Domenica 18 Dicembre 2016 - 09:00

Campidoglio, Raineri: Marra e Romeo decidevano tutto in riunioni segrete

L'ex capa di Gabinetto a Repubblica: "Era come nel film 'Le Mani sulla città'"

Campidoglio, Raineri: Marra e Romeo decidevano tutto in riunione segrete

"In questo momento provo solo una profonda tristezza per quello che considero un fallimento, una sconfitta, per Roma e per le istituzioni italiane. Io però non intendo commentare le indagini in corso: sono un magistrato e rispetto il lavoro dei colleghi. Quel che dovevo, l'ho già detto al procuratore Pignatone". Così in un'intervista a Repubblica Carla Raineri, per 32 giorni capo di gabinetto in Campidoglio, e grande accusatrice di Raffaele Marra. "Io - spiega - sono arrivata a Roma su insistenza di Marcello Minenna, che aveva accettato di fare l'assessore al Bilancio ponendo come condizione irrinunciabile di avere me a capo del gabinetto. Io ho ceduto, tra molti timori, perché pensavo di poter proseguire il percorso di legalità iniziato con il commissario Tronca. Presto ho però capito che noi eravamo considerati due corpi estranei, da far fuori in ogni modo".

Raineri parla di un clima surreale. "Mi ha ricordato il film 'Mani sulla città'. Riunioni segrete, decisioni strategiche prese nel chiuso di una stanza e affatto condivise con me. L'ho scritto anche nel "memoriale": ho trovato un gabinetto che era un guscio vuoto. Tutte le funzioni principali erano state "esportate" altrove. Di fatto era stata costituita una struttura parallela, il cui capo era Romeo, che si comportava da padrone, con modi villani; mentre Marra, pur essendo formalmente il mio vice, riferiva direttamente alla sindaca. Io ero sempre bypassata. In un mese ho visto la Raggi in privato una sola volta e solo perché ho preteso un colloquio chiarificatore".

Parlando del colloquio Raineri ricorda come Raggi resto silente. "Ricordo bene il suo sguardo pieno d'odio. Le dissi che non avrei avallato la nomina di Romeo a capo della segreteria, che ritenevo illegittima. Che al posto di Marra, al mio fianco, volevo un colonnello dei Carabinieri. Che il gabinetto doveva tornare ad essere un vero gabinetto, non una farsa. E che se non si fossero realizzate queste condizioni non sarei rimasta un giorno di più".
 

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