Mercoledì 26 Ottobre 2016 - 07:45

Costi politica, Bersani: Ping pong di demagogie tra Renzi e M5S

L'ex segretario dem attacca sullo scontro dopo la proposta dei 5 Stelle di tagliare gli stipendi

Costi politica, Bersani: Ping pong di demagogie tra Renzi e M5s

"Qui c'è un ping pong tra demagogie, tra quelli che dicono 'vota sì e tagliamo i politici' e quelli che dicono 'trasformiamo il netto in lordo e siamo già a posto". Non accetta di stare nei ranghi del partito l'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani sulla questione dei costi della politica e sulla battaglia tra i dem e i grillini. Perché le responsabilità, scandisce a Otto e mezzo, non sono tutte del Movimento 5 stelle. "Lì dentro - sottolinea - ci sono anche cose delle quali bisogna prendere atto, una esigenza di mettere tutto sul piano della sobrietà". Occorre, spiega, "trovare un punto di equilibrio e relazione tra lo stipendio di un parlamentare e quello di un sindaco. Era una delle tante cose che mi ero impegnato a fare per gli italiani. Penso che sia un impegno dirimente parlarne in commissione, poi tornare in aula e approvarla".

"Io sono di sinistra - aggiunge - e sarò sempre di sinistra, a fare la parte di quelli che appaiono schiacciati sull'estabilishment non ci riesco. Non stiamo mettendo orecchio a quello che sta succedendo nella società. Mettiamoci con l'orecchio della parte del popolo". Per questo motivo, occorre evitare attacchi a gamba tesa verso la sindaca di Roma: "Io consiglierei ai critici della Raggi, compresi i miei, di prenderla un po' più adagio, di lasciare che il messaggio sia: 'Adesso tocca a te, se fai qualcosa di buono ti diamo una mano, se fai male no'". "Ma non le gaffe", ammonisce l'ex segretario dem, e il riferimento è alle parole di Raggi sulla raccolta dei rifiuti e allo scherno sui complotti,"adesso non è che uno che ha votato Raggi cambia idea in 48 ore. Ci vuole il suo tempo". Sempre per questo motivo, non si possono ignorare le inquietudini che arrivano dalla pancia degli italiani: "Facciamo un tagliando dei meccanismi dell'accoglienza, è urgente. C'è qualcosa che sta venendo su dal profondo, e me ne preoccupo".

Bisogna, è il ragionamento di Bersani, dare messaggi coerenti al popolo della sinistra, facendo pagare il giusto a chi deve pagarlo. Insomma sulla rottamazione delle cartelle, Bersani non ci sta: serve "una soglia, perché un conto sono le procedure bagatellari e un conto sono i contenziosi da 30 milioni". Se Renzi la mette, "gli pago una birra, oppure i cioccolatini se non beve birra". Ma il sorriso dura poco: sulla voluntary disclosure sui contanti, che Bersani ha ribattezzato 'norma Corona', "io sono stato leggero - attacca - a dire Fabrizio Corona, perché avrei potuto dire riciclaggio di Stato". Renzi (che aveva ribattuto parlando di una dichiarazione da intenditore di birra) "se la cava sempre in corner con insolenze e battute". Tutto questo ha un un unico filo conduttore: "Le europee sono state un sogno di mezz'estate. Se guardiamo adesso, vediamo il Pd è molto indebolito". Per recuperare bisogna tornare alle radici: "Non possiamo snaturare un'ispirazione ulivista - dice Bersani -. Mettiamo a disposizione la carica di candidato premier a un'area vasta che andiamo a cercare. Non facciamo tutto noi, perché così non funziona". Il Pd, spiega, dovrebbe aprirsi alla società civile e "a tutti quelli che hanno una ispirazione ulivista". Ogni cosa a suo tempo però: "Renzi deve continuare fare il capo del Governo dopo il referendum e a fare il segretario del Pd fino al congresso".

Scritto da 
  • Fabio De Ponte
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