Lunedì 31 Luglio 2017 - 17:15

Cirillo: le Br, la Dc, la Camorra e la verità sigillata dal notaio

Il politico fu sequestrato nel 1981 dalle Brigate Rosse e liberato dopo 96 giorni di prigionia. In quaranta pagine mise nero su bianco la sua verità e disse: "Ho scritto tutto. Dopo la mia morte, si vedrà"

Ciro Cirillo e Antonio Gava

24 luglio 1981. All'alba l'assessore ai lavori pubblici e ricostruzione della Campania devastata dal terremoto viene liberato dalle Brigate Rosse dopo 96 giorni di prigionia. Ciro Cirillo, democristiano, uomo di fiducia di Antonio Gava, era stato presidente della provincia di Napoli, quindi assessore all'Urbanistica e governatore della Campania.
Con il terremoto, di fronte ai danni incalcolabili, a Cirillo viene chiesto di tornare a gestire i lavori pubblici. Ha la delega alla ricostruzione e vive già sotto scorta.

Il giorno del suo rapimento, il 27 aprile, le Br inviano un commando di cinque persone a Torre del Greco, capeggiate da Giovanni Senzani -  autore qualche giorno dopo dell'omicidio del giovane Roberto Peci, fratello di Fabrizio, il primo pentito della lotta armata.

Durante il conflitto a fuoco nel garage di Cirillo, alle 21.45, restano uccisi l'agente di scorta Luigi Carbone e l'autista Mario Cancello, mentre viene gambizzato il segretario dell'allora assessore campano all'Urbanistica, Ciro Fiorillo.

Nel comunicato numero 1, il 28 aprile, i brigatisti cercano consensi tra i disoccupati e gli sfollati del terremoto e chiariscono il motivo del rapimento: Cirillo è diventato il "simbolo della ricostruzione imperialista e antiproletaria". Lo Stato annuncia subito la linea dura: nessuna trattativa per il rilascio, così come è stato per Aldo Moro.
 

Ciro Cirillo

Intanto, dal carcere di Ascoli Piceno, il boss della Camorra Raffaele Cutolo muove le fila del territorio di Napoli. Non passano neanche 24 ore dal rapimento che il boss viene contattato dai servizi segreti. Giorgio Criscuolo, funzionario del Sisme, racconta nella sua deposizione del maggio del 1989 di essersi recato personalmente da Cutolo.
Nei mesi le Br pongono tre condizioni per la liberazione di Cirillo: la requisizione di circa mille case sfitte per i terremotati accampati nelle roulottes, la pubblicazione integrale del loro interrogatorio all'assessore (acconsentì solo Lotta continua con il titolo 'Quattro pagine che avremmo preferito non pubblicare'), il riscatto in denaro.

E' il giornalista Enrico Zambelli, vicino alla famiglia Cirillo, a trattare con i brigatisti. Senzani chiede tre miliardi di lire, ma alla fine i due si accordano per un miliardo e quattrocentocinquanta milioni. Cirillo viene liberato il 24 luglio. 'Abbiamo espropriato al boia, alla sua famiglia di speculatori e al suo partito di affamatori un miliardo e quattrocentocinquanta milioni di lire' scrivono le Br nell'ultimo comunicato sul caso. La notizia è subito smentita dalla famiglia e dalla Dc.

Ciro Cirillo

E' la deposizione di uno dei carcerieri di Cirillo, Giovanni Planzio, a fare un po' di chiarezza: 'Cirillo indicò in modo preciso ai suoi familiari quali fossero le persone a cui avrebbero dovuto rivolgersi per i soldi del riscatto'. Secondo un pentito della banda della Magliana, la somma raccolta per la liberazione sarebbe di molto superiore a quella pagata per il riscatto, il denaro in più sarebbe servito a ricompensare Raffaele Cutolo.

Non è mai stato chiarito da dove siano venuti i soldi del riscatto e per conto di chi si siano mossi i servizi segreti. Soprattutto per quale motivo nel caso di Moro non ci fu spazio di trattativa e nel caso di Cirillo sì. "Sa che cosa ho fatto? - ha confessato Cirillo a Giuseppe D'Avanzo per Repubblica qualche anno fa -. Ho scritto tutto. Quella verità è in una quarantina di pagine che ho consegnato al notaio. Dopo la mia morte, si vedrà. Ora non voglio farmi sparare per le cose che dico e che so di quel che è accaduto dentro e intorno al mio sequestro, dopo la mia liberazione...".

Scritto da 
  • Maria Elena Ribezzo
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