Giovedì 16 Marzo 2017 - 20:30

Corona in aula cita il Papa, Canzio e attacca la Procura

La verità dell'ex re dei paparazzi sui milioni nascosti in casa

Corona in aula cita il Papa, Canzio e attacca la Procura

Tre quarti d'ora di dichiarazioni, accuse, invettive, spiegazioni e 'coup de theatre'. L'ex re dei paparazzi Fabrizio Corona - abbronzatura d'ordinanza, camicia a scacchi e occhiali tondi all'ultima moda - ha voluto raccontare ai giudici della prima sezione penale la sua "verità" su quei 2,6 milioni di euro trovati nel controsoffitto dell'appartamento della sua collaboratrice e coimputata Francesca Persi e in due cassette di sicurezza in Austria. E lo ha fatto citando il primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio, che il giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario ha invitato a "distinguere i processi mediatici dai processi veri e propri" e Papa Francesco

"E' vero quello che ha detto anche il Papa, che quando uno si macchia di un delitto non si può più smacchiare", ha spiegato l'ex 're dei paparazzi' nel corso di un concitato monologo, durante il quale ha alzato la voce a più riprese, non risparmiando gli attacchi agli investigatori della squadra mobile di Milano, ai magistrati della Dda e a alcuni testimoni. In questura, ha spiegato, era andato per denunciare un tentativo di estorsione da parte dell'ex calciatore Giuseppe Sculli, nipote di un boss della 'ndrangheta, che gli chiese 50 mila euro, ed è stato trattato da "criminale, mafioso, camorrista".

La polizia, a suo dire, non avrebbe indagato in maniera adeguata sulla bomba carta esplosa sotto casa sua, la notte tra il 15 e il 16 agosto 2016. "Una volta che chiamo la polizia - ha aggiunto con un filo di ironia nella voce - vengo arrestato". In Questura "mi hanno chiesto subito 'che rapporti hai con la criminalità organizzata?'", ha detto Corona. Tra le vicende di cui ha parlato, anche l'episodio di "un generale della Guardia di Finanza che al bar" di fronte al comando  "diceva 'la settimana prossima arrestiamo Corona e buttiamo via la chiave'" a pochi giorni dal suo rientro nel carcere di San Vittore. Toni aspri, tanto che il presidente della prima sezione penale Guido Salvini gli ha ricordato che correva "il rischio di incappare in altri gravi reati". Corona ha chiesto "scusa", ma poi ha ricominciato a argomentare con veemenza. Nel corso della sua arringa difensiva, Corona ha ricordato di aver pagato ben "8 milioni di euro di tasse in tre anni e mezzo" e ha concluso con una domanda: "Perché mi hanno arrestato, se io ho anche chiesto a chiunque di essere interrogato?".

 

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