Venerdì 17 Giugno 2016 - 17:45

Yara, dai giudici 'no' a telecamere in aula per sentenza

La Corte d'Assise di Bergamo il 1 luglio prossimo dovrà stabilire se Bossetti abbia ucciso la 13enne

Caso Yara, dai giudici 'no' a telecamere in aula per la sentenza

Flash e telecamere non potranno entrare nell'aula del processo a Massimo Bossetti, nemmeno per la lettura della sentenza. La decisione è stata presa dalla Corte d'Assise di Bergamo, che il 1 luglio prossimo, dopo che il muratore di Mapello avrà rilasciato dichiarazioni spontanee, dovrà ritirarsi in camera di consiglio per stabilire se Bossetti, arrestato nel giugno del 2014 mentre lavorava in cantiere, abbia ucciso Yara Gambirasio.

La Corte presieduta da Antonella Bertoja ha accolto la richiesta del pm Letizia Ruggeri che, tenendo conto del "clima avvelenato" anche dalla pressione mediatica, ha chiesto di evitare la presenza di fotografi e operatori. 

Nel revocare l'ordinanza emessa un anno fa, che invece dava la possibilità alle telecamere di riprendere la lettura del dispositivo, i giudici hanno anche parlato di "contatti epistolari di terzi con la Corte, al limite della minaccia". Il riferimento, probabilmente, è ad alcune lettere contenenti proiettili trovate alcune settimane fa in un centro di smistamento postale di Bergamo e indirizzate ai giudici del processo Bossetti. Anche il pm Ruggeri nei mesi scorsi ricevuto messaggi di minaccia via email e sui sui social network, tanto che per lei è stata disposta una speciale protezione.

In attesa che il muratore di Mapello prenda la parola in aula per ribadire la propria innocenza, i suoi difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno cercato ancora una volta di mettere in luce tutti i punti interrogativi emersi nel corso del processo. "In questo processo, durato 44 udienze, questi dubbi non sono mai stati tolti", ha spiegato Salvagni. E Camporini ha invitato i giudici togati e popolari, tutte le volte che in camera di consiglio sorgerà un'esitazione, a controllare. "La verifica - ha detto - vi restituirà lo stesso dubbio. Il dubbio non sarà chiarito, perché siamo ancora qui a cercare di chiarire i dubbi".

Le incertezze, per i legali del carpentiere, riguardano praticamente tutte le prove del processo che per il pm Ruggeri inchiodano l'imputato. A partire dal  furgone bianco ripreso dalle telecamere di Mapello la sera della scomparsa di Yara. "Per l'accusa è di Bossetti, ma potrebbe anche non esserlo. Il Dna è suo, ma potrebbe anche non esserlo. E se anche il Dna fosse di Bossetti, siamo certi che sia lui l'assassino? Tanti piccoli dubbi - ha aggiunto - non fanno una certezza". Per Salvagni, infatti, nell'analisi del materiale genetico trovato sui vestiti e sul corpo di Yara, infatti, ci sono talmente tante "anomalie" da renderle inservibili. "Ci sono più dubbi che reagenti", ha spiegato.

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  • Benedetta Dalla Rovere
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