Giovedì 02 Novembre 2017 - 09:30

Catalogna, arriva l'ordine d'arresto per Puigdemont e membri del suo governo

L'ex presidente resta in Belgio. Il legale: "Collaborerà con la giustizia spagnola e belga"

Catalogna, migliaia in piazza contro l'arresto dei leader

La giudice dell'Audiencia Nacional spagnola, Carmen Lamena, sta ultimando l'ordine d'arresto dell'ex presidente della Generalitat di Catalogna, Carles Puigdemont, e dei quattro consiglieri che non si sono presentati alla convocazione odierna in tribunale per le accuse di ribellione, sedizione e malversazione, Clara Ponsatí, Mertitxell Serret, Antoni Comin e Lluís Puig. Lo ha riferito La Vanguardia.

Lamela ha ordinato l'arresto anche per l'ex vice presidente della Generalitat di Catalogna, Oriol Junqueras, e sette ex membri del Govern catalano. La procura aveva chiesto per loro, accusati di ribellione, sedizione e malversazione, il carcere senza possibilità di libertà su cauzione. L'ex consigliere Santi Vila, dimessosi prima che la dichiarazione d'indipendenza fosse approvata dal Parlament, potrà invece evitare il carcere a fronte del pagamento di una cauzione di 50mila euro, come aveva chiesto la procura.

Il carcere preventivo è quindi previsto, oltre che per Junqueras, per Meritxell Borras, Jordi Turull, Raul Romeva, Josep Rull, Carles Mundo, Joaquim Forn e Dolors Bassa. La giudice ha parlato, secondo El Pais, di alto rischio di reiterazione del reato e di distruzione di prove. 

In questo modo, la giudice ha totalmente accolto la richiesta della procura e li invia in carcere per rischio di fuga, reiterazione del reato e distruzione di prove. Per Lamena c'è un'alta probabilità di fuga, perché "non si può dimenticare il loro potere d'acquisto che permetterebbe di abbandonare facilmente il territorio spagnolo e vivere all'estero". Inoltre, allunde al fatto che l'ex governatore Carles Puigdemont e altri quattro membri del Govern deposto siano andati in Belgio: "Basta ricordare il fatto che alcuni denunciati già si sono spostati in altri Paesi, per eludere responsabilità penali in cui avrebbero potuto incorrere". 

Inoltre, per valutare il rischio di fuga la giudice ha tenuto in conto anche della gravità delle pene a cui sono esposti gli indagati: "Rischiano pene che possono raggiungere i 25 anni di carcere per il reato di ribellione, 15 anni di prigione per sedizione, otto anni" per malversazione, che "possono aumentare a 10 anni in caso sia stata falsificata la contabilità". Oltre al fatto che possano ripetere il reato, a causa della complessa organizzazione in cui sono inseriti da almeno due anni, Lemana spiega anche di ritenere alta la probabilità che nascondano, modifichino o distruggano fonti di prova.

Nessuno di loro sarà portato nel carcere di Soto del Real, dove si trovano i presidenti delle organizzazioni indipendentiste Anc e Omnium Cultural, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. Lo ha riferito El Pais. Saranno: Jordi Turrull e Raul Romeva nel carcere di Valdemoro; Josep Rull in quello di Navalcarnero; Carles Mundó e Santi Vila (che può però restare in libertà, dietro pagamento di una cauzione di 50mila euro) in quello di Aranjuez; Joaquim Forn e Oriol Junqueras in quello di Estremera. 

LA SCHEDA: I reati di cui sono accusati Govern e membri Parlament

"Carcere per tutti. Sensazione di grande ingiustizia. Un giorno molto triste per la democrazia", ha commentato su Twitter Jaume Alonso-Cuevillas, avvocato del presidente deposto. Andreu Van den Eynde, legale di Junqueras e di altri ex membri del Govern, ha accusato l'Audiencia Nacional di aver mandato in carcere e "gente di pace" che "mai" avrebbe partecipato "ad azioni violente" e ha denunciato che la decisione era "predeterminata". E La sindaca di Barcellona Ada Colau ha aggiunto: "Un giorno nero per la Catalogna. Il governo eletto democraticamente alle urne, in prigione. Manca un fronte comune per conseguire la libertà dei detenuti politici". 

Le principali organizzazioni indipendentiste catalane, raggruppate nella piattaforma Crida per la Democracia, hanno convocato una settimana di proteste e una manifestazione il 12 novembre, contro l'ordine di arresto. In una nota si legge che "è intollerabile incarcerare i rappresentanti del governo legittimo", motivo per cui è stato deciso di "iniziare una settimana di azioni pacifiche e civiche in tutto il Paese, che termineranno in una grande manifestazione domenica 12 novembre". La prima azione di protesta è prevista oggi alle 19, con una manifestazione davanti al Parlament e in altri municipi catalani. Alle 22 ricominceranno poi le 'caceroladas' che già si erano verificate in precedenza. 

Puigdemont non si è presentato davanti ai giudici, come annunciato

. Ma il presidente della Corte Suprema spagnola, Carlos Lesmes, era stato chiaro: se il leader catalano non si presenterà in tribunale, la normale procedura sarà quella di emettere un mandato di arresto europeo. "Quando qualcuno non si presenta dopo essere stato citato da un giudice a testimoniare, in Spagna o in qualsiasi altro Paese Ue, normalmente viene rilasciato un mandato d'arresto", ha spiegato. Puigdemont ha fatto sapere ieri di voler ignorare l'ordine del tribunale di rientrare in Spagna dal Belgio per rispondere delle accuse di ribellione per aver dichiarato l'indipendenza della Catalogna.

Il suo legale belga, Paul Bekaert, ha risposto parlando a Reuters: il leader catalano Carles collaborerà con le autorità spagnole e belghe anche se oggi non si è presentato davanti ai giudici spagnoli. "Il clima non è buono, è meglio prendere le distanze - ha spiegato - Se lo chiedono, collaborerà con la giustizia spagnola e belga".

L'assenza di Puigdemont era stata comunicata ieri dal suo avvocato, il belga Paul Bekaer,

al quotidiano olandese NOS. "Non avrà un processo equo" in Spagna, ha affermato il legale chiedendo che il governatore sia interrogato in Belgio.

La Corte Nazionale aveva convocato Puigdemont e tredici altri membri del governo catalano per giovedì alle nove, in relazione ai reati di ribellione, sedizione e appropriazione indebita di fondi pubblici. 

Intanto, nella mattinata verso le 10, la Guardia Civil è di nuovo entrata nel commissariato dei Mossos d'Esquadra a Lleida, in Catalogna, per cercare informazioni legate al referendum sull'indipendenza del primo ottobre. I Mossos hanno confermato che vari agenti in borghese sono si sono presentati nella struttura per raccogliere nuovi documenti legati alle comunicazioni del giorno di voto. Lo scorso 19 ottobre la Guardia Civil aveva già cercato informazioni nel commissariato per 11 ore.

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