Mercoledì 16 Marzo 2016 - 12:00

Caso Yara, Bossetti: Camioncino dei video non è il mio

La moglie ha portato in aula le raccolte di figurine che regalava ai figli

Caso Yara Gambirasio: udienza presso il Tribunale di Bergamo

 Il camioncino ripreso dalle telecamere di sorveglianza di Brembate di Sopra (Bergamo) la sera del 26 novembre 2010 quando è scomparsa Yara Gambirasio "è simile al mio, ma non è il mio". Lo ha detto Massimo Bossetti, rispondendo all'unica domanda dei giudici della Corte d'Assise di Bergamo. I giudici gli hanno chiesto quali elementi l'hanno portato ad escludere a colpi d'occhio che il camioncino Iveco dei filmati fosse il suo. Bossetti, analizzando alcune immagini tratte da quei video, ha spiegato che "in quell'autocarro il cavalletto" posto a protezione della cabina "è più alto rispetto al mio" perché "il mio resta massimo 2, 3 o 4 centimetri più alto rispetto alla cabina".

Bossetti ha spiegato che il cavalletto posto a protezione della cabina del suo autocarro era stato montato male e che gli stessi rivenditori gli avevano fatto notare questo difetto. "L'autocarro nelle immagini invece - ha spiegato - monta un cavalletto adatto" alle attività che deve svolgere, installato dunque correttamente per evitare che i carichi pesino sulla cabina di guida. Bossetti ha anche fatto notare che il veicolo nelle immagini "ha installata una cassetta doppia rispetto alla mia. Il mio ha solo una maniglia di apertura ma questo ne ha due".

GLI ALBUM DI FIGURINE. La moglie di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello a processo per la morte di Yara Gambirasio, ha portato in aula una decina di raccolte di figurine, due scatole di latta contenenti alcune card e altre raccolte tenute assieme da elastici. Bossetti, su invito dei suoi difensori, ha esaminato le figurine e ha detto che sono quelle che "era solito acquistare" ogni sera prima di fare rientro a casa in diverse edicole nella zona di Brembate di Sopra, tra cui il chiosco dei giornali proprio di fronte alla palestra. "Non tutte sono disponibili in edicola - ha aggiunto - e avevo lasciato il mio numero agli edicolanti, in modo tale che quando arrivavano alcune serie mi chiamassero perché io dovevo completare tutte le raccolte". In aula tre rivenditori, titolari dei chioschi dove Bossetti ha detto che era solito fermarsi, hanno detto che il carpentiere non era un cliente abituale e lui si è difeso dicendo che quei testimoni hanno mentito.
 

 

 

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