Venerdì 09 Giugno 2017 - 16:45

Consip, nelle chat degli indagati Noe i tentativi di depistaggio

Il capitano Scafarto avrebbe manipolato l'informativa sulla quale si basavano le accuse a Tiziano Renzi

Perquisizione nella sede della Consip

Il giorno dopo l'audizione fiume di Luigi Marroni, prosegue senza sosta l'analisi delle chat dei telefonini degli indagati nel caso Consip. Marroni, amministratore delegato della centrale acquisti della Pa e testimone chiave nell'indagine sulla fuga di notizie, ieri ha parlato oltre sette ore con i magistrati di piazzale Clodio. Intanto gli inquirenti passano al setaccio messaggi, mail e chat dei carabinieri del Noe coinvolti nella vicenda. Tra due settimane sarà disponibile la consulenza svolta sui cellulari del vice comandante del Nucleo operativo ecologico, Alessandro Sessa, accusato di depistaggio per aver mentito nel corso di un'audizione con i pm.

Sessa, chiamato a testimoniare nel maggio scorso, ha riferito di non aver parlato con nessuno, tantomeno con i suoi superiori, dell'indagine sugli appalti Consip prima del novembre 2016. Ma i messaggi recuperati dal telefonino del capitano del Noe Gianpaolo Scafarto (a sua volta indagato per falso) dimostrano il contrario: "Signor colonnello, sono due giorni che io penso continuamente a queste intercettazioni e alla possibilità di portare avanti queste indagini con serenità - scriveva su WhatsApp Scafarto a Sessa il 9 agosto dello scorso anno - Credo sia stato un errore parlare di tutto col capo attuale e continuare a farlo. La situazione potrebbe precipitare con la fuga di notizie che potrebbe farci passare un brutto quarto d'ora".

Dalle chat emergono anche nuovi dettagli su come Scafarto avrebbe manipolato l'informativa sulla quale si basavano le accuse a Tiziano Renzi, padre del segretario del Pd e iscritto nel fascicolo per il reato di traffico di influenze. Gli sms evidenziano tutte le bugie di Scafarto sul presunto incontro tra Renzi e l'imprenditore Alfredo Romeo. Intanto, la scorsa settimana, la procura di Roma ha chiesto il processo, con rito immediato, per Romeo, e Marco Gasparri, entrambi accusati di corruzione in concorso.

Al centro del fascicolo che ha portato, il primo marzo, all'arresto di Romeo è la gara Consip FM4, di 'facility management', ovvero servizi per la Pa, del valore di 2,7 miliardi, bandita dalla centrale acquisti della pubblica amministrazione nel 2014 e suddivisa in 18 lotti, alcuni dei quali puntava ad aggiudicarsi Romeo. L'imprenditore prese parte alla gara per il lotto da 143 milioni di euro per l'affidamento di servizi in una serie di palazzi istituzionali a Roma, che andavano dalla pulizia alla manutenzione degli uffici.

Per raggiungere il risultato, Romeo, secondo quanto detto da Marco Gasparri ai pm, e ribadito in sede di incidente probatorio, avrebbe corrotto il dirigente Consip con 100mila euro in tre anni, affinché gli desse una serie di informazioni indispensabili per avere la meglio sugli altri partecipanti.

Nei diversi filoni dell'inchiesta Consip coordinata da piazzale Clodio, oltre a Romeo, Gasparri, Lotti, Del Sette, Saltalamacchia, Sessa, Scafarto e Tiziano Renzi, sono indagati per traffico di influenze anche l'imprenditore Carlo Russo, e l'ex parlamentare e consulente di Romeo, Italo Bocchino.

Scritto da 
  • Alessandra Lemme
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