Lunedì 23 Ottobre 2017 - 09:00

Catalogna: "Escluse nuove elezioni". Madrid respinge accuse golpe

Venerdì il Senato dovrebbe approvare definitivamente le misure annunciate dal governo Rajoy

La Catalogna esclude l'ipotesi di nuove elezioni: sarà il Parlament a stabilire il da farsi in risposta alla decisione dell'esecutivo di Mariano Rajoy di destituire il governatore Carles Puigdemont e andare verso elezioni entro sei mesi, come applicazione dell'articolo 155 della Costituzione. All'indomani dell'annuncio delle misure varate dal Consiglio dei ministri spagnolo, che dovranno essere approvate dalla plenaria del Senato che si riunirà venerdì 27 ottobre alle 10 di mattina, il consigliere della presidenza catalana, Jordi Turull, ai microfoni della radio Rac 1 sgombra il campo da dubbi: al momento "non è sul tavolo" l'opzione che Puigdemont convochi elezioni, ma in ogni caso "la Catalogna sarà ciò che decide il Parlament, che è rappresentante legittimo dei cittadini, non ciò che decidono altri".

Il Parlamento della Catalogna, ha annunciato il portavoce del partito catalano Junts pel Sí (JxSí), si riunirà in plenaria giovedì mattina. Il partito, ha aggiunto il portavoce, intende lanciare un appello legale contro l'applicazione dell'articolo 155.

LA PARTITA DEL SENATO. Venerdì Rajoy ha annunciato che il governo propone al Senato di destituire tutto l'esecutivo catalano, limitare le funzioni del Parlamento regionale e assumere le competenze per convocare nuove elezioni regionali entro sei mesi. Oggi la vice premier spagnola, Soraya Saenz de Santamaria, in un'intervista radiofonica all'emittente Onda Cero, ha dichiarato che il Govern catalano ha ancora una possibilità prima che il Senato venerdì approvi definitivamente le misure, cioè quella che Carles Puigdemont vada in aula e faccia le dichiarazioni che ritiene opportune. "Così sentiremo tutti cosa ha da dire. La cosa migliore è dire le cose pubblicamente e apertamente", ha aggiunto la vice premier. Soraya Saenz de Santamaria assicura che da sabato fra il governo di Mariano Rajoy e quello catalano di Puigdemont non ci sono stati contatti.

Quanto alla possibilità che, prima che il Senato approvi le misure dell'articolo 155, il presidente della Generalitat chiarisca che non ha dichiarato l'indipendenza, la vice premier ha detto che "il Senato ha la capacità di adattarsi a ciò che fanno Puigdemont e il Parlament". Già sabato era emerso, dal calendario approvato dalla Mesa del Senado spagnolo, che Puigdemont potrebbe comparire in Senato tra martedì e giovedì 26 ottobre per esporre la sua posizione a proposito delle misure decise dal governo di Madrid in applicazione dell'articolo 155 della Costituzione.

ATTACCO ALLE ISTITUZIONI. Dopo la mossa di Rajoy, il governatore catalano ha denunciato da parte di Madrid "il peggior attacco alle istituzioni e al popolo di Catalogna dai decreti del dittatore militare Francisco Franco" e ha chiesto al Parlament di riunirsi la prossima settimana per decidere sul "tentativo di liquidare" l'autogoverno. Il presidente della Generalitat ha evitato di riferirsi alla dichiarazione di indipendenza, ma nell'ultima lettera a Rajoy di giovedì aveva scritto che "se il governo dello Stato persiste nell'impedire il dialogo e continua la repressione", il Parlamento locale "potrà procedere, se lo ritiene opportuno, a votare la dichiarazione formale d'indipendenza che non ha votato il giorno 10".

Intanto Madrid, per bocca del ministro degli Esteri spagnolo Alfonso Dastis, respinge le accuse di avere compiuto un "colpo di Stato". A rivolgere questa accusa era stato il partito di Puigdemont. "Se qualcuno ha tentato un colpo di Stato è stato il governo regionale catalano", ha detto Dastis al programma The Andrew Marr Show della Bbc, aggiungendo che "quello che noi stiamo facendo è seguire in modo stretto le disposizioni della nostra Costituzione". E mentre da un sondaggio diffuso da laSexta Noticias emerge che il 70,8% degli spagnoli crede che il governo di Madrid e il Govern della Catalogna debbano sedersi a dialogare senza condizioni, il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani, parlando dalla festa del Foglio a Firenze, assicura che nessun Paese Ue riconoscerà mai l'indipendenza della Catalogna. "Sia chiaro: nessun Paese europeo riconoscerà mai la Catalogna indipendente", ha dichiarato Tajani.

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