Lunedì 15 Febbraio 2016 - 18:00

Cazzola: Smart working? In Italia considerato lavoro di serie B

Nel nostro Paese il lavoro svolto non in ufficio stenta a decollare

L'economista Giuliano Cazzola

Il lavoro sempre più smart non piace agli italiani. Il disegno di legge dello scorso 28 gennaio che introduce le normative per regolare lo smart working, il lavoro svolto non in ufficio, ma da casa o da qualsiasi altro luogo, stenta a decollare in Italia. Caso emblematico la General Motors Powertrain Europe, il centro di ricerca torinese del gruppo automobilistico Usa, dove ad aver utilizzato lo smart working sono stati meno di un lavoratore su due, per non più di tre giorni. In tutto i giorni permessi sono 10. Le nuove forme di lavoro "sono considerate di B", spiega l'economista Giuliano Cazzola, che aggiunge: "Si tratta di un aspetto di carattere culturale, che riguarda anche il part-time, guardato molto di traverso nel nostro Paese e che si porta dietro di conseguenza anche il telelavoro e lo smart working".

Quali sono le differenze tra telelavoro e smart working? 

Dal punto di vista tecnico-giuridico il telelavoro prevede una postazione fissa presso l'abitazione del dipendente, nello smart non c'è. Il telelavoro è un rapporto consolidato e regolato dalla contrattazione collettiva, mentre lo smart working è molto più affidato alla contrattazione individuale, tra lavoratore e datore di lavoro. Anche le norme sul licenziamento sembrano molto piu lasche,  molto più generiche e meno tutelanti rispetto a quelle vigenti.

Questi i motivi per cui stenta a decollare anche lo smart working? 

Già ci sono delle diffidenze nei riguardi dei lavori non tradizionali, come il telelavoro. Lo smart working, che è un lavoro più leggero, ovviamente incontra ancora più ostilità.

Il lavoratore prende meno soldi?

No, non riguarda questo aspetto. Piuttosto io la giudico una forma estrema di flessibilità.

Ritiene che l'Italia, quindi, non sia ancora pronta per queste forme di lavoro?

Io credo che agevolerebbe il lavoro femminile, o di chi si prende cura della casa e della famiglia, che di solito sono le donne. Abbiamo questa preclusione però che finisce per essere una preclusione ideologica.

Scritto da 
  • Donatella Di Nitto
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