Mercoledì 20 Dicembre 2017 - 11:15

Commissione Ecomafie: "Con Mondo di Mezzo interessi dei clan sui rifiuti di Roma"

Approvato all'unanimità la relazione su Roma Capitale e Regione Lazio. "Rischi attuali per legalità e ambiente"

Rifiuti in zona piazza Bologna

"La vicenda di 'Mondo di mezzo', al di là degli esiti processuali, segnala l'interesse di organizzazioni criminali per la gestione di alcuni segmenti del ciclo dei rifiuti a Roma e nel Lazio". E' quanto evidenzia la Commissione parlamentare Ecomafie in una relazione approvata nella quale sottolinea che "vi sono illeciti ambientali che trovano il loro centro nella gestione della discarica di Malagrotta e nella 'galassia' di strutture e interessi che da quella realtà si diramano". "Su questo punto - si sottolinea - la commissione ha analizzato in profondità le strutture societarie riconducibili alla famiglia di Manlio Cerroni, evidenziandone l'ampiezza e la pervasività".

"La situazione ambientale prodotta dalla passata gestione nella discarica romana costituisce un problema tuttora aperto - aggiunge la commissione - come attestato dalle risultanze giudiziarie che rivelano un inquinamento persistente: problema che deve trovare esito nei procedimenti amministrativi pertinenti, ma anche nella valutazione dell'intero sito della Valle Galeria come area di particolare sensibilità ambientale, a causa della presenza di una pluralità di impianti ad elevato impatto antropico".

E ancora. "La storia recente di Ama e l'attuale destinazione itinerante dei rifiuti di Roma Capitale segnalano la mancata chiusura del ciclo dei rifiuti, che genera un saldo ambientale negativo e costituisce il presupposto per un rischio di condotte illecite", sottolinea la Commissione parlamentare Ecomafie che ha approvato all'unanimità la relazione su Roma Capitale e Regione Lazio. Il testo, di circa 450 pagine, che sarà disponibile sul sito della Camera dei Deputati, sottolinea la presenza di 'rischi attuali per legalità e ambiente' nella Capitale.

La relazione - presentata dalle senatrici Laura Puppato e Paola Nugnes - è il frutto di un lavoro di inchiesta durato circa due anni, basato su decine di audizioni (le Procure del Lazio, la Direzione distrettuale antimafia, le prefetture di Roma, Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti, le forze di Polizia, la giunta regionale, l'Arpa Lazio, le amministrazioni di Roma capitale e dei principali comuni della regione, le associazioni e i comitati di cittadini, per citare i principali soggetti auditi), l'acquisizione e l'analisi di centinaia di documenti amministrativi e giudiziari e diversi sopralluoghi sugli impianti esistenti. La commissione ha inoltre ascoltato con i poteri dell'autorità giudiziaria alcuni testimoni di fatti illeciti, relativi a sversamenti di rifiuti industriali nel sud del Lazio.

"Con questa ampia relazione la Commissione intende fornire al Parlamento un quadro obiettivo di una situazione complessa. L'attualità delle esigenze e dei rischi per la legalità e per l'ambiente impone ai soggetti pubblici una programmazione del ciclo dei rifiuti legittima, ambientalmente sostenibile e concretamente praticabile nell'immediato" è il commento della presidente della Commissione onorevole Chiara Braga. "La situazione attuale è ancora di forte dipendenza dall'impiantistica extraregionale - sottolinea la commissione - a fronte di questi limiti strutturali l'intero territorio regionale e in particolare la città di Roma, risulta condizionato da eventi assolutamente prevedibili, che tuttavia diventerebbero subito ingovernabili. Sino ad oggi il sistema ha retto tra molte difficoltà, con l'aiuto indispensabile di impianti localizzati fuori Roma, con viaggi di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti verso il resto della regione Lazio, verso altre regioni e verso l'estero. Il ridimensionamento, per ragioni materiali o giuridiche, di uno di questi ausili produrrebbe, di riflesso, l'impossibilità della stessa regolare raccolta dei rifiuti a Roma. Né si può dimenticare che gli stessi TMB romani, impianti che a loro volta generano rifiuto, presentano cronici problemi di funzionalità, tali da determinare interventi di controllo da parte di più soggetti istituzionali e reazioni dei cittadini che vivono nelle zone di insediamento degli impianti".

"La situazione riguardante il ciclo dei rifiuti nella regione Lazio e a Roma si associa a vicende politico-amministrative e giudiziarie che hanno portato alla luce criticità derivanti da scelte compiute, o omesse, per diversi lustri - scrive la commissione - Il tema centrale affrontato dalla relazione è la criticità del ciclo dei rifiuti di Roma, dove rimane tuttora dirimente la questione impiantistica, aggravata dall'assenza, in concreto, di alternative alla discarica di Malagrotta, che da quattro anni ha cessato di operare". "L'eredità del contenzioso di AMA - prosegue - frutto di una storica mancata definizione giuridica dei rapporti con i privati, collocata in fasi 'emergenziali' e solo di recente superata da un contratto-ponte, rischia tuttora di comportare un elevato esborso di risorse economiche da parte di Roma Capitale ossia da parte di tutti i cittadini romani; il contratto-ponte, tuttavia, rappresenta un fattore di superamento di una storica situazione monopolistica con riflessi anche tariffari. L'incremento di efficienza e di presenza avanzata di AMA nel ciclo dei rifiuti può essere una garanzia di legalità, a condizione di una gestione trasparente ed efficiente della società pubblica".

In questa debolezza del ciclo dei rifiuti, ricostruita dalla Commissione, si inseriscono "fenomeni illeciti diffusi: dal rovistaggio, ai roghi di rifiuti, alle filiere improprie dell'autodemolizione, all'abbandono di rifiuti di origine edilizia, al degrado ambientale che interessa i campi nomadi, sede di raccolta illecita, abbandono e incendi di rifiuti; fenomeni sui quali sono in corso iniziative investigative, ma che richiamano fortemente la responsabilità dei soggetti pubblici che hanno compiti di amministrazione attiva, di pianificazione e di controllo, non solo per quanto riguarda gli aspetti ambientali ma anche per il governo delle attività economiche e degli insediamenti antropici e per l'azione di contrasto al degrado urbano". "La questione di una corretta chiusura del ciclo dei rifiuti nella regione Lazio, con particolare riguardo all'impatto della produzione di rifiuti a Roma Capitale, rimane dunque centrale - aggiunge la commissione - La carenza progettuale e la mancata realizzazione di impianti sono la precondizione per vicende illecite in campo ambientale ma anche per condizionamenti impropri delle politiche pubbliche da parte di soggetti privati".

 

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