Mercoledì 13 Dicembre 2017 - 08:00

Camorra, arrestate le donne del clan: sorella e cognate del boss Zagaria

Da quando gli uomini sono in carcere, sono loro a guidare il crimine organizzato

Bari, conferenza dopo operazione antiterrorismo

Un patrimonio, quel del boss della camorra Michele Zagaria, gestito dalle donne, le stesse che mercoledì mattina sono state arrestate.

La Dia di Napoli e del nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria hanno emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della sorella del capo dei Casalesi, Beatrice Zagaria e di Francesca Linetti, residente in Emilia Romagna ma domiciliata a Casapesenna, moglie di Pasquale Zagaria, fratello di Michele, detenuto. Pasquale è ritenuto il braccio imprenditoriale del clan capace di investire anche nel nord Italia. In cella è finita anche Patrizia Martino, moglie di Antonio, fratello di Michele, anch'egli detenuto.

Le donne sono gravemente indiziate del delitto di ricettazione aggravata dall'aver ottenuto i beni perché destinatarie di risorse dell'organizzazione riservate al clan, riservate al pagamento dello stipendio mensile agli affiliati.

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Gli investigatori sono riusciti ad intercettarle tramite le chat usate sui social grazie a un virus informatico che ha infettato il loro computer e al cellulare che usavano e nei penitenziari dove si svolgevano i colloqui con i propri congiunti.

Stando al quadro accusatorio il boss Zagaria, (arrestato il 7 dicembre 2011 dopo essere stato scovato all'interno di un bunker di cemento armato, costruito sotto un'abitazione di Casapesenna ndr) e i suoi fratelli ricevevano ingenti somme di denaro: dal 2011 al febbraio 2017, 135mila euro in contanti. E i soldi si spostavano dalla casse alle carceri e dalle carceri alle casse, tanto che le donne ricevevano un regolare stipendio pari a circa 2.500 euro.

"Il ruolo di madri e di mogli c'è sempre stato nella mafia. Prima le donne stavano, per così dire, nel backstage. Oggi quando i mariti e i padri non sono più sulla scena intervengono loro. Scendono in campo prepotentemente". Così il direttore della Dia Giuseppe Governale. "Si tratta a volte di donne con un certo carisma - ha specificato - capaci di creare amalgama nel clan".

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