Mercoledì 22 Novembre 2017 - 23:00

Champions League, piccola Juve contro il Barça ma il pareggio la tiene in vita

Con la vittoria dello Sporting Lisbona contro l'Olimpyakos, tutto dipenderà dall'esito della gara di Atene

Juventus - Barcellona

Tenuto conto delle condizioni in cui versa la Juventus, il pareggio contro il Barcellona è risultato (più che) accettabile, anche perché lascia aperto il discorso qualificazione. Con la vittoria dello Sporting Lisbona contro l'Olimpyakos, tutto dipenderà dall'esito della gara di Atene: la speranza di Agnelli, Nedved, Allegri e di milioni di tifosi è che di qui al 5 dicembre qualcosa succeda.

Un esercizio di fiducia estrema, a essere onesti, dato che nemmeno l'aria frizzante della Champions League e il blasone dell'avversario hanno sortiti gli effetti sperati. La Juventus era e resta malata. La sensazione che il Barcellona l'abbia presa non proprio alla leggera ma nemmeno come se fosse la partita della vita, si è ricavata oltre che dall'assenza di Messi (per quasi un'ora, sostituto dell'ex milanista Deulofeu) anche dalla disinvolta tranquillità con la quale è stato in campo.

Insomma, andamento compassato, gestione ponderata della palla, Busquets piazzato davanti alla difesa e Suarez unica punta per preservare le energie in vista della sfida contro il Valencia, scontro diretto della Liga. Lì si che Valverde chiederà alla sua squadra il massimo sforzo e non esagererà con il turn over. Supponenza? Forse sì, anzi probabilmente sì, però motivata da una superiorità già emersa al Camp Nou qualche mese fa, uno "sbilancio" che produsse tre gol (a zero) .

Comunque, corricchiando e giochicchiando, il Barcellona nel primo tempo ha centrato un palo (minuto 22, punizione di Rakitic) e circoscritto i pericoli a una conclusione di Douglas Costa. Nel rispetto di un consolidato canovaccio, il brasiliano - pagato 46 milioni da Marotta - parte sempre forte e dopo un attimo si affloscia, confusionario e frenetico nelle movenze brevi. Per la verità i suoi impacci sono stati condivisi da Higuain, Cuadrado e un irriconoscibile Alex Sandro, in capo a un 3-4-2-1 studiato da Allegri per imprimere una svolta, almeno tattica.

La rinuncia a Mandzukic era nell'aria, quella di Chiellini assai meno, al pari di quella di Matuidi. Viene da chiedersi cosa sia capitato al francese che da indispensabile ("uno che corre e non parla mai" raccontò l'allenatore bianconero) è diventato panchinaro di lusso, perché pure lui ha comportato un discreto esborso di euro. Tra l'altro, né Pjanic né Khedira sono sembrati serata di grazia, miniaturizzati da Iniesta, Busquets, Rakitic e Paulinho. In attesa di capire la ragione di scelte curiose, le perplessità restano. Assieme a una discreta confusione, come se tutto ciò che appartiene a un passato illustre e trionfale sia finito in cantina.

La Juventus non ha ancora recuperato le sue connotazioni tattiche, tecniche, caratteriali: e chissà quando ci riuscirà. Contro questo Barcellona volutamente piccolo, votato al massimo risultato con la minima fatica, i riscontri dovevano essere diversi da subito: più netti e secchi, più tranchant. Certo, i blaugrana in questo momento rappresentano con Psg, City e United, la crema dell'Europa, ma i bianconeri avevano una chance perfetta per riabilitarsi. Buon per loro che Digne, a metà della ripresa, abbia pensato bene di non tirare ma di tentare un improbabile assist per Messi a porta vuota. Sarebbe stata una sciagura, per citare Carlo Tavecchio, l'Apocalisse. 

Scritto da 
  • Vittorio Oreggia
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