Giovedì 25 Maggio 2017 - 16:00

Consip, cartello in appalto 'scuole belle': sei indagati

Gli accusati si sarebbero accordati per vincere le gare

Consip, cartello in appalto 'scuole belle': sei indagati

Nuovi indagati nell'inchiesta sugli appalti Consip. La procura di Roma ha inviato a sei persone la notizia della chiusura di indagini a carico di responsabili di tre aziende, Cns, Manutencoop e Roma Multiservizi, accusati di aver fatto cartello per accordarsi su una serie di aspetti della gara per la manutenzione e la pulizia delle scuole denominata 'scuole belle'.

I sei, accusati di turbativa d'asta, si sarebbero messi d'accordo su una serie di aspetti, pur partecipando separatamente al bando, per aggiudicarsi le gare in questione.

La gara in questione venne bandita nel 2012 e nel dicembre del 2015 l'Antitrust segnalò una serie di irregolarità finite al centro della nuova indagine chiusa oggi procura di Roma. Il suo valore superava il miliardo e seicento milioni di euro e comprendeva 13 lotti, otto dei quali puntavano ad aggiudicarsi le tre aziende in questione.

In particolare, scrivono i pm Mario Palazzi e Letizia Golfieri, titolari dell'indagine, le aziende "pur concorrendo formalmente in maniera autonoma, coordinavano la loro partecipazione alla gara condividendo la scelta di partecipare su otto lotti scambiandosi reciprocamente informazioni sulle strategie da seguire".

Le tre aziende stringevano accordi e consultazioni dettagliate per decidere chi era meglio far partecipare a ogni gara. Secondo gli inquirenti, il Consorzio nazionale servizi (Cns) fece un patto con Roma multiservizi spa che rinunciò a partecipare al lotto numero quattro in cambio della promessa di lavori in subappalto da Cns.

L'indagine chiusa oggi dalla procura di Roma riguarda persone e appalti diversi rispetto all'inchiesta sulla gara Fm4, di 'facility management', ovvero servizi per la pa, che ha portato all'arresto per corruzione di Alfredo Romeo lo scorso 1 marzo, che vede indagati tra gli altri il ministro Luca Lotti (rivelazione di segreto d'ufficio) e Tiziano Renzi (traffico di influenze), padre del segretario Pd.

 

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