Mercoledì 08 Giugno 2016 - 12:30

Cucchi, chiesta condanna per medici. Ilaria: torturato come Regeni

I medici che avevano il compito di curare Stefano dopo il ricovero all'ospedale Pertini "non fecero né diagnosi né terapia"

Ilaria Cucchi e i genitori in sit-in davanti al Palazzo di Giustizia di Roma con le foto di Stefano Cucchi

Quattro anni di carcere per il primario Aldo Fierro, tre anni e sei mesi per gli altri quattro medici dell'ospedale Sandro Pertini accusati di omicidio colposo per non aver fornito a Stefano Cucchi le cure necessarie affinché non morisse.  E' la richiesta arrivata dal pg Eugenio Rubolino nel corso della requisitoria davanti alla Corte d'Assise d'appello di Roma dove si tiene il processo bis ai 5 medici.
I cinque sotto processo per omicidio colposo sono Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo. Il processo arriva dopo l'annullamento dell'assoluzione deciso dalla Corte di Cassazione nel dicembre scorso.

NE' DIAGNOSI NE' TERAPIA. I medici che avevano il compito di curare Stefano Cucchi dopo il ricovero all'ospedale Pertini "non fecero né diagnosi né terapia". È quanto sottolinea il pg Eugenio Rubolino, nella requisitoria davanti alla Corte d'Assise d'appello. "Nel reparto protetto dell'ospedale Pertini possono entrare solo pazienti detenuti in condizioni di salute stabilizzate - prosegue Rubolino - Cucchi non era in queste condizioni".
"Se fosse morto il 17 ottobre (il giorno in cui venne ricoverato ndr) si poteva parlare di una mancanza di responsabilità dai medici - sostiene Rubolino - ma la morte di Stefano è arrivata dopo cinque giorni di agonia durante i quali al giovane non è stata nemmeno presa la frequenza cardiaca che era di 40 battiti al minuto all'arrivo al Pertini. Anche solo non aver controllato la bradicardia è gravissimo. I medici non hanno fatto nulla".

EMERGENZA CARDIOVASCOLARE. "Già il 17 - aggiunge il pg  Rubolino - c'era un'emergenza cardiovascolare da trattare in terapia intensiva e invece non si è fatta una diagnosi, non si è nemmeno controllato il battito cardiaco". Al giovane "venne esclusivamente somministrato un antidolorifico - prosegue il pg - che tra l'altro come effetto collaterale abbassava ulteriormente il battito cardiaco di Cucchi che era già espressione di un cuore agli ultimi battiti".
"Cucchi si nutriva delle sue stesse cellule affetto come era da un catastrofico catabolismo proteico", dice il pg, e tutto quello che gli prescrissero i medici del Pertini fu "acqua, niente di più".
 

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