Sabato 06 Febbraio 2016 - 18:15

Brexit, negoziato non scongiura rischio: sarà voto 'di pancia'

L'intervista di LaPresse al docente dell'università di Oxford Jan Zielonka

David Cameron

Lo scenario Brexit sarà uno scoglio per l'Unione Europea ma in patria, nel Regno Unito, sta diventando sempre più popolare. Qualsiasi siano le concessioni che il premier David Cameron riuscirà a strappare al Consiglio europeo, in vista del vertice del 18 e 19 febbraio, c'è il rischio che queste non riusciranno a convincere gli euroscettici d'Oltremanica, che sembrano aumentare di giorno in giorno. Lo conferma l'ultimo sondaggio stilato da YouGov e commissionato dal Times: il 45% guarda con favore all'ipotesi dell'uscita del Regno Unito dall'Ue, mentre il 36% è contrario (a essere interpellato, un campione di 1.675 persone, tra il 3 e il 4 febbraio). E a confermarlo è anche Jan Zielonka, docente di Politiche europee alla University of Oxford e autore del saggio 'Disintegrazione - Come salvare l'Europa dall'Unione Europea'. Secondo lo studioso, intervistato da LaPresse, "questo negoziato tra Ue e Regno Unito non avrà grandi influenze su come poi voteranno i cittadini britannici" nel referendum che Cameron ha promesso entro la fine del 2017 ma che sembra sarà anticipato al 23 giugno."Il problema è che questo tipo di accordo è molto tecnico - continua Zielonka - la popolazione non ha del tutto un'idea chiara ma, d'altro canto, si tratta di temi che appartengono a un'ala euroscettica del partito conservatore con cui gran parte dei cittadini si ritrova".

 

Sul tavolo del negoziato vi sono infatti la limitazione dei sussidi ai lavoratori comunitari nel Regno Unito, la maggiore protezione dei Paesi al di fuori della zona euro, il mantenimento della sovranità del Regno Unito (con una norma che permetta ai Parlamenti dei singoli Paesi, coalizzandosi, di bloccare norme decise dal Parlamento europeo), la più facile circolazione di merci, capitali e servizi. "Non sono vere riforme strutturali - spiega Zielonka - ma si tratta di 'windows glance', operazioni di facciata politica che non incidono profondamente nella vita delle persone, sono gesti simbolici".

Viene da chiedersi come mai, l'Europa, sembri allora preoccuparsi così tanto del piano di riforme proposte dal governo britannico per cercare di scongiurare il rischio di un'uscita del Regno Unito dall'Unione. "Io continuo a non vedere conseguenze pratiche in questo dibattito - ha precisato Zielonka -. Anche il nodo cruciale del piano di riforme, le limitazioni sul welfare, non è qualcosa che vada a riformare profondamente la struttura della Ue. Limitare alcuni benefici sociali (come ad esempio la possibilità di un alloggio popolare, o di riduzioni sanitarie, ndr.) non vuol dire bloccare l'immigrazione. Semplicemente, i lavoratori comunitari per i primi anni non chiederanno sussidi ma continueranno ad arrivare. I dati che abbiamo a disposizione dal governo britannico dimostrano che la grande maggioranza dei migranti non chiede subito sussidi, per svariati motivi, ma desidera solo lavorare. Allora perchè un accordo sui sussidi dovrebbe modificare le cose?". Secondo il Guardian, sono meno del 30% i lavoratori comunitari che ricevono realmente un sussidio.

David Cameron e Angela Merkel

 

 

Secondo lo studioso, ancora una volta, il dibattito internazionale nato su queste riforme non inciderà sulle decisioni di voto del popolo britannico. "Quello che è in gioco è se i britannici si sentono europei e se si sentono rappresentati dalle istituzioni europee. Sarà questo che avrà il maggior impatto sul risultato finale", ribadisceZielonka ricordando però l'imprevedibilità dei referendum. "La storia dei referendum, soprattutto in temi europei, dimostra che non è possibile prevedere uno scenario definitivo, perchè la gente vota a sensazione, 'di pancia', in base a quello che prova e non in base ad accordi tecnici".

 

Ma se davvero il popolo britannico sceglierà per un'uscita dall'Europa sarebbe l'ennesimo colpo, forse quello finale, per un'istituzione in crisi, stretta tra l'emergenza dei migranti, il dibattito sull'area Schengen e sulle politiche di austerity? Manuel Valls, il primo ministro francese, ha recentemente dichiarato che, a meno che l'Europa non trovi una soluzione alla crisi migratoria "il progetto europeo rischia di morire, non in decenni o anni, ma molto velocemente". Anche tenendo conto di un certo grado di iperbole di questa affermazione, non vi è alcun dubbio che Cameron stia negoziando con un'organizzazione in grave difficoltà. Ma "l'Europa non collasserà per la Brexit - assicura Zielonka -. Le organizzazioni internazionali di tale portata non cadono per questi motivi. Ci saranno riassestamenti, soprattutto di tipo economico, perché l'Ue è principalmente un attore economico. Quello che servirebbe è una riforma strutturale del progetto dell'eurozona, in cui il Regno Unito comunque non è inserito. È come in un matrimonio dove spesso un divorzio è meglio che restare insieme per forza. Non è una visione rosea, ma spesso è la soluzione più razionale".

Scritto da 
  • Valentina Innocente
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