Giovedì 21 Settembre 2017 - 10:15

Catalogna, protesta si sposta a Palazzo di Giustizia: "Liberate i 14 arrestati"

La gente chiede il rilascio dei funzionari colpevoli di lavorare all'organizzazione del referendum

Catalogna, la protesta a Palazzo di Giustizia: "Liberate i 14 arrestati"

Sono ormai migliaia i manifestanti raccolti a Barcellona davanti al palazzo di giustizia per chiedere la liberazione delle persone arrestate ieri nell'ambito dell'operazione della Guardia civil contro il referendum sull'indipendenza della Catalogna, fissato per il 1° ottobre e sospeso dalla Corte costituzionale spagnola. Lo riporta il quotidiano catalano La Vanguardia. Nell'ambito dell'operazione di ieri - che è stata soprannominata 'operazione Anubi', che era il dio della morte nell'antico Egitto - sono stati arrestati 14 funzionari dell'amministrazione catalana; La Vanguardia riferisce che alcuni dei funzionari sono già stati liberati, ma non precisa il numero. I dimostranti, che sventolano le bandiere catalane, gridano 'voteremo' e 'indipendenza', e minacciano di rimanere in piazza finché gli arrestati non saranno rilasciati. "Dormiremo qui se necessario", dice una fonte citata dalla stessa testata. Le persone che si trovano ancora in custodia non si sono nel palazzo di giustizia (indicato sui media spagnoli con la sigla TSJC), bensì in diverse sedi della Guardia Civil, ma per la protesta è stato scelto un luogo simbolico.

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In manette sono finiti 14 alti funzionari del governo catalani, fra cui il segretario regionale dell'Economia Josep Maria Jové, uomo di fiducia del vice presidente della Catalogna Oriol Junqueras. Gli arresti sono direttamente collegati al lavoro che i funzionari stavano facendo per l'organizzazione del referendum sull'indipendenza in programma l'1 ottobre. Sono stati anche sequestrati documenti e milioni di certificati elettorali.

Per scortare fuori dall'edificio la Guardia civil sono intervenuti i Mossos d'Esquadra, cioè gli agenti della polizia catalana: intorno alle 2 di notte (in piazza c'erano 40mila persone), quando è uscito il primo gruppo di agenti della Guardia civil, i Mossos hanno disperso i manifestanti con una carica ed è stato registrato un ferito; successivamente non ci sono state altre cariche e l'ultimo gruppo della Guardia civil ha lasciato l'edificio intorno alle 7.15.

L'offerta di Madrid -

Se la Catalogna desiste dalle sue richieste di indipendenza, il governo spagnolo è disposto a negoziare un'eventuale offerta di maggiore quantità di denaro e maggiore autonomia finanziaria per la regione. È quanto afferma il ministro dell'Economia della Spagna, Luis de Guindos, in un'intervista al Financial Times. "Una volta che verranno abbandonati i piani di indipendenza potremo parlare", ha detto De Guindos, precisando che ogni discussione avverrebbe nella cornice della Costituzione. "La Catalogna ha già una grande autonomia, ma potremmo parlare di una riforma del sistema di finanziamento e di altre questioni".

Junqueras - Gli interventi di polizia delle ultime ore, in cui sono stati sequestrati milioni di schede destinate al referendum e altro materiale elettorale, "hanno alterato le condizioni del gioco". È quanto ha detto il vice governatore della Catalogna, Oriol Junqueras, in un'intervista all'emittente TV-3, aggiungendo che comunque "si sta facendo tutto il possibile" per permettere che la votazione si svolga.

Iglesias e Rivera - La situazione appare delicatissima. Il leader catalano Carles Puigdemont (governatore della Catalogna) sembra intenzionato ad andare avanti sulla strada del referendum. E anche la gente, per le strade di Barcellona è ormai schierata (compresi quelli contrari all'indipendenza) per fare in modo che il popolo si esprima. Da più parte (Pablo Iglesias di Podemos e Albert Rivera di Ciudadanos) si levano inviti alla calma e alla trattativa. Da una parte si chiede al governo centrale di Mariano Rajoy di liberare gli arrestati e far cessare questo tipo di interventi che, in Spagna, hanno l'inevitabile sapore di Golpe. Dall'altra si propone agli indipendentisti di aprire una trattativa che conduca a una qualchje forma di indipendenza concordata.

Inigo Mendez de Vigo - Le proteste di Barcellona sono state organizzate da un piccolo gruppo e non sono rappresentative del sentimento generale. È questa la posizione del governo spagnolo, espressa dal portavoce. "In quelle manifestazioni vedete le persone che ci vanno ma non vedete quelli che non ci vanno, che sono molti di più e sono a casa perché a loro non piace ciò che sta accadendo", ha detto il portavoce.  L'offerta di dialogo da Madrid alla Catalogna resta sul tavolo.

Pep Guardiola - "Tutto ciò che vogliamo, e immagino che tutto il mondo e tutta l'Europa lo sappia, è votare". E' questo l'appello del tecnico del tecnico del Manchester City, a proposito del referendum sull'indipendenza della Catalogna, in programma il 1 ottobre, espresso al termine della gara vinta 2-1 dalla sua squadra contro il West Bromwich Albion in Coppa di Lega. "Perché non abbiamo chiesto l'indipendenza. Abbiamo chiesto di votare. Non si tratta di indipendenza, ma di democrazia", ha aggiunto l'ex allenatore del Barcellona. "Il popolo catalano ha mostrato una grande educazione civica ancora una volta - ha concluso - In queste situazioni non è facile controllarsi, e lo hanno fatto. Siamo in buone mani, coloro che ci guidano ci porteranno a fare ciò che la gente chiede".

L'Unione Europea -

"Noi rispettiamo l'ordine costituzionale della Spagna come avviene con ogni Costituzione degli Stati membri dell'Unione europea". Così un portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, rispondendo a Bruxelles a una domanda sulla Catalogna e sull'operazione della Guardia civil. "Questi affari vengono trattati nel contesto dell'ordine costituzionale di ogni Stato membro", ha poi ribadito il portavoce.

Casini - Sulla questione catalana è intervenuto anche il presidente della Commissione Esteri della Camera, Pierferdinando Casini

"Oggi non c'era un altra linea da seguire. Ieri si poteva fare qualcosa in più, si poteva garantire alla Catalogna qualcosa dal punto del federalismo più accentuato di quello che è stato l'approccio dello Stato centrale spagnolo. Sono Contrario alle disgregazioni nazionali che si profilano e questo non vale solo per la Catalogna ma vale anche per la Scozia il giorno in cui ponesse lo stesso problema al Regno Unito, che peraltro si avvia all'uscita dall'Europa. Non abbiamo bisogni di creare altri stati. Abbiamo bisogno semmai di creare un'Europa che abbia una dimensione federale, altro che gli spezzettamenti in 10 mila paesi".

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