Domenica 29 Ottobre 2017 - 19:00

Catalogna, marcia unionista a Barcellona. Puigdemont: Repubblica catalana

Il presidente catalano rischia una procedura per "ribellione", reato che prevede fino a 30 anni di carcere

Un'apparente e guardinga calma ha regnato nel fine settimana in Catalogna, dove i leader politici indipendentisti fautori della 'ribellione' sembrano d'improvviso essere scomparsi dalla scena.

A rompere il silenzio, due giorni dopo che il Parlament catalano ha votato a favore dell'indipendenza e Madrid ha commissariato la regione, è stata solo la grande e rumorosa manifestazione unionista che ha invaso il centro di Barcellona, con decine di migliaia di bandiere spagnole, catalane ed europee. Intanto il governo di Madrid, la cui vice premier Soraya Saenz de Santamaria è stata incaricata di amministrare la regione sino alle elezioni del 21 dicembre, solo domani scoprirà se e come dovrà affrontare l'ostruzionismo dei dipendenti pubblici e la ribellione dei funzionari.

La manifestazione a Barcellona ha preso il via alle 12, convocata dall'organizzazione Societat Civil Catalana (Scc) per respingere "l'attacco senza precedenti nella storia della democrazia" che la dichiarazione d'indipendenza approvata dal Parlament ha rappresentato. Secondo Scc i presenti erano almeno 1,1 milioni, mentre la Guardia civil ha parlato di 300mila e la delegazione del governo nella regione ne ha stimati un milione.

Con lo slogan 'Tutti siamo Catalogna', hanno partecipato molti leader politici, tra cui la ministra della Sanità Dolors Montserrat, il leader del Ppc Xavier García Albiol, il presidente di Ciudadanos Albert Riversa e la leader catalana Ines Arrimadas, il primo segretario del Psc Miquel Iceta. Le strade del centro si sono trasformate in un fiume umano, colorato dei giallo e rosso delle bandiere catalane, del blu delle bandiere europee, e di palloncini e striscioni. Tra i motti scritti e scanditi, oltre a 'Viva Spagna e viva Catalogna', anche incitazioni ad arrestare i leader indipendentisti come 'Puigdemont in carcere', 'Golpisti in prigione'. Puigdemont, che ieri ha trascorso la giornata a Girona dove è stato sindaco, mostrandosi sorridente nelle strade e al ristorante, è rimasto nell'ombra tranne che per un post su Instagram etichettato con #RepubblicaCatalana.

 

La força del poble #CatalanRepublic

Un post condiviso da Carles Puigdemont (@carlespuigdemont) in data:

L'indipendentista potrebbe ricandidarsi al voto del 21/12. Lo ha invitato a farlo, se vorrà, anche il portavoce dell'esecutivo del premier Mariano Rajoy, Inigo Mendez de Vigo, che ieri ha parlato ai microfoni di Reuters Tv. Ma sulla sorte non solo politica di Puigdemont pende anche un fronte giudiziario: la procura generale spagnola ha annunciato che lunedì presenterà nei confronti suoi e dei promotori dell'indipendenza una procedura per "ribellione", reato che prevede fino a 30 anni di carcere.

Il sindacato dei Mossos d'Esquadra ha a questo proposito fatto sapere: se ci sarà un mandato d'arresto per Puigdemont, ne sia incaricata la polizia nazionale, perché all'interno del corpo ci sono "sensibilità diverse". E il sottosegretario belga all'Immigrazione, Theo Francken, gli ha 'offerto' di chiedere asilo in Belgio, poi rimesso in riga dal premier Charles Michel: la questione non è "all'ordine del giorno" del governo. E proprio dai Mossos viene l'unica aperta accettazione delle rimozioni messe in atto da Madrid nel commissariamento.

Josep Lluís Trapero, il capo della polizia locale che fu il volto spagnolo durante gli attacchi terroristici di agosto, ha accettato il suo demansionamento e la propria sostituzione. Difficile prevedere che cosa faranno gli altri, sia gli alti funzionari, sia i dipendenti pubblici che dovranno rispondere ai nuovi 'capi' imposti da Madrid. In precedenza, varie organizzazioni li avevano invitati alla disobbedienza.

La ministra della Sanità, Dolors Montserrat, al corteo unionista si è detta però "fiduciosa" che "i funzionari della Generalitat resteranno dalla parte della legge". Alcuni di essi però, hanno lasciato intendere di avere intenzioni ben diverse: tra essi Josep Rull, ora ex consigliere al Territorio, che ha annunciato domani si presenterà nei suoi uffici come ministro della "Repubblica catalana". Puigdemont, nel suo discorso di sabato pomeriggio, aveva invocato "opposizione democratica" alle misure ex articolo 155 e aveva detto di "voler continuare a lavorare" per "costruire un Paese libero". Il suo vice destituito, Oriol Junqueras, in un articolo firmato sul quotidiano El PuntAvui poi ha enigmaticamente affermato: "Nei prossimi giorni dovremo prendere decisioni, e non sempre saranno facili da capire", aggiungendo però che Puigdemont "continuerà a essere" il presidente della Generalitat. 

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