Giovedì 02 Febbraio 2017 - 19:45

Coppia acido, Martina a giudici: Lotterò sempre per mio figlio

Spera che la Corte d'Appello valuti il suo percorso di "donna e di madre"

Coppia acido, Martina a giudici: Lotterò sempre per mio figlio

Martina Levato si è "assunta tutte le sue responsabilità per i gravissimi fatti commessi" e si è definita una "criminale", ma ha anche chiesto ai giudici della Corte d'Appello di Tribunale di non infliggerle "una pena accessoria" portandole via il figlio. È questo il messaggio che la 24enne ex studentessa della Bocconi ha affidato ai giudici di secondo grado, che dovranno stabilire se affidare il bambino a un'altra famiglia, in linea con la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale per i minorenni, o cambiare rotta. La ragazza ha detto di non provare "rancore" per i magistrati che nell'ottobre scorso hanno deciso di toglierle la possibilità di vedere il bambino, nato nell'agosto del 2015 dalla relazione con Alexander Boettcher. Ma spera che questa volta la Corte d'Appello valuti il suo percorso di "donna e di madre" e non solo i reati, pur gravissimi, che ha commesso. Martina, in ogni caso,  non "smetterà di lottare" per il suo bambino, ha sottolineato l'avvocato Laura Cossar, che assiste lei e i suoi genitori nella causa per l'affidamento del bambino, al termine dell'udienza a porte chiuse fissata dalla Corte d'Appello di Milano per decidere se sospendere l'esecutività della sentenza emessa il 6 ottobre scorso dal  Tribunale per i minorenni. I giudici hanno invitato le parti a discutere non solo sulla sospensione della sentenza di primo grado ma anche nel merito della causa. Nel corso dell'udienza, Martina ha preso la parola per chiedere nuovamente di poter scontare la pena all'Icam, l'istituto a custodia attenuata di via Macedonio Melloni a Milano proprio per le madri detenute, dove potrebbe crescere il piccolo. "Non ci fermiamo assolutamente qui -  ha spiegato l'avvocato Cossar - e se la sentenza sarà sfavorevole ricorreremo in Cassazione, poi se sarà il caso andremo anche davanti alla Corte Europea del Diritti dell'Uomo". "Martina - ha aggiunto il legale - sta provando un dolore molto grande. Quello con il figlio, che non vede dall'ottobre scorso, è uno strappo che vive come un'ingiustizia". "E' una donna intelligente e molto forte - ha aggiunto l'avvocato Cossar - ma il distacco dal figlio certamente potrebbe mettere a rischio il percorso di recupero che ha saputo imboccare con decisione". Per la difesa, inoltre, "i periti che hanno valutato la sua capacità genitoriale, hanno avuto solo un'ora di tempo per farlo e non hanno raccolto abbastanza materiale per potersi pronunciare nel corso del primo grado di giudizio". Senza contare che in altri casi "donne che hanno compiuto reati atroci hanno potuto crescere i loro figli e stanno scontando la pena all'Icam con i loro figli", ha ricordato l'avvocato Cossar, che tra le altre, ha citato la vicenda "della signora Franzoni, che pur essendo stata giudicata responsabile della morte del figlio ha potuto comunque crescere gli altri due bambini". Boettcher, invece, ha chiesto che il piccolo "possa vivere e crescere libero e non in una struttura  semi carceraria come l'Icam", ha spiegato il suo avvocato Valeria Barbanti, e "ha individuato come migliore la possibilità che il bimbo venga collocato presso la signora Ravasi, che si atterrebbe scupolosamente a tutte le indicazioni del Tribunale e non si opporrebbe assolutamente a che il bambino mantenga un rapporto con la madre e con i nonni materni". Il sostituto Pg Maria Grazia Omboni  e gli avvocati del bambini, invece, hanno sollecitato la conferma della sentenza del Tribunale per i minorenni. Nelle motivazioni del provvedimento, con cui i giudici minorili hanno anche stabilito che ne' i genitori ne' i nonni possano più vedere il bimbo, il collegio, presieduto da Emanuela Gorra, aveva puntato il dito, tra le altre cose, sulla "preoccupante mancanza di capacità critica e di riflessione rispetto alle proprie fragilità da parte di tutti i familiari che costituisce elemento ostacolante ed, ancor più, impeditivo di ogni possibile futuro cambiamento e miglioramento della relazione" con il bambino.
La decisione dei giudici della sezione Minori e Famiglia della Corte d'Appello potrebbe arrivare già nei prossimi giorni.
 

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