei consumi e la competizione internazionale il sistema dell'elettrodomestico, su cui era fondata l'economia di distretto e monoprodotto a Fabriano, è crollato".

Dopo Fabriano nel 2016 Shoot4Change intende raccontare altri distretti produttivi, fra cui quello del Nord-Est.

E fra le iniziative future c'è anche una partnership con 'Emergenza sorrisi', con i medici che vanno a operare i bambini col labbro leporino in tutto il mondo, come in Benin, in Africa.

Scritto da 
  • Laura Carcano
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