Sabato 30 Settembre 2017 - 22:00

Referendum Catalogna, seggi chiusi e polizia schierata. Resistenza nelle scuole

Sono 163 gli istituti occupati per impedire che la polizia chiuda i seggi

Catalogna, migliaia di studenti in piazza chiedono il voto

Sgomberati e sigillati migliaia di seggi per impedire l'accesso agli elettori. Occupate le sedi del Centro di sicurezza informatica e del Centro di telecomunicazioni della Generalitat catalana per prevenire il voto informatico. Le autorità nazionali spagnole non hanno lasciato nulla di intentato per fermare il referendum sull'indipendenza della Catalogna. Si è consumata sabato l'ultima puntata dello scontro tra il governo centrale di Madrid, che ha schierato 10mila agenti della guardia civile in rinforzo ai 17mila Mossos d'Esquadra, e quello regionale di Barcellona, sostenuto da oltre il 60% dei catalani che dice di voler votare. Un braccio di ferro che si chiude con un botta e risposta di dichiarazioni di segno opposto. "Il referendum è annullato dallo Stato di diritto", annuncia a metà giornata il portavoce del governo, Inigo Mendez de Vigo. "Stiano tutti tranquilli: domani voteremo", replica a stretto giro il portavoce del governo catalano, Jordi Turull.

Le operazioni di voto si prospettano in realtà molto complicate. La guardia civile ha fatto sapere che resterà a presidiare il Centro di telecomunicazioni e informazione per tutta la giornata di domani, in modo da neutralizzare il voto online. Nella mattinata di sabato risultavano già ispezionati e sigillati 1300 collegi su 2315, mentre solo 163 scuole erano state occupate dagli indipendentisti. Che non intendono tirarsi indietro e si sono organizzati attraverso i social network. Chi è riuscito a prendere possesso di una scuola, con l'espediente di organizzare "attività ricreative" per tutto il weekend, resterà a dormire nei seggi. E all'arrivo della polizia, alle 6 di mattina, proverà a opporre resistenza passiva. Ai cittadini che non riusciranno a dormire negli istituti, l'Assemblea nazionale catalana, l'associazione Omnium Cultural e la piattaforma Escoles Obertes hanno chiesto di presentarsi ai seggi alle 5 del mattino. Le indicazioni sono chiare: niente violenza. Se non si potrà votare, "in nessun caso" dovranno essere allestite sedi alternative. Se la scuola sarà chiusa, gli elettori dovranno "concentrarsi sulla porta finché non verranno lasciati entrare". In caso di presenza di forze dell'ordine dovranno mettere in atto una "resistenza pacifica". Il ministero dell'Interno ha annunciato di aver verificato che la maggior parte dei locali e degli edifici pubblici che dovevano essere utilizzati per il referendum  è "chiusa". Il governo di Madrid assicura che "solo in alcuni degli edifici" si stanno concentrando persone intenzionate a disobbedire. Penseranno i Mossos d'Esquadra a liberare e sigillare i locali occupati, conferma lo stesso ministero che in giornata aveva 'bacchettato' gli agenti della polizia catalana - che da giorni si trovano tra due fuochi - ricordando loro che hanno giurato sulla Costituzione spagnola.

 

A Barcellona seggi occupati

Sabato in tutto il Paese si sono svolte decine di manifestazioni pro e contro l'indipendenza catalana. A Madrid oltre 10mila persone hanno scandito slogan come "la Spagna unita non sarà mai sconfitta" e "Puigdemont in prigione". Dimostrazioni senza incidenti si sono svolte anche a Valencia, Saragozza, Pamplona, Siviglia, Santander e Valladolid. Anche a Barcellona migliaia di persone hanno protestato davanti alla sede della Generalitat in favore dell'unità nazionale. Manifestanti hanno invece marciato a sostegno del referendum a Bilbao, nei Paesi Baschi.

Difficile prevedere cosa possa accadere durante e dopo la giornata di domenica. Secondo Jordi Sanchez, presidente dell'Assemblea  nazionale catalana, una delle associazioni in prima linea per l'indipendenza, sarebbe un successo se partecipasse al voto "un milione di persone". In quel caso il parlamento catalano potrebbe dichiarare l'indipendenza entro 48 ore. Più prudente il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, che ha detto di sperare ancora in una mediazione della Ue, da cui si è detto "molto deluso" per il silenzio tenuto finota. In un'intervista il leader catalano ha chiarito che la soluzione, dopo il voto, dovrà arrivare attraverso "decisioni concordate" e una "agenda politica per attuare i risultati" del referendum che sia "ragionevole, realistica ed efficace". Comunque vada il voto del '1-O', appare chiaro che la questione catalana, alla fine della giornata di domenica, sarà più aperta che mai. E i leader, con il premier basco Inigo Urkullu spettatore interessato, si preparano ad aprire il negoziato.

Scritto da 
  • Simone Gorla
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