Martedì 24 Aprile 2018 - 14:45

'Disgelo' M5S-Pd. Ma distanza sui programmi tra Martina e Di Maio

Salvini: "Amoreggiano solo per andare al potere". Apertura dei dem dopo il colloquio, ma la linea definitiva da tenere si deciderà in direzione

Camera dei Deputati - Consultazioni del Presidente incaricato Roberto Fico

Dopo 50 giorni senza un governo bisognava dare un segnale al Colle e al Paese. Movimento 5 Stelle e Partito democratico, però, sembrano essere andati anche oltre, aprendosi reciprocamente la porta per la formazione di un governo che solo poche settimane fa sembrava impossibile. Nella stanza del presidente della Camera, Roberto Fico, incaricato dal Quirinale di verificare l'esistenza di una maggioranza parlamentare tra prima e seconda forza politica, il segretario reggente dei dem, Maurizio Martina, e poche ore dopo il capo politico dei pentastellati, Luigi Di Maio, hanno dato la propria disponibilità a sedersi al tavolo delle trattative per il 'contratto alla tedesca' su punti programmatici condivisi, e digeribili dai rispettivi elettorati. Per ora le trattative sono in una fase iniziale, ma i presupposti appaiono positivi. Come prima condizione per intavolare qualsiasi discorso, infatti, il responsabile del Nazareno ha chiesto che fosse sancita pubblicamente la fine di ogni dialogo con Salvini. Richiesta subito accolta dal giovane leader cinquestelle: "La Lega ha deciso di condannarsi all'irrilevanza per il bene del suo alleato (Berlusconi, ndr), invece che andare al governo per il bene degli italiani", dunque "in modo ufficiale qualsiasi discorso con il Carroccio si chiude qui". Resta invece la distanza sul secondo paletto imposto dalla delegazione democratica, quello sulla premiership, che il M5S rivendica ancora per Di Maio, ma che stavolta il capo politico ha evitato accuratamente di menzionare nel suo speech, per non creare tensioni che rischierebbero di indebolire il canale di comunicazione appena aperto.

Un altro gap, ma non insuperabile, è quello relativo agli argomenti che un eventuale governo M5S-Pd dovrebbe affrontare. Perché Martina non vuole che venga smontato il lavoro fatto da Renzi e Gentiloni negli ultimi 5 anni e quindi chiede che "l'asse di riferimento fondamentale" sia il programma dem dell'ultima campagna elettorale. Mentre Di Maio rilancia i cavalli di battaglia pentastellati: "Costi della politica, ambiente, reddito di cittadinanza, lotta al business dell'immigrazione, pensioni e aiuti alle imprese e lotta alla corruzione". Di temi, ad ogni modo, se ne parlerà in un secondo momento. Prima il Pd vuole consultare il gruppo dirigente per capire se c'è uno spazio di manovra su "questo percorso di novità", così come il M5S sottoporrà la bozza di 'contratto' ai suoi iscritti, tramite la piattaforma Rousseau, per ottenere la 'benedizione' della base prima di firmarla.

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Di Maio, però, non vede l'ora di capitalizzare quel 'tesoretto' di 338 parlamentari che le urne hanno affidato alla sua gestione: "Con questa forza un partito deve dare un governo del cambiamento al Paese, non può esistere opposizione: o si va al governo o si torna al voto". Su questo il leader M5S è stato chiaro: "Per noi non esiste alcuna fiducia a esecutivi tecnici, istituzionali, di scopo, di garanzia, del presidente o altro". E di tentativi, ormai, non ce ne sono più, visto che "l'ipotesi di governo del centrodestra è fallita", dopo "l'incarico non andato a buon fine della presidente del Senato, Casellati". Sulla strada del successo, però, c'è un ostacolo di nome Matteo Renzi, anche se il deputato pentastellato Emilio Carelli lo definisce "una figura imprescindibile". L'ex premier per ora non ha commentato i primi esiti della 'esplorazione' di Fico, ma ha sondato gli umori dei suoi in vista della Direzione nazionale e sui social degli esponenti dem è tornato di tendenza l'hashtag #senzadime, per esprimere contrarietà all'accordo con il Movimento. Che a questo punto dipenderà da come Martina presenterà ai compagni di partito la nuova fase di dialogo.

Salvini nel frattempo incassa il destro ricevuto da Di Maio, ma non abbandona la partita: "Amoreggiare con Renzi e il Pd, pur di andare al potere, mi sembra irrispettoso nei confronti degli italiani e dei propri elettori. Se vuole smettere di polemizzare e aiutarmi a ricostruire questo Paese io, come leader del centrodestra, sono pronto". Anche se il 'forno' è ormai spento, il leader leghista sceglie comunque di stare alla finestra, mentre Berlusconi quasi snobba il M5S, ora che il pericolo di vedersi 'scippare' l'alleato sembra scampato. Il condizionale, però, è d'obbligo in politica, dove quello che oggi è sicuro domani può svanire nel nulla.

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Scritto da 
  • Dario Borriello
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