Martedì 21 Febbraio 2017 - 08:45

Pd, Rossi e Speranza disertano la direzione. Prodi: Un suicidio

Il governatore toscano attacca: Mi sento fuori da questo partito. La delusione dell'ex premier Letta: Non può finire così

Crisi nel Pd, Rossi e Speranza disertano la direzione. Rimane l'incognita Emiliano

Sarà la direzione del Pd, oggi al Nazareno, a verificare lo stato di salute del partito, per capire quanto sia o meno compromesso e quanto sia vicina la scissione. Nel frattempo anche il padre nobile, Romano Prodi,  ha detto la sua sulle vicende dei dem "Sono angosciato" ha sottolineato in un colloquio con Repubblica. "Non sono in grado di dire nulla sul Partito democratico", esordisce, per poi dichiarare: "Nella patologia umana c'è anche il suicidio", facendo riferimento a una possibile scissione.
"Faccio decine di telefonate, certo non sono indifferente alla scissione. Colloqui privati, tali rimangono", spiega il fondatore dell'Ulivo e dello stesso Pd. Rassegnarsi? "Non esiste - ribadisce - Semmai, mi intristisco. E se è vera la crisi di sistema che abbiamo descritto, va affrontata, combattuta, sconfitta. Io non mi rassegno affatto". Il Professore cerca di fermare l'onda della scissione. Adesso il punto è salvare il Partito democratico. "La soluzione, per poi rimettersi insieme, non può certo essere la frammentazione", conclude Prodi.

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LETTA: RENZI HA COLPE MAGGIORI.  "Ricostruire da tutte queste macerie, per chi ci si metterà, sarà lavoro ai limiti dell'impossibile". Lo dichiara invece l'ex premier Enrico Letta in un colloquio con il Corriere della Sera, lanciando un severo monito all'indirizzo di Matteo Renzi, addossando al segretario dimissionario tutto il peso della scissione del Pd: "È così facile distruggere! Quanto più difficile è il costruire. A distruggere ci si mette un attimo, a costruire, una vita". Secondo l'attuale direttore della scuola parigina d'affari internazionali di Sciences Po così facendo "si sta aprendo un'autostrada a Grillo, a Salvini e al ritorno di Berlusconi". "Non è possibile distruggere tutto così - lamenta - sfidare la minoranza e magari essere pure contento se vanno via". Insomma, la colpa della scissione è di Renzi? "La responsabilità maggiore per la rottura ce l'ha il segretario", sentenzia Letta.  L'ex premier rivendica con forza l'orgoglio di essere tra i fondatori dell'Ulivo e del Pd, una storia positiva "grazie e nonostante i suoi gruppi dirigenti", una storia che è stata scritta da elettori e militanti che, ribadisce "non può finire così. Non deve finire così". "Ho solo la mia voce - conclude - e non posso fare altro che usarla così, per invocare generosità e ragionevolezza".
 

OGGI LA DIREZIONE. "Nulla è ancora consumato", ma il primo passo di una possibile scissione all'interno del Pd è comunque sul tavolo. Roberto Speranza, e con lui la componente bersaniana dei dem, e il governatore della Toscana Enrico Rossi non parteciperanno alla riunione della direzione, rinunciando - di fatto - ad avere un uomo di fiducia all'interno della commissione di garanzia per il congresso, organismo che mira a tutelare le ragioni di tutti i candidati alla segreteria. "In questo momento, da parte mia, non ci sono le condizioni per stare nel congresso", confessa Speranza, mentre Rossi ammette si sentirsi già "fuori dal Pd". Non ha ancora deciso se oggi sarà al Nazareno, invece, Michele Emiliano. Il presidente della Puglia trascorre a Roma la sua giornata, tra una lunga riunione al Mise sull'Ilva e "continui" contatti con Rossi e Speranza. Ogni ragionamento "viene condiviso", spiegano i suoi: "rimane la volontà" di andare avanti insieme. Il governatore della Toscana si fida ma non troppo e 'chiama' alla coerenza il collega pugliese. "Io mi auguro che con Emiliano si possa andare avanti, poi sta a lui prendere decisioni e assumersi responsabilità - dice - Ieri abbiamo firmato un documento che dice che Renzi ha provocato la scissione. Io penso che bisogna essere conseguenti".

Lo 'sceriffo', che due giorni fa in direzione aveva spiazzato tutti con il suo accorato e sentimentale appello all'unità, rimane, dei tre,  il più disposto a restare. "La porta non è ancora chiusa, questo è chiaro, ma se Matteo non risponde, non apre uno spiraglio, non resta nei prossimi giorni che constatare questo atteggiamento e andare via", dice. Le trattative sono ancora in corso, ma  la strada appare segnata. Parla ormai di "miracolo" Lorenzo Guerini. "Credo nei miracoli - spiega - anche se vanno aiutati lavorandoci e ci stiamo lavorando". Francesco Boccia, vicinissimo al governatore pugliese, aspetta ancora una risposta da Renzi ieri. Dica sì alla conferenza programmatica e conceda agli altri candidati almeno un giorno a provincia, per presentarsi a elettori e simpatizzanti.

A non crederci più, invece, la minoranza bersaniana. Il Pd? "Dall'altro ieri non me ne occupo più", dice sibillino un esponente dell'ala bersaniana, mentre già si cominciano a fare i conti per i gruppi parlamentari che da qui a poco nasceranno a Camera e Senato. Una cinquantina dovrebbero essere i deputati, tra ex dem e parlamentari fuoriusciti da sinistra italiana, mentre al Senato si contano tra i 12 ei 15 senatori. Si aprirà poi la partita che riguarda presidenti di commissione ed equilibri interni. "Tutto troppo prematuro", dicono, pallottoliere alla mano.

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  • redazione web
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