Domenica 18 Settembre 2011 - 20:50

Cina sempre più interessata ai bond europei, ma a quelli sicuri

Cina

Pechino (Cina), 18 set. (LaPresse/AP) - Roma è stata soltanto l'ultima tappa delle delegazioni cinesi incaricate di valutare investimenti nel debito dei Paesi europei. Il Tesoro ha confermato la settimana scorsa di aver avuto colloqui con la China Investment Corporation (Cic), il fondo sovrano cinese, che come riportato dal Financial Times sarebbe interessato a investire nei titoli di Stato italiani. I bond di Roma non sono gli unici ad aver attirato l'attenzione di Pechino, che in passato aveva promesso di acquistare obbligazioni di Grecia e Portogallo, poi costretti a ricorrere a fondi di salvataggio, nonché di Spagna e Ungheria. "Gli europei hanno la tendenza ad aspettare la pioggia dalla Cina, ma la pioggia non sempre arriva", dice Francois Godement, componente anziano del Consiglio Europeo sulle Relazioni Estere. Le riserve in valuta estera della Cina a giugno hanno toccato i 3,2 trilioni di dollari. L'attenzione di Pechino si è rivolta anche verso il fondo di salvataggio dell'Unione europea, dal valore complessivo di 440 miliardi di euro, con concreti investimenti il cui ammontare non è tuttavia mai stato reso noto; il fondo ha rating AAA e sarebbe quindi un modo estremamente sicuro per aiutare l'Europa senza esporsi molto ai pericoli di un default. Secondo Nicholas Consonery, analista dell'Eurasia Group di Washington, "la Cina sta cercando sempre più di diversificare le sue relazioni in politica estera ... provando a trovare il modo giusto per usare la sua ritrovata influenza e guadagnarci". Per molti analisti la strategia di Pechino è chiara: usare il potere economico per allacciare solidi legami e rendere i Paesi più indulgenti nelle dispute sul commercio e sui diritti umani, oltre che nel garantire porte aperte ai prodotti e agli investimenti delle aziende che arrivano da Oriente. Rachel Shoemaker, esperta d'Asia dell'Executive Analysis di Londra cita l'esempio greco. Mentre la Cina prometteva di acquistare obbligazioni di Atene, la compagnia statale China Ocean Shipping Co. (Cosco) otteneva nel 2009 la concessione da 1 miliardo di dollari per la gestione di una parte del più grande porto commerciale del Paese, vicino ad Atene. Cosco ha così guadagnato un importante punto d'appoggio in Europa che ha permesso ai commercianti cinesi di raggiungere più facilmente i Balcani e la parte centrale del continente. Un simile scenario si è ripetuto in molti Paesi europei, con promesse di acquisti di obbligazioni arrivate in contemporanea agli annunci di importanti investimenti in società e infrastrutture locali. Il premier cinese Wen Jiabao e l'omologo italiano Silvio Berlusconi si accordarono lo scorso anno per aumentare gli scambi bilaterali fino al valore totale di 100 miliardi di dollari in cinque anni. Nell'occasione furono firmati importanti accordi commerciali, tra cui quello per lo sviluppo della banda ultralarga in Italia tra Tiscali e Zte, produttore cinese di apparecchiature per le telecomunicazioni. Secondo gli analisti, una delle condizioni volute dalla Cina per procedere con l'acquisto delle obbligazioni spagnole nel gennaio 2011 fu l'accordo Repsol-Sinopec dell'ottobre del 2010, patto che creò uno dei primi gruppi petroliferi dell'America Latina. La società spagnola vendette il 40% della controllata brasiliana Repsol Brasil al colosso cinese per 7,1 miliardi di dollari, operazione avvenuta tramite un aumento di capitale. Anche in Portogallo il presidente cinese Hu Jintao ha firmato accordi di cooperazione mirati a raddoppiare in cinque anni gli scambi tra i due Paesi e una situazione simile si è verificata in Francia, dove durante la visita di Hu dello scorso anno le compagnie locali concordarono trattative con la Cina per 22,8 miliardi di dollari. Interrogato sul tema dei diritti umani, il presidente francese Nicolas Sarkozy disse in quell'occasione che la Cina ha "una cultura diversa" e Parigi la rispetta. Due anni prima, lo stesso Sarkozy aveva minacciato di boicottare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino a causa della violazione dei diritti in Tibet.

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